Illustrazione concettuale di una coppia sullo stesso divano ma immersa in due mondi separati dai telefoni, simbolo di distanza emotiva e mancanza di presenza nella relazione. Immagine per articolo di Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino.

Il telefono è sempre tra noi: quando nella coppia siamo insieme, ma altrove

Beatrice Lencioni
Beatrice Lencioni · Counselor Relazionale a Torino e online

Due persone sul divano.

Una serie accesa, magari scelta dopo venti minuti di trattative. Due telefoni in mano.

Ogni tanto una risata, ma non per la stessa cosa. Una notifica, un messaggio, un video da guardare. Qualcuno racconta qualcosa e dall'altra parte arriva: «Scusa, che hai detto?».

«Niente, lascia stare.»

Non stanno necessariamente litigando. Non c'è per forza una crisi. Forse si vogliono bene e hanno anche trascorso una giornata piacevole.

Eppure, se questa scena si ripete sera dopo sera, può comparire una sensazione difficile da raccontare: essere vicini a una persona e sentirla comunque lontana.

Quando parliamo di cellulare nella coppia, il punto interessante non è soltanto quante ore passiamo davanti allo schermo.

È ciò che può succedere alla nostra attenzione, al dialogo e alla possibilità di incontrarci davvero quando ogni piccolo spazio della giornata viene occupato da qualcosa che arriva da fuori.

Quando il telefono entra nella relazione

Il telefono è uno strumento straordinario. Ci permette di lavorare, mantenere contatti, organizzarci, informarci e raggiungere persone che altrimenti sarebbero lontane.

E ormai fa parte della nostra quotidianità al punto che spesso non ci accorgiamo nemmeno di prenderlo in mano.

Secondo l'indagine Eurispes Tecnologie digitali e salute mentale, pubblicata il 1° settembre 2026, il 94,3% degli intervistati utilizza regolarmente lo smartphone.

L'83,9% dichiara di averlo usato almeno qualche volta più a lungo di quanto previsto, mentre l'81,4% utilizza dispositivi digitali nell'ora precedente al sonno almeno occasionalmente.

Sono dati sulle abitudini digitali degli intervistati, non una misurazione della qualità delle loro relazioni. Raccontano, però, quanto facilmente uno schermo possa accompagnarci anche nei momenti che, una volta, erano meno affollati.

E proprio qui si apre una domanda relazionale: se il telefono ci segue ovunque, quanto spazio lasciamo a ciò che abbiamo accanto?

Il telefono nella coppia non diventa automaticamente una difficoltà perché viene utilizzato spesso. Vale piuttosto la pena osservare che posto occupa rispetto alle persone, alle conversazioni e al tempo che vorremmo condividere.

Essere vicini non significa necessariamente essere presenti

Possiamo condividere una casa, un letto, una cena, un viaggio e persino molte ore della stessa giornata senza sentirci davvero incontrati.

Perché la vicinanza fisica e la presenza non sono esattamente la stessa cosa.

Essere presenti non significa stare continuamente a guardarsi negli occhi o trasformare ogni sera in una conversazione profonda. A volte è semplicemente poter raccontare un episodio sapendo che l'altra persona, per qualche minuto, è lì anche con l'attenzione.

Significa potersi cercare con uno sguardo. Ridere della stessa stupidaggine. Restare in un silenzio comodo, senza sentire immediatamente il bisogno di riempirlo.

Una coppia può anche trascorrere una bellissima serata leggendo, guardando due cose diverse o usando ciascuno il proprio telefono. Non esiste un unico modo corretto di stare insieme.

La differenza può emergere quando una delle due persone desidera un incontro e non riesce più a trovarlo.

A volte ciò che pesa non è il cellulare. È accorgersi che la persona che abbiamo accanto sembra disponibile per tante cose, mentre per noi rimane soltanto l'attenzione che avanza.

«Un attimo che rispondo»: quando gli attimi diventano tutta la serata

Succede a tavola.

Hai appena iniziato a raccontare qualcosa. Arriva una notifica.

«Aspetta un secondo, devo rispondere.»

Poi arriva un altro messaggio. Nel frattempo compare una notizia interessante. Un video viene aperto, seguito da un altro.

Quando finalmente il telefono viene appoggiato, magari quella conversazione non sembra più così importante da riprendere.

E allora lasci perdere.

Una volta può capitare. Anche dieci. Abbiamo vite piene, responsabilità, persone a cui rispondere e giornate che non finiscono quando chiudiamo la porta di casa.

Ma quando il partner è sempre al telefono, può succedere qualcosa di più sottile: chi desidera parlare comincia a selezionare ciò che vale la pena raccontare.

«Tanto adesso è occupato.»

«Glielo dico dopo.»

«Ma sì, non era niente di importante.»

E piano piano ciò che viene lasciato in sospeso non riguarda soltanto le grandi conversazioni, ma anche quelle piccole cose quotidiane attraverso cui continuiamo a conoscerci.

Se il telefono a tavola nella coppia diventa un'abitudine che lascia poco spazio allo scambio, forse vale la pena parlarne. Non perché cenare con uno smartphone accanto sia una colpa, ma perché anche le abitudini costruiscono il modo in cui ci sentiamo insieme.

Perché chiedere attenzione può sembrare una richiesta eccessiva

C'è un momento particolarmente delicato. È quello in cui provi a dire che vorresti un po' più di presenza.

«Possiamo stare un po' senza telefoni?»

E magari arriva una risposta come:

«Ma siamo insieme tutto il giorno!»

Oppure: «Non posso neanche guardare il telefono?».

Da una parte c'è qualcuno che sta cercando un momento di vicinanza. Dall'altra potrebbe esserci una persona che sente quella richiesta come un controllo sulla propria libertà.

Due significati diversi attribuiti alla stessa scena.

Così chi aveva bisogno di attenzione può iniziare a sentirsi esagerato, invadente o persino in competizione con un oggetto.

E chi riceve la richiesta può mettersi sulla difensiva prima ancora di aver compreso che cosa l'altra persona stesse cercando di comunicare.

Se vi riconoscete in questo scambio, può essere utile approfondire anche perché il partner si mette sulla difensiva quando proviamo a parlare .

Una richiesta di presenza non equivale necessariamente a pretendere disponibilità continua. E avere bisogno di momenti individuali non significa necessariamente disinteressarsi della relazione.

La questione è riuscire a dare spazio a entrambi questi bisogni senza trasformarli in una gara su chi abbia più ragione.

Quando il telefono diventa rifugio dalle conversazioni

A volte prendiamo il telefono perché è semplicemente piacevole distrarci. Altre volte perché siamo stanchi, abbiamo bisogno di qualche minuto per noi o vogliamo spegnere un po' il rumore della giornata.

Ma può accadere anche un'altra cosa.

Lo schermo può diventare un modo, più o meno consapevole, per non entrare in una conversazione che sentiamo faticosa.

Magari sappiamo che nell'aria c'è una questione rimasta aperta. Una delusione, una richiesta, qualcosa che prima o poi andrebbe detto.

E allora scorriamo.

Guardiamo un altro video. Rispondiamo a qualcosa che non richiedeva davvero una risposta immediata.

Non necessariamente perché non ci importi della persona accanto. A volte perché non sappiamo come affrontare ciò che sta succedendo tra noi.

Esiste anche un termine, phubbing, utilizzato per descrivere la situazione in cui qualcuno viene trascurato durante un'interazione perché l'attenzione è rivolta allo smartphone. È una descrizione di un comportamento, non un'etichetta da appiccicare al partner.

Se il cellulare viene utilizzato regolarmente per evitare il confronto, togliere il dispositivo potrebbe non essere sufficiente.

La conversazione che stavamo evitando, infatti, sarà ancora lì.

Questo può diventare particolarmente evidente nei periodi in cui la quotidianità torna a essere piena di impegni, come raccontato anche nell'articolo sulla crisi di coppia dopo le vacanze .

Non serve demonizzare lo smartphone

A questo punto potrebbe venire spontaneo pensare che la soluzione sia eliminare il telefono da tutti i momenti condivisi.

Ma non credo che una relazione abbia bisogno di un regolamento militare per funzionare.

Lo smartphone non è un terzo incomodo per definizione. Può essere anche qualcosa che avvicina.

Pensiamo ai messaggi affettuosi durante la giornata, alle fotografie condivise, alle videochiamate quando siamo lontani, alla musica ascoltata insieme.

Per alcune persone, inoltre, essere reperibili è una necessità legata al lavoro, alla gestione familiare o alla cura di qualcuno. Non possiamo ignorare queste differenze.

Né sarebbe utile trasformare la richiesta di maggiore presenza in un controllo: chiedere password, pretendere di leggere messaggi o sorvegliare quanto tempo l'altra persona trascorre online non equivale a costruire vicinanza.

Quando si parla di smartphone e relazioni, l'obiettivo può essere piuttosto trovare un equilibrio condiviso tra autonomia personale, necessità concrete e attenzione reciproca.

Una distinzione importante: desiderare attenzione non significa voler possedere tutto il tempo dell'altra persona. Significa poter esprimere un bisogno e capire insieme se, quando e come c'è spazio per incontrarlo.

La libertà individuale e la presenza nella coppia non devono necessariamente escludersi. Possono diventare due aspetti di una relazione nella quale ci si riconosce reciprocamente.

Piccoli spazi in cui tornare a scegliersi

Forse non è necessario cominciare contando quante volte l'altra persona guarda il telefono. Anche perché, diciamocelo, passare la serata a controllare chi sta controllando lo schermo non è esattamente un grande momento romantico.

Potrebbe essere più utile partire da ciò che desideriamo ritrovare.

Per esempio, invece di dire: «Sei sempre con quel telefono in mano», potremmo provare a raccontare un'esperienza concreta.

«Mi sono accorto che ultimamente a cena parliamo pochissimo. Mi manca raccontarci come è andata la giornata.»

Oppure:

«Quando ti racconto qualcosa e nel frattempo guardi lo schermo, faccio fatica a continuare. Mi piacerebbe avere qualche minuto tutto nostro.»

Il passaggio è piccolo, ma significativo.

Non stiamo cercando di stabilire che cosa l'altra persona debba fare con il proprio telefono. Stiamo provando a spiegare che cosa vorremmo vivere nella relazione.

Se entrambi ne sentono il desiderio, si possono anche immaginare piccoli momenti condivisi: una cena senza notifiche, una passeggiata, dieci minuti prima di dormire o il tempo di un caffè senza schermi.

Non come obblighi. Come possibilità da scegliere insieme.

E magari con una certa elasticità: se una sera qualcuno ha bisogno di stare per conto proprio, non significa che tutto il resto sia stato inutile.

Ciò che conta non è costruire un rituale perfetto. È tornare a dare intenzionalità a momenti che rischiavano di diventare soltanto un'abitudine.

Cosa puoi iniziare a osservare

Se senti che il cellulare nella coppia sta occupando uno spazio che vorresti diverso, prima di arrivare a conclusioni definitive puoi porti alcune domande.

  • Quando sento maggiormente la distanza? Durante i pasti, la sera, prima di dormire oppure quando sto raccontando qualcosa di importante?
  • Che cosa mi manca davvero? Il dialogo, l'ascolto, la spontaneità, la complicità o la sensazione di essere scelto?
  • Che rapporto ho io con il telefono? Riesco a metterlo da parte quando desidero dedicare attenzione all'altra persona?
  • Che cosa succede quando ne parliamo? Riusciamo ad ascoltarci oppure finiamo subito in un confronto tra accuse e giustificazioni?
  • Quale spazio personale desideriamo mantenere? Abbiamo entrambi la libertà di dedicarci alle nostre attività senza che questo venga interpretato automaticamente come distanza?

Non sono domande per misurare quanto sia valida una relazione. Servono a comprendere meglio ciò che si sta vivendo.

Potresti anche scoprire che lo smartphone è soltanto l'elemento più visibile di una fatica più ampia.

Oppure che desiderate semplicemente cambiare qualche abitudine e non avete mai trovato un momento per parlarne.

Se senti che ci sono diversi aspetti intrecciati, senza sapere ancora quale affrontare per primo, puoi utilizzare Da dove posso partire? : un breve spazio di orientamento personale per trovare un possibile punto da cui iniziare.

Quando parlarne in un percorso di counseling relazionale

Non serve aspettare che il telefono diventi motivo di continue discussioni per iniziare a riflettere sulla relazione.

A volte è sufficiente accorgersi che c'è un bisogno di presenza che non si riesce più a esprimere con serenità.

Oppure che ogni tentativo di chiedere attenzione viene interpretato come una critica. O, ancora, che si trascorre molto tempo insieme, ma si fa sempre più fatica a raccontarsi.

Un percorso di counseling relazionale può offrire uno spazio di ascolto e confronto nel quale osservare queste dinamiche, riconoscere i propri bisogni e trovare parole più chiare per esprimerli.

L'obiettivo non è stabilire chi utilizzi troppo lo smartphone, né decidere quale debba essere il comportamento corretto.

Può essere, piuttosto, comprendere che cosa desideriamo dalla relazione e come stiamo vivendo la presenza, la vicinanza, l'autonomia e la comunicazione.

Quando la distanza è diventata più ampia, può essere utile approfondire anche il tema delle difficoltà e dei momenti di crisi nella coppia .

Mi chiamo Beatrice Lencioni, sono una Counselor Relazionale e ricevo in presenza a Torino e anche online.

Il mio lavoro è uno spazio professionale di ascolto, consapevolezza e orientamento per persone che desiderano comprendere meglio ciò che accade nella propria vita e nelle relazioni.

Il counseling non è psicoterapia e non sostituisce percorsi psicologici, psicoterapeutici o sanitari quando questi siano necessari.

Puoi approfondire il mio modo di lavorare nella pagina dedicata alla mia attività di Counselor Relazionale a Torino e online .

Forse non è il telefono che dobbiamo imparare a guardare diversamente

Torniamo per un momento a quel divano.

La serie è ancora accesa. I telefoni sono ancora lì. Magari la serata non ha nulla di speciale e domani ci sarà di nuovo la sveglia, il lavoro, la spesa e tutto il resto.

Ma potrebbe arrivare un momento in cui una delle due persone posa lo smartphone e dice qualcosa.

E l'altra, prima di rispondere, fa lo stesso.

Non perché sia obbligata. Non perché qualcuno abbia vinto una discussione. Semplicemente perché, in quel momento, desidera esserci.

Forse non serve cominciare chiedendovi quanto usate il telefono. Potreste iniziare chiedendovi: quando siamo insieme, quanto riusciamo ancora a esserci davvero?

Domande frequenti sul cellulare nella coppia

Il cellulare può rovinare una relazione di coppia?

L'utilizzo del cellulare non determina automaticamente una crisi. Può però diventare motivo di distanza quando interrompe sistematicamente il dialogo o lascia poco spazio all'attenzione reciproca. È utile osservare come viene vissuto da entrambe le persone, senza attribuirgli tutte le difficoltà della relazione.

Perché il mio partner guarda sempre il telefono?

Le ragioni possono essere diverse: lavoro, abitudine, intrattenimento, necessità di distrarsi o desiderio di uno spazio personale. Non è possibile dedurre automaticamente il disinteresse verso la relazione dal solo utilizzo dello smartphone. Può essere più utile parlarne partendo da situazioni concrete.

Come chiedere al partner di usare meno il telefono senza litigare?

Può aiutare raccontare che cosa senti e quale momento vorresti condividere, invece di partire da un'accusa. Per esempio: «Mi manca parlare con te a cena. Possiamo provare a dedicarci un po' di tempo senza notifiche?».

È giusto usare il telefono a tavola in coppia?

Non esiste una regola identica per tutte le relazioni. Dipende dalle necessità e dagli accordi condivisi. Se l'utilizzo del telefono durante i pasti lascia una persona costantemente esclusa dalla conversazione, può essere utile trovare insieme un'abitudine differente.

Il counseling relazionale può essere utile quando manca attenzione nella coppia?

Sì, può offrire uno spazio di ascolto e orientamento per comprendere meglio i bisogni individuali, le aspettative e le modalità di comunicazione. Non serve a imporre regole sull'utilizzo dello smartphone e non sostituisce percorsi psicologici o psicoterapeutici.

Beatrice Lencioni
Counselor Relazionale · Torino e online

Uno spazio per osservare ciò che accade nelle relazioni, ascoltare i propri bisogni e trovare una possibile direzione, rispettando la storia e i tempi di ogni persona.

Fonte di approfondimento: Eurispes, 1 settembre 2026, Tecnologie digitali e salute mentale – Indagine . I dati riportati descrivono le abitudini digitali degli intervistati e non stabiliscono un rapporto causale con le difficoltà di coppia.

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