Ritrovare equilibrio e intenzione dopo il rumore delle feste

Ritrovare equilibrio e intenzione dopo il rumore delle feste

Beatrice Lencioni

C’è un momento, dopo le feste, in cui il silenzio non è davvero silenzio.

La casa magari è più ordinata, gli impegni tornano “normali”, i messaggi sul telefono diminuiscono… eppure dentro resta un ronzio. Un misto di stanchezza, pensieri in coda, piccole promesse fatte a se stessi (“Da lunedì riparto”, “Da gennaio cambio tutto”) e una domanda che spesso non diciamo ad alta voce: “E adesso, io, dove mi metto?”

Perché le feste, oltre ai brindisi e alle tavolate, portano anche altro: aspettative, ruoli, compromessi, confronti, ritmi sballati, sonno più leggero, emozioni che si affacciano quando meno te lo aspetti. E quando tutto finisce, ti ritrovi lì, con la sensazione di dover rimettere insieme i pezzi in fretta, come se il “rientro” fosse una prova di efficienza.

Io, invece, credo che il rientro sia una soglia. E le soglie non si attraversano correndo.

Il rumore delle feste non è solo fuori

Quando dico “rumore” non intendo solo la musica, le voci, i piatti che si incrociano, gli spostamenti, le chat infinite. Intendo anche il rumore sottile che arriva da dentro: il dover essere presenti, il dover andare, il dover sorridere, il dover “far andare bene tutto”.

Magari hai fatto del tuo meglio per tenere insieme la famiglia. Magari ti sei sentita o sentito tirare da più parti. Magari hai detto sì a cose che non avevi voglia di fare, o hai ingoiato parole che ti sarebbero uscite di pancia. O magari, al contrario, le feste le hai vissute con un vuoto addosso, e quel vuoto ha fatto eco proprio perché intorno tutti sembravano “pieni”.

Qualunque sia stata la tua esperienza, una cosa è abbastanza comune: dopo, serve un riassestamento. Non solo logistico. Emozionabile, interno, umano.

Il corpo sa sempre prima di noi

A volte lo capisci perché ti svegli e sei già stanco. Oppure perché hai la testa pesante, la pazienza corta, la voglia di isolarti. O perché ti senti “stranamente” irritabile: non è che sei diventato una persona intrattabile, è che sei scarico e il tuo sistema sta chiedendo tregua.

Il corpo non ragiona per calendario. Non gli importa che “da domani si riparte”. Lui registra. Somma. E a un certo punto presenta il conto con una richiesta semplice: spazio.

E lo spazio, dopo le feste, è il primo atto d’amore concreto che puoi concederti.

La trappola del “recupero immediato”

Gennaio è quel mese in cui sembra che tutti debbano trasformarsi in una versione migliore di sé. Palestra. Dieta. Agenda perfetta. Obiettivi scritti con pennarello nuovo. E in mezzo, tu.

Capita spesso che il rientro diventi una punizione: “Ho esagerato, ora devo rimediare.” Come se la vita fosse un registro contabile e tu dovessi pareggiare i conti in pochi giorni.

Ma l’equilibrio non è una bilancia che deve tornare subito a zero. L’equilibrio è un ritmo che si ritrova, un passo che si riaccorda. E soprattutto non nasce dalla durezza: nasce dalla scelta.

Se ti parli addosso con severità, magari ti muovi per due settimane… e poi crolli. Se invece riparti con intenzione, costruisci qualcosa che regge.

Equilibrio: non perfezione, ma centratura

Quando parlo di equilibrio, non intendo “fare tutto bene”. Intendo una cosa molto più realistica: sentirti abbastanza dentro la tua vita, non trascinato fuori.

Equilibrio è quando sai riconoscere che oggi sei al 40% e non ti tratti come se fossi al 100%. Equilibrio è quando smetti di chiederti “Cosa dovrei fare?” e inizi a chiederti “Cosa mi fa bene adesso, davvero?”

A volte è una passeggiata lenta. A volte è dormire mezz’ora in più. A volte è dire no a un invito, anche se ti sembra scortese. A volte è riprendere una routine piccola, umile, ma tua.

E qui entra l’altra parola chiave: intenzione.

Intenzione: la direzione che scegli, non la pressione che ti imponi

L’obiettivo spesso parla di risultato. L’intenzione parla di qualità.

Un obiettivo può suonare così: “Voglio perdere 5 kg”, “Voglio essere produttivo”, “Voglio cambiare lavoro”. Un’intenzione, invece, somiglia di più a: “Voglio trattarmi con rispetto”, “Voglio darmi tempo”, “Voglio ascoltarmi prima di decidere”.

L’intenzione è un filo che puoi tenere in mano anche nelle giornate storte. Perché non dipende dalla performance: dipende da come ti accompagni.

E dopo le feste, quando sei più sensibile e più esposto, l’intenzione è una specie di bussola gentile.

Un piccolo rito di rientro (da fare davvero, senza teatro)

Non serve stravolgere tutto. Serve un gesto semplice che dica al tuo sistema: “Sono tornato. Ci sono. Non devo correre.”

Ti propongo questo, da fare in dieci minuti, anche solo una volta nei prossimi giorni.

Siediti. Appoggia i piedi a terra. Fai due respiri un po’ più profondi del solito, senza forzare. Poi chiediti, con sincerità:

  • Che cosa mi ha stancato di più, in queste settimane?
  • Che cosa, invece, mi ha fatto bene (anche solo un momento)?
  • Di cosa ho bisogno adesso, nella forma più piccola possibile?

Non “di cosa ho bisogno in generale nella vita”, che spaventa. Di cosa ho bisogno adesso, nella forma più piccola possibile.

Magari la risposta è: “Silenzio.” Oppure: “Ordine.” Oppure: “Una telefonata vera con qualcuno.” Oppure: “Stare un’ora senza dover dimostrare niente.”

Ecco. Quella risposta è già un’intenzione.

Ritrovare la routine senza diventare rigidi

La parola “routine” a volte fa paura perché sembra una gabbia. Ma la routine non deve essere una gabbia: può essere una culla.

Una buona routine non ti stringe, ti sostiene. Non ti giudica, ti accompagna.

Dopo le feste, puoi riprendere il ritmo con tre mosse molto umane:

La prima è ridurre. Non ripartire caricandoti di mille cose. Scegli poche priorità, le più importanti, e lascia respirare il resto.

La seconda è semplificare. Se vuoi riprendere a mangiare in modo più leggero, non serve trasformare la cucina in un laboratorio. Se vuoi muoverti di più, non serve iscriversi a tutto. Parti da un gesto piccolo ma costante.

La terza è proteggere. Proteggere tempo, energie, attenzione. Che significa anche fare pace con l’idea che non puoi essere disponibile per tutti sempre.

Il punto delicato: i confini (sì, anche dopo le feste)

Le feste spesso amplificano dinamiche che durante l’anno restano sotto traccia: chi invade, chi pretende, chi fa sentire in colpa, chi sparisce, chi critica, chi ti chiede di essere “come prima”.

Dopo, il rientro può diventare un momento prezioso per chiederti: “Quali confini ho bisogno di rimettere al loro posto?”

Non confini aggressivi. Confini chiari.

A volte il confine è dire: “Oggi non riesco.” A volte è: “Preferisco non parlarne.” A volte è: “Ti voglio bene, ma questa scelta la faccio io.” A volte è semplicemente: “Mi prendo un’ora per me.”

Il confine non è una chiusura. È un modo per non perderti.

Se senti il “blues” del dopo: non c’è niente di sbagliato in te

C’è anche chi, dopo le feste, avverte una malinconia strana. Come se l’adrenalina finisse e restasse un vuoto. Come se la luce di dicembre si spegnesse di colpo e gennaio diventasse troppo reale.

Se ti succede, non significa che sei ingrato o fragile. Significa che il tuo sistema sta tornando a una temperatura normale, e in quel passaggio può emergere quello che era rimasto in sottofondo.

In questi casi, l’intenzione potrebbe essere: “Non mi forzo. Mi accompagno.”

E magari scegli di fare una cosa sola al giorno che ti rimette in contatto con te: un tè caldo in silenzio, una camminata senza telefono, una doccia lenta, una pagina scritta a mano, una musica che ti calma.

Piccole cose, ma vere.

Quando chiedere supporto diventa un atto di forza

A volte, però, il rumore delle feste non è solo stanchezza: è che ha toccato corde profonde. Solitudine, conflitti, fatica relazionale, senso di inadeguatezza, difficoltà a dire no, paura di deludere.

Se senti che da solo non riesci a rimettere ordine, non devi “resistere” finché passa. Puoi scegliere un confronto, uno spazio protetto in cui fare chiarezza, senza giudizio.

Se ti va, sul mio sito trovi informazioni su come lavoro e su come possiamo iniziare con un primo colloquio conoscitivo: https://beatricelencioni.it.
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Una frase da tenere con te (davvero)

Dopo le feste, non serve “ripartire forti”. Serve ripartire veri.

Con equilibrio, che non è perfezione.
Con intenzione, che non è pressione.
Con gentilezza, che non è debolezza.

E soprattutto con la consapevolezza più importante: non devi rimetterti a posto. Devi rimetterti al centro.

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