Come aumentare l'autostima senza diventare qualcun altro
Beatrice LencioniCondividi
A cura di: Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino e online
Temi: autostima, fiducia in sé, confronto, approvazione e confini personali
Hai detto qualcosa durante una conversazione e, un minuto dopo, hai iniziato a chiederti se avresti dovuto dirla diversamente.
Hai preso una decisione che ti convinceva, poi qualcuno ha storto il naso e improvvisamente non ne sei più così sicuro.
Oppure hai aperto i social per cinque minuti e ne sei uscito con la curiosa sensazione che praticamente tutti abbiano una vita più interessante, un corpo migliore, relazioni più semplici, più sicurezza e forse anche un soggiorno arredato meglio del tuo.
È spesso in momenti così che viene da cercare come aumentare l'autostima.
E la risposta che immaginiamo è quasi sempre la stessa: dovrei diventare più sicuro, più deciso, più forte, meno sensibile, più capace di farmi rispettare.
Come se l'autostima fosse una nuova versione di noi da installare: stessa persona, ma finalmente senza esitazioni, senza paure e possibilmente immune al giudizio degli altri.
Solo che forse c'è un'altra strada.
Forse aumentare l'autostima non significa diventare qualcun altro. Può significare smettere, poco alla volta, di abbandonare chi sei ogni volta che qualcuno non ti approva.
Come aumentare l'autostima, in breve
Avere più autostima non significa sentirsi sempre sicuri, considerarsi migliori degli altri o smettere di avere dubbi.
Può significare imparare a riconoscere valore a ciò che senti, pensi, desideri e scegli, senza affidare interamente agli altri il compito di stabilire quanto vali.
Il confronto, una critica o un rifiuto possono continuare a toccarti. La differenza è che non devono necessariamente trasformarsi in una definizione di chi sei.
Prima di aumentarla: cosa intendiamo davvero per autostima?
Quando dici “vorrei più autostima”, cosa vorresti cambiasse davvero?
Vorresti smettere di dubitare delle tue decisioni? Vorresti sentirti più libero nelle relazioni? Vorresti riuscire a dire ciò che pensi senza controllare immediatamente l'espressione di chi hai davanti?
Oppure vorresti semplicemente smettere di avere quella sensazione ricorrente di essere sempre un po' meno: meno interessante, meno capace, meno desiderabile, meno avanti degli altri?
Parlare di autostima significa parlare del valore che riconosci a te stesso.
Non significa essere convinti di fare sempre tutto bene. Non significa guardarsi allo specchio ogni mattina e pensare di essere una meraviglia della natura. E non significa nemmeno smettere di chiedere consiglio.
Una persona può riconoscere il proprio valore e, nello stesso tempo, sentirsi insicura davanti a una novità, commettere un errore, ricevere una critica o cambiare idea.
Il passaggio interessante arriva dopo: cosa succede dentro di te quando qualcosa non va come speravi?
Un errore diventa “ho sbagliato” oppure diventa “sono incapace”?
Un rifiuto significa che quella persona non ha scelto te oppure comincia immediatamente a raccontarti che non sei abbastanza?
Una critica è qualcosa che puoi ascoltare e valutare oppure assume subito il peso di una sentenza?
Forse l'autostima non si vede quando tutto va bene. Si vede soprattutto nel modo in cui rimani dalla tua parte quando qualcosa va diversamente da come speravi.
Perché cercare continuamente di “migliorarti” può diventare una trappola
Migliorarsi può essere una cosa bellissima.
Imparare, cambiare, sviluppare nuove capacità, fare esperienze: tutto questo può nascere dal desiderio, dalla curiosità e dal piacere di crescere.
Ma c'è una differenza importante tra “voglio crescere” e “devo diventare migliore per meritare valore”.
Nel secondo caso il traguardo tende a spostarsi continuamente.
Quando sarò più magro. Quando avrò quel lavoro. Quando parlerò meglio. Quando avrò una relazione. Quando guadagnerò di più. Quando finalmente saprò dire sempre la cosa giusta.
Arrivi a uno di questi punti e, per qualche giorno, forse ti senti meglio. Poi compare una nuova persona con cui confrontarti o una nuova aspettativa da raggiungere.
E ricominci.
Così la ricerca di una maggiore autostima rischia di contenere un messaggio piuttosto severo: quello che sono adesso non è ancora abbastanza.
È una verità un po' scomoda, ma utile: non puoi costruire un rapporto più rispettoso con te stesso continuando a trattarti come un progetto eternamente incompleto.
Una domanda da portarti dietro:
Se nessuno potesse vedermi, confrontarmi o giudicare il risultato, quali aspetti di me vorrei davvero cambiare e quali sto cercando di cambiare soltanto per essere più facilmente approvato?
Il confronto con gli altri: quando ispira e quando diventa un metro
Confrontarsi con gli altri è umano.
Guardiamo ciò che fanno le persone intorno a noi per orientarci, imparare, immaginare possibilità e capire dove ci troviamo.
Il confronto, quindi, non deve per forza essere combattuto.
La fatica può arrivare quando smette di essere un'informazione e diventa il metro con cui misuri il tuo valore.
Qualcuno ottiene una promozione e tu non pensi soltanto “che bella opportunità”, ma “io sono rimasto indietro”.
Una persona racconta una relazione felice e improvvisamente inizi a interrogarti sulla tua.
Vedi qualcuno molto sicuro mentre parla e dimentichi che non conosci tutto quello che succede dentro quella persona.
C'è poi un dettaglio che spesso ci sfugge: confrontiamo la nostra vita completa con una parte visibile della vita degli altri.
Di te conosci dubbi, paure, ripensamenti, errori, giornate storte e conversazioni immaginarie sotto la doccia.
Degli altri, molto spesso, conosci il risultato.
Sono due materiali parecchio diversi da mettere sulla stessa bilancia.
Se il confronto ti porta spesso a sentirti inferiore o inadeguato, può essere utile approfondire anche da dove può iniziare la fiducia in se stessi .
Prova a cambiare la domanda
Invece di chiederti “Perché io non sono così?”, puoi provare a chiederti: “Che cosa mi sta mostrando questa persona che desidero anche per me?”
In questo modo il confronto può diventare una fonte di informazioni, anziché un verdetto.
Imparare a riconoscere ciò che senti e ciò che vuoi
C'è un aspetto dell'autostima di cui si parla meno: la capacità di riconoscere la propria esperienza come qualcosa che merita attenzione.
Che cosa senti?
Che cosa desideri?
Cosa ti piace davvero e cosa continui a fare perché ormai gli altri si aspettano che tu sia quella persona?
Cosa accetti volentieri e cosa accetti perché temi le conseguenze di un no?
Sono domande semplici solo in apparenza.
Può accadere che, per molto tempo, tu abbia imparato a prestare grande attenzione alle esigenze, agli umori e alle aspettative degli altri.
Diventi bravissimo a capire se qualcuno è infastidito. Ti accorgi subito se una persona è delusa. Sai anticipare cosa potrebbe volere.
Però magari fai più fatica quando la domanda è: “E io, cosa voglio?”
Non necessariamente perché non lo sai. A volte perché la tua risposta arriva dopo quella di tutti gli altri.
È una dinamica che può intrecciarsi con il bisogno di approvazione e con la tendenza ad annullarsi per gli altri .
Aumentare l'autostima può allora significare anche questo: restituire un po' di autorevolezza a ciò che senti.
Non significa seguire ogni emozione senza pensarci. Significa evitare di silenziarla automaticamente soltanto perché potrebbe essere scomoda per qualcuno.
Dire qualche no senza sentirti una brutta persona
Il modo in cui vivi il “no” dice spesso molte cose sul rapporto che hai con te stesso.
Non perché avere autostima significhi rifiutare tutto. Se no, più che autostima, diventa un incubo per chi prova a organizzare una pizza il sabato sera.
Il punto è un altro: ti senti libero di dire no quando quel no rappresenta davvero ciò che senti?
Immagina che qualcuno ti chieda qualcosa che non vuoi fare.
Prima ancora di capire cosa desideri, nella testa possono comparire le reazioni dell'altra persona:
Ci rimarrà male.
Penserà che sono egoista.
Magari si arrabbia.
Forse non mi cercherà più.
E allora dici sì.
Sul momento eviti una tensione. Ma, se accade spesso, potresti iniziare a sentire che dentro le relazioni c'è molto spazio per gli altri e sempre meno per te.
Un confine non serve a tenere lontane le persone. Può servire a rendere possibile una relazione in cui esistono davvero entrambe le parti.
Se riconosci questa fatica, puoi approfondire come funzionano i confini emotivi nelle relazioni .
Prima di dire sì, prova a fermarti qualche secondo.
Chiediti: “Se sapessi che l'altra persona non mi giudicherà per la mia risposta, cosa sceglierei?”
Non è un ordine a dire no. È un modo per distinguere il desiderio dalla paura della reazione altrui.
Come aumentare l'autostima senza dipendere continuamente dalle reazioni degli altri
Essere apprezzati ci fa piacere.
Ricevere un complimento, sentirci scelti, sapere che una persona importante per noi approva ciò che facciamo può essere bello.
Non serve quindi arrivare all'idea: “Da oggi non mi interessa più quello che pensa nessuno”.
Anche perché, spesso, sarebbe semplicemente poco credibile.
La questione è: quanto cambia la percezione che hai di te quando cambia la reazione dell'altro?
Hai fatto una scelta che sentivi tua. Qualcuno ti dice “bravo” e ti sembra subito più giusta. Qualcun altro la critica e cominci a smontarla pezzo per pezzo.
Ti senti interessante quando qualcuno ti cerca. Se quella persona smette di farlo, inizi a chiederti cosa ti manca.
Ti senti attraente quando ricevi attenzione. Quando non arriva, il tuo giudizio su di te cambia.
Se succede ogni tanto, è umano.
Se succede molto spesso, forse vale la pena osservare quanto hai affidato agli altri il ruolo di specchio principale del tuo valore.
Un piccolo spostamento può essere imparare a inserire una domanda tra la reazione dell'altro e il giudizio su di te:
“Ho ascoltato quello che pensa l'altra persona. Adesso, io cosa penso di me e della mia scelta?”
Puoi cambiare idea. Puoi riconoscere di avere sbagliato. Puoi accogliere un suggerimento.
Avere più autostima non significa diventare impermeabili.
Significa forse diventare un po' meno disponibili a lasciare che ogni sguardo esterno riscriva completamente l'idea che hai di te.
Cosa puoi iniziare a osservare
Non hai bisogno di cambiare tutto da domani. Puoi iniziare osservando alcuni momenti molto concreti della tua quotidianità.
- Quando chiedi un parere, stai cercando informazioni oppure il permesso di fare ciò che desideri?
- Quando qualcuno ti critica, riesci a distinguere ciò che hai fatto da ciò che sei?
- Quando una persona si allontana, quanto velocemente cominci a cercare qualcosa di sbagliato in te?
- Quando dici sì, lo fai perché vuoi oppure perché temi di deludere?
- Quando raggiungi qualcosa, riesci a riconoscerlo oppure sposti immediatamente più avanti l'asticella?
- Quando incontri qualcuno che ammiri, riesci a lasciarti ispirare oppure inizi subito a sentirti inferiore?
- Quanto spesso prima di chiederti “cosa voglio?” ti chiedi “cosa si aspettano da me?”?
Non serve giudicare ciò che scopri. L'obiettivo non è trovare un'altra cosa di te da correggere.
Accorgerti di come funzioni in questi momenti può già creare uno spazio nuovo tra ciò che succede fuori e il modo in cui guardi te stesso.
Come avere più autostima senza diventare più egoisti?
Questa è una paura abbastanza comune.
Se comincio ad ascoltarmi di più, penserò soltanto a me? Se metto confini, diventerò freddo? Se smetto di cercare continuamente approvazione, finirò per non tenere conto di nessuno?
Non necessariamente.
Riconoscere il proprio valore non richiede di svalutare quello degli altri.
Ascoltare ciò che senti non ti impedisce di essere disponibile. Dire no qualche volta non cancella tutti i sì che scegli liberamente. Avere un'opinione propria non significa non poterla cambiare.
Anzi, può accadere il contrario.
Quando non devi continuamente ottenere conferme, puoi stare in una relazione con un po' meno paura e un po' più libertà.
Puoi fare qualcosa per qualcuno perché lo desideri, non soltanto perché temi di perderlo.
Puoi ascoltare una critica senza sentire che è in discussione tutta la tua persona.
Puoi riconoscere il valore dell'altro senza trasformarlo automaticamente nella prova della tua inferiorità.
In questo senso l'autostima non allontana dalle relazioni: può aiutarti a entrarci portando anche te.
Quando può essere utile parlarne in un percorso di counseling
Può capitare di riconoscere alcune di queste dinamiche e sapere già razionalmente cosa vorresti fare diversamente.
Magari sai che non dovresti cercare continuamente conferme. Sai che vorresti mettere più confini. Sai che il confronto ti pesa.
Eppure, quando arriva il momento concreto, ritrovi gli stessi automatismi.
È uno dei motivi per cui uno spazio di confronto può essere utile: non per ricevere una lista di istruzioni, ma per osservare con maggiore chiarezza che cosa accade nelle tue relazioni e che cosa accade dentro di te mentre ci stai.
Un percorso di counseling relazionale può offrire uno spazio professionale di ascolto e orientamento in cui esplorare il rapporto con il giudizio, l'approvazione, i confini, le scelte e il modo in cui riconosci ciò che senti.
Il counseling non serve a trasformarti in una persona più forte, più estroversa o più sicura secondo un modello prestabilito.
Può aiutarti piuttosto a incontrare con maggiore chiarezza il tuo modo di stare con te stesso e con gli altri, riconoscendo possibilità che da dentro alcune dinamiche possono essere difficili da vedere.
Sono Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino, e lavoro anche online. Se vuoi conoscere meglio il mio modo di lavorare puoi approfondire la pagina dedicata al counseling con Beatrice Lencioni a Torino.
Il counseling è un percorso professionale di ascolto, consapevolezza e orientamento. Non sostituisce percorsi psicologici, psicoterapeutici o sanitari quando questi sono indicati.
Se invece senti che ci sono diversi fili insieme e non sai ancora quale affrontare per primo, puoi trovare un possibile punto da cui partire .
Forse non devi diventare migliore: forse devi smettere di lasciarti indietro
Cercando come migliorare l'autostima è facile immaginare una versione futura di noi.
Una persona che non esita. Che non teme il giudizio. Che sa sempre cosa vuole. Che dice no senza sensi di colpa. Che non si confronta mai.
Una persona molto affascinante, certo. Anche un filino irreale.
Forse non serve aspettare di diventare così per iniziare a riconoscere il tuo valore.
Puoi essere insicuro e continuare a scegliere. Puoi avere bisogno di approvazione e cominciare a notarlo. Puoi temere di deludere qualcuno e provare comunque a dire ciò che senti. Puoi confrontarti e poi ricordarti che la vita dell'altro non è il metro della tua.
E soprattutto puoi iniziare a distinguere una cosa: essere amato, scelto e approvato dagli altri è importante; non è però la stessa cosa che avere valore.
Il valore non compare nel momento in cui qualcuno lo riconosce e non scompare automaticamente quando qualcuno non lo vede.
Forse aumentare l'autostima comincia proprio qui: non nel diventare qualcun altro, ma nel provare a rimanere un po' più spesso dalla parte della persona che sei.
Forse da qui puoi iniziare.
Domande frequenti su come aumentare l'autostima
Come aumentare l'autostima nella vita quotidiana?
Puoi iniziare osservando come reagisci a critiche, confronti, rifiuti e richieste degli altri. Un primo passaggio può essere distinguere ciò che pensano gli altri da ciò che pensi e senti tu, senza pretendere di diventare immediatamente più sicuro.
Come avere più autostima senza smettere di ascoltare gli altri?
Avere autostima non significa ignorare opinioni e consigli. Significa poterli ascoltare e valutare senza lasciare che ogni reazione esterna determini automaticamente il valore che riconosci a te stesso.
Il confronto con gli altri può diminuire l'autostima?
Il confronto può diventare faticoso quando viene usato soprattutto per stabilire chi vale di più o di meno. Può essere più utile chiederti cosa ti ispira dell'altra persona e cosa desideri davvero per la tua vita.
Dire di no può aiutare ad aumentare l'autostima?
Può aiutarti a riconoscere che anche i tuoi limiti, bisogni e desideri meritano spazio nelle relazioni. Non significa dire sempre di no, ma riuscire a scegliere con maggiore libertà quando dire sì e quando mettere un confine.
Che rapporto c'è tra bisogno di approvazione e autostima?
Desiderare approvazione è umano. La fatica può aumentare quando l'approvazione diventa il principale criterio con cui stabilisci quanto vali o se una tua scelta sia legittima.
Il counseling relazionale può essere utile per lavorare sull'autostima?
Il counseling può offrire uno spazio di ascolto e orientamento in cui osservare il rapporto con te stesso, il giudizio altrui, i confini, le scelte e le dinamiche relazionali. Non sostituisce percorsi psicologici, psicoterapeutici o sanitari quando questi sono indicati.