Uno spiraglio che si riapre quando pensavi di non farcela più.

Ritrovare fiducia dopo un periodo difficile

Beatrice Lencioni

Crescita personale • Counseling relazionale

Ritrovare fiducia dopo un periodo difficile

Uno spiraglio che si riapre, una possibilità che torna a farsi sentire (senza illusioni)

Pubblicato: Aggiornato:

TL;DR

Quando attraversi un periodo difficile, non ti serve “forzarti a stare bene”. Ti serve ritrovare fiducia, anche solo un filo, finché diventa uno spiraglio. Da lì, la possibilità di ripartire torna ad avere un suono credibile.

Indice

Quando la fiducia si spegne e tu resti “in pausa”

Ci sono momenti in cui non è che “non hai voglia”. È che dentro senti una specie di stop. Ti muovi, fai cose, rispondi, magari sorridi anche, ma è come se la parte di te che crede nel domani si fosse ritirata in silenzio.

Nel mio lavoro, qui a Torino, incontro spesso persone che arrivano con parole molto semplici e molto vere: “Non so più da dove ricominciare”. E quasi sempre non è mancanza di forza. È che la forza, per esistere, ha bisogno di un terreno. Se quel terreno trema a lungo, la fiducia cede. E quando la fiducia cede, anche le giornate più normali diventano pesanti.

Se stai cercando qualcosa come “ritrovare fiducia dopo un periodo difficile”, probabilmente non vuoi frasi motivazionali. Vuoi un punto d’appoggio reale. Vuoi uno spiraglio che non ti faccia sentire ingenua/o. Vuoi la possibilità di riprendere fiato senza dover fingere.

Fiducia non è ottimismo: è un gesto piccolo, ma concreto

La fiducia di cui parlo non è “andrà tutto bene”. Quella, spesso, è una frase che consola chi la dice più di chi la riceve. La fiducia vera è più umile, più realistica, e proprio per questo è più potente: somiglia a un movimento. È il “posso fare un passo” anche se non ho ancora capito tutto.

A volte la fiducia torna in forma minuscola. È scegliere di rispondere a un messaggio invece di sparire. È uscire dieci minuti. È mangiare qualcosa anche se non hai fame. È chiedere un aiuto, non perché sei sicura/o del risultato, ma perché riconosci che restare chiusa/o non ti sta facendo bene.

E qui succede una cosa curiosa: la fiducia, prima di essere un pensiero, è spesso un’esperienza. È un respiro che si allunga di mezzo secondo. È una spalla che scende. È il corpo che smette, anche solo per poco, di stare in allerta.

Mini-verità utile: la fiducia non arriva come “certezza”. Arriva come movimento. Un passo credibile, non un salto nel vuoto.

Lo spiraglio: quella fessura di luce che non fa rumore

Lo spiraglio non è un cambio di vita improvviso. È una fessura. Una frase che ti arriva e ti fa dire: “Ok, forse non sono condannata/o a restare così”. Uno sguardo che non giudica. Un momento in cui ti senti meno sola/o nella testa.

Lo spiraglio è importante perché non ti chiede di credere a qualcosa di enorme. Ti chiede soltanto di non chiudere del tutto. Ti chiede di concederti la possibilità di non sapere ancora, ma di restare disponibile.

Molte persone, nei periodi difficili, cercano risposte definitive. E lo capisco. La mente vuole sicurezza. Ma a volte la sicurezza non arriva come una certezza: arriva come uno spiraglio che si riapre. Piccolo. Vero. Sufficiente.

Possibilità non significa “garanzia”: significa “spazio”

Quando diciamo “possibilità”, spesso pensiamo subito a un risultato: “Allora posso farcela”. Ma la possibilità più utile, all’inizio, è più semplice: è la sensazione che esiste spazio.

Spazio per sbagliare senza crollare. Spazio per sentire senza vergognarti. Spazio per ricominciare senza dover dimostrare nulla a nessuno.

La possibilità è una porta socchiusa, non un traguardo. E quando sei in un periodo difficile, una porta socchiusa è già tantissimo.

Perché le parole cambiano il modo in cui vivi le cose (non è poesia, è relazione)

Hai presente quando qualcuno ti dice una frase “giusta” nel momento giusto e tu senti come se ti avessero tolto un peso dallo sterno? Non è magia. È relazione. È contesto. È il tuo sistema interno che, per un attimo, smette di stare in difesa.

Negli ultimi anni, tanti studi hanno mostrato quanto le aspettative, il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade e la qualità della relazione possano influenzare la percezione di ciò che proviamo. Detta in modo semplice: se dentro di te si accende fiducia, anche piccola, il corpo spesso trova più spazio. Se invece si accende allarme, il corpo si prepara a resistere.

E in mezzo a fiducia e allarme c’è spesso una cosa molto sottovalutata: il linguaggio. Quello che ti dicono, come te lo dicono, e soprattutto quello che tu assorbi. Perché le parole non sono neutrali. Le parole creano clima.

Quando le parole chiudono: il “nocebo” della vita quotidiana

A volte non è una singola frase. È un’abitudine. È un ambiente. È un modo di parlarti addosso che ti spegne.

Ci sono parole che sembrano “realistiche”, ma in realtà sono sentenze. “Tanto finisce sempre male.” “Non cambierai mai.” “Sei fatta/o così.” “Non ce la farai.” Anche se provi a resistere, quelle frasi lavorano sotto pelle. Ti insegnano a non fidarti. Ti convincono che aprire uno spiraglio sia pericoloso. Ti fanno credere che la possibilità sia solo un’illusione.

Ecco perché, quando vuoi ritrovare fiducia dopo un periodo difficile, ha senso guardare anche qui: quali parole ti stanno stringendo invece di sostenerti? Quali frasi ti hanno fatto credere che il futuro non sia un posto sicuro?

Come creare fiducia senza prenderti in giro

C’è un punto delicato, perché nessuno vuole essere trattato come una persona ingenua. La fiducia che regge non è quella che nega la fatica. È quella che la guarda e dice: “Ok. Questo è il punto in cui sono. Eppure, posso scegliere qualcosa oggi”.

Io la chiamo fiducia realistica. Quella che non pretende di essere luminosa tutti i giorni. Quella che non ti fa vergognare se oggi sei crollata/o. Quella che ti permette di dire: “Non so come andrà, ma posso prendermi cura di come ci sto dentro”.

Quando la fiducia torna così, non ti fa fare salti nel vuoto. Ti fa camminare, passo dopo passo, su un terreno che ricostruisci mentre lo attraversi.

Una cosa che cambia tutto: la frase che ti ripeti quando stai male

Se c’è un posto in cui possiamo lavorare subito, è il dialogo interno. Non quello che mostri agli altri. Quello che ti sussurri quando nessuno vede.

Spesso, nei periodi difficili, dentro si accende una voce dura. Una voce che punisce. “Sono un disastro.” “Non merito.” “Non cambierà mai.” “È colpa mia.” Questa voce non è “verità”. È paura che cerca controllo.

Senza forzarti a essere positiva/o, puoi provare a trasformare quella frase-sentenza in una frase-ponte. Non “va tutto bene”, ma qualcosa che lasci spazio. Qualcosa che contenga fiducia anche piccola, uno spiraglio e una possibilità. Può essere una frase come: “Oggi mi sento così, ma non significa che sarà per sempre.” Oppure: “Non so come fare, ma posso chiedere aiuto.” Oppure: “Sto facendo del mio meglio con quello che ho.”

Le frasi-ponte non risolvono la vita. Ma cambiano il clima. E il clima è dove la fiducia torna a respirare.

Il corpo è il primo a dirti se stai richiudendo la porta

C’è un’altra cosa che spesso ignoriamo: quando perdi fiducia, il corpo lo sa prima della testa. Spalle alte, stomaco chiuso, sonno spezzato, fiato corto, tensione continua.

A volte, per riaprire uno spiraglio, non serve convincersi. Serve creare un’esperienza fisica diversa, anche piccola. Un gesto che dica al corpo: “In questo momento non sei in pericolo”.

Non intendo soluzioni miracolose. Intendo micro-azioni umane, sostenibili. La fiducia torna anche così: con segnali ripetuti che riportano sicurezza. E quando il corpo si sente un po’ più al sicuro, la possibilità diventa più credibile.

Quando la fiducia riguarda le relazioni (e non solo “te”)

Spesso la fiducia si rompe dentro un contesto relazionale. Una storia che finisce. Un tradimento. Un silenzio lungo. Un rapporto in cui ti senti sempre “in difetto”. Oppure una famiglia che ti ama a modo suo, ma non ti vede davvero.

In questi casi, la domanda “come ritrovare fiducia” diventa anche: “Con chi posso essere me stessa/o senza pagare un prezzo?”. Perché la fiducia cresce dove c’è spazio. E lo spazio, nelle relazioni, è fatto di ascolto, rispetto, confini sani, possibilità di dire no senza perdere amore.

A volte la fiducia torna quando riconosci una verità semplice e dolorosa: non puoi costruire una relazione da sola/o. Puoi portare chiarezza, puoi cambiare modo di comunicare, puoi scegliere. Ma l’altro deve esserci.

E quando l’altro non c’è, la fiducia può cambiare direzione. Non più “noi”, ma “io”. Non più “ritorno”, ma “ripartenza”. Non più “se mi ama”, ma “io merito un posto sicuro”.

Quando non riesci più a vedere possibilità: serve uno spazio che ti regga

Ci sono momenti in cui anche le frasi-ponte non bastano. Non perché tu sia “sbagliata/o”, ma perché stai portando troppo da sola/o.

È qui che un percorso di counseling relazionale può avere senso: non per dirti cosa fare, non per etichettarti, non per sostituirsi alle cure mediche quando servono, ma per offrirti uno spazio dove mettere ordine, ascoltare quello che provi, e rimettere in movimento fiducia, spiraglio e possibilità.

Se ti va, possiamo partire da un primo passo semplice

Se vuoi capire chi sono e come lavoro, puoi partire dalla pagina principale del mio sito, che è un po’ come la porta di casa: https://beatricelencioni.it. Se invece senti che hai già bisogno di farmi una domanda, o semplicemente vuoi raccontarmi in due righe cosa stai vivendo, trovi la pagina contatti qui: https://beatricelencioni.it/pages/contact.

E se ti risuona l’idea di iniziare con un incontro leggero, conoscitivo, senza pressione, puoi prenotare un primo colloquio online gratuito da questa pagina: https://beatricelencioni.it/pages/colloquio-online-gratuito. A volte basta una conversazione fatta bene per riaprire uno spiraglio. Non perché qualcuno ti “aggiusta”, ma perché finalmente non devi reggere tutto da sola/o.

Scegliere parole che non feriscono: la fiducia si costruisce anche così

Viviamo in un tempo in cui le parole sono ovunque, veloci, taglienti, spesso dette senza cura. Eppure, proprio le parole possono diventare uno spazio.

Non dobbiamo diventare perfetti. Ma possiamo diventare più presenti. Possiamo imparare a parlare in modo che l’altro non si chiuda. Possiamo scegliere frasi che non minimizzano e non spaventano. Possiamo offrire fiducia senza promesse.

E possiamo, soprattutto, accettare una cosa importante: la fiducia non è uno stato permanente. È un gesto che si rinnova. Ogni giorno. Anche quando torna il buio. Anche quando lo spiraglio sembra chiudersi. Anche quando la possibilità fa paura.


FAQ: domande frequenti (risposte semplici e umane)

Come ritrovare fiducia dopo un periodo difficile se mi sento “vuoto/a”?

Quando ti senti vuoto/a, spesso il primo passo non è cercare entusiasmo, ma cercare contatto. Contatto con il corpo, con una routine minima, con una persona affidabile. La fiducia torna più facilmente quando smetti di affrontare tutto in isolamento e si riapre almeno uno spiraglio.

Come faccio a capire se quello che sento è “solo un momento” o qualcosa di più?

Se la sensazione dura da tanto e ti sta togliendo energia, sonno, lucidità o relazioni, non è utile discutere se “dovresti farcela”. È più utile chiederti: “Quale possibilità posso concedermi adesso per stare un po’ meglio?”. A volte questa possibilità è parlarne con qualcuno.

Perché alcune parole mi fanno stare peggio anche se “non dovrebbero”?

Perché le parole portano storia. Portano tono, memoria, significato. Se una frase assomiglia a quelle che ti hanno ferito in passato, il tuo sistema interno reagisce anche oggi e lo spiraglio si richiude.

Cosa posso dire a una persona che soffre senza essere invadente?

Spesso basta una presenza: “Ci sono”, “Ti ascolto”, “Non devi spiegarti bene”. Non serve risolvere. Serve non far sentire l’altro un problema. È così che si sostiene la fiducia, lentamente, senza pressioni.

Quando è utile chiedere un aiuto esterno?

Quando ti accorgi che da sola/o giri in tondo, quando il peso è troppo, quando lo spiraglio non lo vedi più e la possibilità sembra sparita. Avere uno spazio di ascolto può aiutarti a ritrovare direzione e respiro.

Una nota di cura (importante)

Questo articolo è pensato come accompagnamento e riflessione. Se stai vivendo sintomi fisici importanti o una sofferenza che senti ingestibile, è fondamentale confrontarti anche con il tuo medico o con i professionisti sanitari di riferimento.

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