Uscire dalle ombre verso la luce | Beatrice Lencioni Counselor

Paura di riuscire: perché ti blocchi proprio sul più bello

Beatrice Lencioni

TL;DR

Se ti blocchi quando stai per riuscire, spesso non è mancanza di volontà: è protezione. Il tuo sistema nervoso preferisce un dolore conosciuto a una libertà sconosciuta. La svolta non è “eliminare” la resistenza, ma trasformarla: ascoltare cosa teme, fare micro-passaggi, tornare nel corpo e scegliere il 5% alla volta.


Ci sono momenti in cui ti senti quasi pronta. Hai fatto metà strada. Hai capito cosa vuoi. Hai perfino trovato le parole giuste… e poi, all’improvviso, succede qualcosa di strano: rallenti, rimandi, ti perdi in dettagli, ti distrai, ti dici “domani”, oppure ti viene quella stanchezza improvvisa che non sai spiegare.

E lì arriva l’etichetta veloce: sono pigra, sono pigro, mi manca la costanza, non ho forza di volontà.
Ma se potessi sedermi accanto a te — senza giudicarti, come faccio ogni giorno nel mio lavoro — ti direi una cosa semplice:

quando ti blocchi sul più bello, spesso non stai fallendo.
Stai proteggendoti.

Io sono Beatrice Lencioni, counselor a Torino. Non faccio diagnosi e non “aggiusto” le persone. Creo spazio, ascolto, accompagno. E in quello spazio, questa dinamica la vedo spesso: persone talentuose, sensibili, capaci… che frenano proprio quando la vita sta per aprirsi.

Non perché non lo meritano.
Ma perché riuscire, a volte, fa paura.


La vera paura non è “fallire”: è riuscire (e diventare visibile)

Molti dicono: “Ho paura di fallire”. A volte è vero.
Ma sotto, più in profondità, c’è un’altra paura: la paura di riuscire.

Perché riuscire significa tante cose insieme. Significa:

  • diventare più visibile, uscire dall’ombra, reggere lo sguardo degli altri;
  • che qualcuno potrebbe vederti davvero;
  • che potresti cambiare identità: non essere più “quella che si accontenta”, “quello che non ci prova troppo”, “quella che sta sempre un passo indietro”.

E qui c’è un punto delicato: per alcune persone, da bambine o da bambini, essere visti poteva “costare caro”.
Magari non in modo eclatante, ma abbastanza da insegnare una regola: meglio non esporsi troppo.

Allora oggi, quando stai per fare un salto, il tuo sistema interno non pensa: “Che bello, evoluzione!”.
Pensa: “Attenzione. Pericolo. Nuovo.”

E se sei cresciuta o cresciuto con l’idea che l’amore passa dal non disturbare, dal non brillare troppo, dal non creare problemi, è normale che la luce faccia tremare.


“Non sono solo ricordi”: il corpo conserva strategie

C’è una frase che amo molto perché rimette a posto tante cose:
il sistema nervoso non conserva solo “ricordi”. Conserva strategie.

Non sempre ti ricordi cosa hai imparato. Ma spesso lo ripeti.

A volte le strategie antiche suonano così:

“Se sto nell’ombra, non mi colpiscono.”

“Se non chiedo, non deludo.”

“Se non brillo, nessuno mi invidia.”

“Se non mi espongo, non rischio di essere rifiutata/o.”

E magari oggi non vivi più in quel contesto. Oggi hai più risorse, più libertà, più scelta.
Ma dentro di te esiste ancora quella parte che ha fatto il massimo con quello che aveva. E quando sente “nuovo”, si riattiva.

È per questo che a volte l’autosabotaggio arriva proprio quando tutto sta andando bene.


La verità scomoda: il cervello ama il conosciuto (anche se ti fa soffrire)

Questa è una delle verità più difficili da accettare, e allo stesso tempo una delle più liberanti: spesso scegliamo il familiare, non perché sia bello, ma perché è prevedibile.

Il conosciuto ti dà una mappa.
Il nuovo ti chiede di imparare una lingua.

E quando il tuo corpo non si sente al sicuro, la mente trova mille motivi per rimandare: perfezionismo, procrastinazione, autosvalutazione preventiva, iper-analisi, “tanto non serve”, “non è il momento”.

Non sei sbagliata/o.
Stai solo usando un sistema di protezione che confonde l’evoluzione con una minaccia.


Non è un hobby: dentro di te ci sono due istanze che tirano in direzioni diverse

Realizzarti davvero non è un passatempo. È una trasformazione.
E spesso il conflitto non è tra “voglio farlo” e “non ne sono capace”.

È tra due parti interne:

Una parte vuole espandersi, esprimersi, compiersi.
Un’altra vuole sicurezza.

Quando vinci “a forza”, spesso paghi con ansia.
Quando rinunci “per quieto vivere”, paghi con frustrazione.

E da qui nasce quella sensazione stranissima: desideri una cosa e allo stesso tempo la temi.

La paura di riuscire è spesso questo: non la paura del traguardo, ma la paura di chi diventerai arrivandoci.


Dal piombo all’oro: la resistenza non va eliminata, va trasformata

Nel carosello c’è un’immagine bellissima: il “piombo” non si butta. Si trasmuta.

Il piombo può essere:

  • ansia
  • blocco
  • procrastinazione
  • perfezionismo
  • autosvalutazione

È una protezione mal calibrata. Una protezione che un tempo aveva un senso.

La svolta arriva quando cambi frase dentro di te.

Non più: “Mi fermo perché sono sbagliata/o.”
Ma: “Mi fermo perché una parte di me ha paura… e oggi posso guidarla.”

Questa è maturità emotiva, anche se non suona “tecnica”. È una cosa molto umana: smettere di insultarti e iniziare a capirti.


Cambia domanda: dal “perché mi autosaboto?” al “da cosa mi proteggo?”

C’è una domanda che spesso tiene le persone incastrate:
“Perché mi autosaboto?”

Sembra utile, ma a volte è una frusta. Perché sotto sotto contiene già un’accusa.

Prova a cambiare domanda, con curiosità:

Da cosa sto cercando di proteggermi?

Quale sensazione non voglio sentire?

E, ancora più potente: Quale prezzo sto pagando per questa protezione?

Quando fai questa svolta, succede una cosa importante: nasce discernimento.
Non sei più contro di te. Sei con te.

E da lì puoi scegliere un passo vero, non un “buon proposito”.


Tre mosse semplici (quando senti che stai per bloccarti)

Non ti propongo la solita lista perfetta da seguire. Ti propongo tre gesti piccoli, realistici, che puoi usare nel momento esatto in cui senti il freno.

  1. Dai un nome a quello che sta succedendo.

    Quando stai per esporti, prova a dirti: “Quando sto per farmi vedere, sento questo… e faccio quest’altro.”
    È un modo gentile per portare luce. E quando porti luce, la paura perde potere.

  2. Regola il corpo prima della mente.

    Per 30–90 secondi: guarda intorno lentamente (come a dire al tuo sistema: “qui e ora è diverso”), allunga l’espirazione, senti i piedi a terra.
    Non è “magia”. È un segnale semplice: sono qui, adesso, e posso restare.

  3. Non fare tutto. Fai il 5%.

    Non serve il salto. Serve la prova piccola.
    Il cervello cambia previsione con prove piccole ma ripetute.
    Quel 5% può essere: inviare un messaggio, chiedere un’informazione, pubblicare una bozza, dire un no, chiedere un sì. Poco. Ma vero.


La svolta: diventare la persona che sei chiamata/o a essere

A volte la vera paura non è uscire.
È diventare.

Perché realizzare una missione di vita implica lasciare un’identità vecchia, una fedeltà familiare, una maschera.
E anche se nessuno te lo dice apertamente, dentro potresti sentire: “Se cambio, tradisco.”

Ecco perché, spesso, l’evoluzione è un processo “alchemico”: non butti via niente.
Trasformi. Integra. Porti con te la storia, ma smetti di farle guidare il volante.

E se mentre leggi senti che qualcosa risuona, sappi questo: non sei qui per caso.
Stai già ascoltando una parte più vera.


Quando può aiutarti un percorso di counseling (senza forzature)

Ci sono momenti in cui il 5% è difficile da fare da soli, non perché “non ce la fai”, ma perché la paura è antica e sa essere persuasiva.

In questi casi può essere utile avere uno spazio in cui mettere ordine, ascoltare senza giudizio, e trovare passi concreti. Io lavoro a Torino e anche online.

Se vuoi conoscermi, puoi partire dal sito principale. Se preferisci scrivermi direttamente, trovi i contatti. E se ti farebbe bene un primo passo leggero, c’è il colloquio conoscitivo gratuito.


FAQ

Come capisco se è paura di riuscire?

Se ti blocchi soprattutto quando le cose iniziano a funzionare (o quando stai per esporti), e ti racconti che “non è il momento”, spesso non è pigrizia: è protezione.

Perché procrastino proprio quando tengo davvero a qualcosa?

Perché ciò che ti importa ti rende visibile. E la visibilità può attivare paure antiche: giudizio, invidia, rifiuto, aspettative.

La resistenza va combattuta?

Di solito no. Funziona meglio trattarla come una parte che teme qualcosa. Se la combatti, si irrigidisce. Se la ascolti, si trasforma.

Come faccio a non farmi travolgere dall’ansia quando mi espongo?

Torna al corpo: espirazione più lunga, piedi a terra, orienting (guardarti intorno). Poi scegli un micro-passo: il 5%, non il salto.

Il counseling può aiutarmi anche se “non voglio fare terapia”?

Sì. Il counseling è uno spazio di ascolto e orientamento nel presente: ti aiuta a fare chiarezza, riconoscere schemi e scegliere passi possibili, senza etichette.

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