Infuturarsi: significato e come vivere il futuro senza ansia
Beatrice LencioniCondividi
TL;DR
Infuturarsi non è “pensare troppo al domani”: è imparare a stare nel presente tenendo aperte le possibilità, senza fuggire e senza irrigidirsi. È scegliere una direzione con lucidità e gentilezza, anche quando non hai tutte le certezze. E, a volte, è il passaggio più semplice e più difficile: non rimandare te stessa.
Indice
- Che significa davvero “infuturarsi”
- Perché questa parola ci riguarda (anche senza fare filosofia)
- Heidegger detto bene: il futuro come possibilità
- Infuturarsi autentico vs inautentico
- Il tema delicato: la finitezza che libera
- Passato, presente, futuro: non tre scatole separate
- Tre scene quotidiane per capire se ti stai infuturando
- Un modo gentile per infuturarti senza diventare rigida
- FAQ
Prima di tutto: che significa davvero “infuturarsi”?
“Infuturarsi” è una parola rara, bellissima, un po’ spiazzante. È una di quelle parole che sembrano arrivare da lontano e, proprio per questo, sanno parlare dritto al presente. In un senso profondo, “infuturarsi” è un modo di stare nel tempo: non solo vivere le ore che passano, ma accorgersi di come le stai vivendo.
In questo articolo userò “infuturarsi” come gesto interiore concreto: un modo per aprire il futuro senza fuggire dal presente. Non un invito a fare piani perfetti, ma a riconoscere una cosa semplice: tu non sei soltanto ciò che sei stata. Sei anche ciò che puoi diventare.
Perché questa parola ci riguarda così tanto
Ci sono momenti in cui la vita sembra una stanza con troppe porte. Una porta è il passato: quello che hai fatto, quello che non hai detto, quello che ti è rimasto addosso. Una porta è il presente: le cose da gestire, i doveri, la stanchezza, il corpo che manda segnali che spesso ignoriamo. E poi c’è quella porta lì, la più rumorosa: il futuro.
Il futuro sa essere seducente e spaventoso nello stesso istante. E quando fa paura, succede spesso una cosa che sembra logica ma non lo è: restiamo fermi. Non perché non abbiamo desideri. Ma perché abbiamo troppo in gioco: la dignità, la speranza, la paura di perdere un amore, la paura di perdere tempo, la paura di scoprire che “non era la strada giusta”.
Infuturarsi è una domanda viva: come faccio a muovermi verso la mia vita, senza farmi trascinare dall’ansia?
Heidegger detto bene (e umano): il futuro come dimensione originaria
C’è un’idea potente: per alcune correnti di pensiero, il tempo non è solo una linea “passato → presente → futuro”. È una struttura unitaria, un intreccio. E dentro questo intreccio, il futuro non è “l’ultima casella”: è la dimensione che ci chiama alle nostre possibilità.
Tradotto nella vita quotidiana: una pietra è una pietra (punto). Tu invece sei anche ciò che puoi essere. Quando dici “non sono più quella di prima”, “non so cosa farò”, “ho paura di scegliere”… stai già toccando questa verità: sei un essere-possibile.
E questo non è motivazionale. È reale. E, quando lo riconosci, cambia il modo in cui ti guardi: dal “sono così” al “posso essere anche…”.
Infuturarsi autentico vs inautentico: quando il futuro è fuga e quando è apertura
Esistono due modi (molto umani) di stare nel futuro. Il primo è quando riempi il domani per non sentire: riempi l’agenda, riempi la testa, riempi le giornate. Sembra produttivo, ma dentro resta una tensione. È un futuro che non apre: stringe.
Il secondo è quando il futuro diventa un compagno discreto: non ti sequestra, non ti spinge a “fare tutto”, ma ti aiuta a scegliere una direzione che ti somiglia. È un futuro che accompagna.
La differenza non è “avere più coraggio”. Spesso è avere più presenza.
Infuturarsi autentico non è perfezione. È responsabilità dolce: “questa è la mia parte, questo è il mio passo possibile.”
Il punto delicato: la finitezza (e perché non è macabra, è liberante)
C’è un tema che, quando lo guardi con rispetto, non fa paura: la finitezza. Non come pensiero cupo, ma come promemoria del valore. Molte persone si perdono perché vivono come se ci fosse sempre tempo: tempo per amare meglio, tempo per cambiare, tempo per chiedere scusa, tempo per smettere di sopravvivere.
Quando ti ricordi che il tempo è prezioso, succede spesso un miracolo silenzioso: smetti di rimandare te stessa. E infuturarsi diventa più pulito: non “fare tutto”, ma fare ciò che conta davvero.
Passato, presente e futuro non sono tre scatole separate
Il passato è ciò da cui provieni. Il presente è dove ti muovi, dove ti occupi della tua vita e delle tue relazioni. Il futuro è ciò verso cui ti orienti. Ma non sono compartimenti stagni: sono intrecciati.
Lo vedo spesso quando qualcuno mi dice: “Vorrei cambiare, ma poi mi blocco.” Oppure: “Mi sembra di ripetere sempre la stessa storia.” A volte non è mancanza di volontà. È che il passato si è infilato nel futuro sotto forma di paura. E il presente, nel mezzo, diventa un campo minato.
Infuturarsi non è “scappare avanti”. È ricordarti che il futuro si decide anche nel modo in cui stai oggi: con micro-scelte, con confini, con verità dette bene, con un “no” dove ti annulli e un “sì” dove ti richiami.
Tre scene quotidiane in cui capisci se ti stai infuturando (o se stai fuggendo)
1) Quando dici “poi vediamo”
Esiste un “poi vediamo” saggio (quando davvero serve tempo) e un “poi vediamo” che è anestesia. Se lo ripeti da mesi su una cosa importante, forse non stai proteggendo la scelta: stai proteggendo la paura. Infuturarsi, qui, può essere una frase piccola: “oggi scelgo almeno un passo.”
2) Quando riempi ogni buco
Agenda piena, testa piena, telefono pieno. E sotto, una stanchezza che non passa. A volte il riempire è un modo per non sentire quell’inquietudine che arriva quando la vita chiede verità. Infuturarsi autentico non è fare di più. È fare spazio perché emerga ciò che conta.
3) Quando ti chiedi “ma io cosa voglio?”
Questa domanda, per molti, è difficilissima. Perché se ascolti davvero la risposta, poi devi rispettarla. E rispettarla cambia le relazioni, i confini, le abitudini. Infuturarsi è anche questo: trattare il tuo desiderio come una cosa seria.
A Torino ci sono mattine grigie e precise, che sembrano invitarti a non disturbare. Poi giri l’angolo, prendi aria lungo il Po e qualcosa in te dice: “Io però non sono nata per trattenermi sempre.” Ecco: quello è già infuturarsi. Non perché hai deciso tutto. Ma perché ti sei concessa la possibilità di essere più vera.
Un modo gentile per “infuturarti” senza diventare rigida
Ti propongo un approccio semplice: non “decidi la vita”, ma dai un nome alla direzione. Una direzione non è un contratto. È un orientamento. Può suonare così: “Voglio smettere di scegliere per paura.” Oppure: “Voglio imparare a chiedere.” Oppure ancora: “Voglio una relazione che non mi consumi.”
Poi arriva la domanda concreta: qual è un gesto di oggi che rende possibile quel futuro? A volte è una conversazione. A volte è un confine. A volte è un curriculum. A volte è un’ora senza telefono, solo per sentire che cosa ti succede dentro.
Infuturarsi non è controllare il domani. È tornare in contatto con ciò che conta, oggi.
E se senti che il futuro ti pesa, forse non ti serve “motivazione”. Ti serve compagnia. Io sono Beatrice Lencioni, counselor relazionale a Torino e online: non sono una psicologa né una psicoterapeuta. Nel mio lavoro non “aggiusto” le persone. Accompagno, ascolto, creo spazio: spazio per fare ordine, ritrovare direzione, tornare alle proprie risorse.
Se vuoi conoscere il mio modo di lavorare, puoi partire dal mio sito. Se invece senti che è il momento di parlarne, trovi i riferimenti nella pagina contatti. E se vuoi fare un primo passo leggero, c’è anche il colloquio online gratuito: spesso è il modo più semplice per capire se ti risuona questo approccio.
Se poi scegli di proseguire, ogni colloquio è un investimento nel tuo benessere: 60€.
FAQ
Cosa vuol dire infuturarsi, in una frase?
Vuol dire stare nel presente tenendo aperte le possibilità del tuo futuro, senza fuggire e senza irrigidirti: scegliere una direzione, anche piccola, e smettere di rimandare te stessa.
Infuturarsi è lo stesso che “fare programmi”?
No. I programmi sono strumenti. Infuturarsi è un atteggiamento interiore: comprenderti come possibilità e orientarti verso ciò che ti somiglia, con gentilezza e lucidità.
Come capisco se sto “fuggendo nel futuro”?
Quando il futuro serve a non sentire il presente: agenda piena, decisioni rimandate, obiettivi che non ti appartengono, ansia che cresce invece di chiarire.
Infuturarsi può aiutare se ho paura di scegliere?
Sì, perché ti sposta dal “devo scegliere perfetto” al “posso scegliere un passo possibile”. Spesso è lì che l’ansia si abbassa e la vita riparte.
Da dove comincio, in concreto?
Da una domanda gentile: “Qual è una direzione che mi somiglia?” E poi da un gesto piccolo oggi che la rende reale: una conversazione, un confine, un primo passo che non ti tradisce.