Se l’ansia ti ruba la vita sociale, c’è un modo gentile per ripartire
Beatrice LencioniCondividi
A volte l’ansia arriva senza bussare. Non fa rumore all’inizio, poi all’improvviso si prende spazio: la voce si abbassa, il respiro si fa corto, i pensieri diventano un coro disordinato. E tu — che fino a un minuto prima eri presente — ti ritrovi come “spostata” da te stessa.
È in quei momenti che molte persone provano a fare la cosa più comprensibile del mondo: combatterla. Scacciarla. Zittirla. Controllarla. Solo che spesso… più la combatti, più lei si irrigidisce e si fa grande.
TL;DR (2 minuti di chiarezza)
Gestire l’ansia non significa vincere una guerra contro di te: significa rientrare in ciò che stai vivendo, con piccoli gesti concreti (corpo, respiro, presenza) e con un modo più gentile di parlarti. Se l’ansia ti sta rubando relazioni, serenità o quotidianità, un supporto relazionale può aiutarti a ritrovare stabilità.
Una frase che vale come bussola: quando l’ansia “si prende le parti migliori di te”, la strada è tornare a te, non contro di te.
Quando l’ansia si prende “le parti migliori” di noi
Le parti migliori non sono solo i momenti felici. Sono anche le cose semplici: una chiacchierata senza pensare troppo a come stai, una passeggiata sotto i portici, un messaggio scritto con leggerezza, il piacere di stare in mezzo agli altri senza sentire quel bisogno costante di controllarti.
L’ansia, spesso, non ti toglie solo la calma: ti toglie spontaneità. Ti porta a trattenerti, a misurarti, a “gestirti” in modo rigido. E quando questo succede a lungo, la vita può iniziare a sembrare una recita estenuante.
Gestire l’ansia non è “sconfiggerla”: è rientrare
Lo dico in modo semplice: l’ansia non è sempre un nemico. A volte è un messaggero goffo, esagerato, drammatico — sì — ma sta cercando di dirti qualcosa. Magari ti sta dicendo che stai andando troppo oltre. Che ti stai chiedendo di reggere tutto da sola(o). Che stai vivendo una situazione in cui non ti senti al sicuro, non per forza fisicamente… ma emotivamente.
“Rientrare” significa questo: tornare dentro, con delicatezza, e chiederti che cosa sta succedendo davvero in me, adesso. Non domani. Non tra un mese. Adesso.
Il corpo è la porta d’ingresso (anche quando la mente corre)
Se sei nel pieno dell’ansia, discutere con i pensieri raramente funziona. È come cercare di convincere una sirena di emergenza a parlare piano. Il corpo, invece, è una porta più concreta: puoi entrarci con gesti piccoli e reali.
Un esempio? Il respiro. Non perché “magicamente” risolva tutto, ma perché è un ponte tra dentro e fuori. Quando cambi il modo in cui respiri, spesso cambia anche il modo in cui ti senti. Non sempre subito, ma abbastanza da farti tornare un po’ presente.
Micro-mossa 1: dai un nome (senza giudicarti)
Prova a dire dentro di te: “Sto vivendo ansia”. Non “sono sbagliata(o)”. Non “non ce la faccio”. Solo: “Sto vivendo ansia”. È una differenza enorme, perché ti separa dall’ondata. L’ondata passa. Tu resti.
Micro-mossa 2: radicati nel qui (con i sensi)
Guarda tre cose che hai davanti. Tocca qualcosa con una texture chiara (un tessuto, un tavolo, una maniglia). Ascolta un suono vicino. Non per distrarti: per tornare. Il punto non è diventare zen. Il punto è ricordare al corpo: “Sono qui”.
Micro-mossa 3: allunga l’espirazione (senza forzare)
Inspira con dolcezza. Poi espira un filo più a lungo. Se contare ti aiuta, fallo. Se ti innervosisce, lascia perdere. L’obiettivo non è la prestazione: è dare al tuo sistema interno un messaggio di rallentamento.
L’ansia “in mezzo agli altri”: quando la relazione diventa un campo minato
Molte persone mi dicono: “Se sono da sola(o) reggo, ma quando devo stare con gli altri… crollo”. Perché in mezzo agli altri non portiamo solo il presente: portiamo anche la paura di non essere capiti, il timore di sbagliare, il bisogno di essere all’altezza.
Qui c’è una domanda molto onesta che vale la pena farsi: in quali relazioni ti senti libera(o) di essere imperfetta(o)? Perché spesso l’ansia cresce dove ci imponiamo una versione “corretta” di noi.
A volte non serve cambiare tutte le persone della tua vita. Serve imparare a portare una frase nuova nelle relazioni: “Oggi non sono al cento per cento, ma ci sono”.
Il paradosso: più controlli, più ti perdi
L’ansia ama il controllo. Ti convince che, se prevedi tutto, starai bene. Se analizzi tutto, starai bene. Se ti prepari a tutto, starai bene. Il problema è che la vita non collabora.
E allora forse il lavoro, piano piano, è imparare una fiducia concreta: non “andrà tutto bene”, ma “posso attraversarlo”. È una frase più adulta, più vera. E anche più liberante.
Quando ha senso chiedere un supporto relazionale (e perché non è una sconfitta)
Chiedere supporto non significa essere “fragile”. Significa essere reale. Se l’ansia ti sta togliendo sonno, presenza, relazioni, oppure ti fa evitare luoghi e persone, può essere utile avere uno spazio protetto in cui rimettere ordine e, soprattutto, rimettere fiato.
Io lavoro come counselor relazionale a Torino (e anche online): non “aggiusto” le persone, ma le accompagno a ritrovare risorse, confini, centratura. Se senti che ti può aiutare, puoi partire da un primo colloquio conoscitivo gratuito: è uno spazio semplice, senza pressioni, per capire insieme da dove cominciare.
Se vuoi iniziare con un passo piccolo (ma vero)
Puoi dare un’occhiata al sito beatricelencioni.it, scrivermi dalla pagina Contatti oppure prenotare direttamente il colloquio online gratuito.
Nota trasparenza: non sono psicologa né psicoterapeuta. Se stai vivendo una sofferenza intensa o persistente, valuta anche un confronto medico o psicologico.
FAQ: domande reali (e risposte che puoi “portarti via”)
Come gestire l’ansia quando arriva all’improvviso?
Parti dal corpo: dai un nome a ciò che vivi, radicati con i sensi, e prova ad allungare l’espirazione. L’obiettivo non è “sparire l’ansia”, ma recuperare presenza.
Perché l’ansia aumenta quando sono con gli altri?
Spesso perché in relazione si attivano paura del giudizio, bisogno di piacere, ipercontrollo. Non significa che sei “sbagliata(o)”: significa che lì tocchi un punto sensibile.
La respirazione aiuta davvero?
Può aiutare come strumento di regolazione: non è una bacchetta magica, ma è un ponte concreto. Se fatta senza forzare, spesso riporta un minimo di calma e orientamento.
Quando ha senso parlare con una counselor?
Quando senti che da sola(o) stai reggendo troppo, o che l’ansia sta riducendo la tua vita. Un supporto relazionale può aiutarti a capire cosa succede dentro e a trovare passi pratici.