Irretimento | Beatrice Lencioni Counselor Torino

Costellazioni familiari e irretimento: quando l’amore si incastra nel passato

Beatrice Lencioni

TL;DR

L’irretimento, nelle costellazioni familiari, è quando senza accorgertene ti “leghi” al peso, alle emozioni o al destino di qualcuno del tuo sistema familiare.

Le costellazioni aiutano a rendere visibili queste lealtà invisibili e a rimettere ciascuno al proprio posto, con rispetto e confini più chiari — a Torino o online, se ti è più comodo.

Ci sono giorni in cui ti guardi allo specchio e ti dici: “Ok, basta. Voglio cambiare.” E poi… ti ritrovi di nuovo nella stessa scena, con attori diversi ma copione identico. A volte è una relazione. A volte è un lavoro. A volte è quel senso di colpa che arriva sempre quando finalmente ti stavi rilassando.

E non è perché “non ti impegni abbastanza”. Spesso è perché dentro di te si muove qualcosa che ha radici profonde: un desiderio antico di appartenere, di riparare, di non lasciare nessuno indietro. Nelle costellazioni familiari, questa dinamica ha un nome molto preciso: irretimento.

Una frase che torna spesso:

“Non è una tua colpa. È un tuo tentativo d’amore.”

Cosa sono le costellazioni familiari (spiegato semplice)

Le costellazioni familiari sono un metodo nato dall’osservazione delle dinamiche di famiglia: l’idea è che ciascuno di noi non viva solo la propria storia personale, ma sia influenzato — a volte in modo sottile — da ciò che è accaduto nel proprio sistema familiare, anche prima della propria nascita.

In una costellazione si “mette in scena” la famiglia: in gruppo attraverso persone che rappresentano i vari membri, oppure in modo individuale usando oggetti e posizioni nello spazio. L’obiettivo non è trovare un colpevole, né riscrivere il passato: è rendere visibile una mappa invisibile di legami, ruoli, esclusioni e appartenenze.

Una costellazione familiare è un lavoro esperienziale che aiuta a osservare le lealtà nascoste del proprio sistema (famiglia, relazioni, lavoro) e a cercare un nuovo allineamento più rispettoso, senza perdere se stessi.

Io lavoro come counselor relazionale (non come psicologa né psicoterapeuta) e, quando integro lo sguardo sistemico, lo faccio con una bussola molto concreta: sicurezza, rispetto, confini. Se ci sono temi che richiedono un supporto sanitario o clinico, è importante rivolgersi ai professionisti competenti.

Che cos’è l’irretimento nelle costellazioni familiari

L’irretimento è una forma di coinvolgimento inconscio con un membro della famiglia. In parole semplici: potresti ritrovarti a portare emozioni, pesi, scelte o “destini” che non sono davvero tuoi, ma che appartengono a qualcun altro del sistema.

Non è una decisione consapevole. È come una fedeltà che nasce da un bisogno profondissimo: appartenere. Perché, anche quando la famiglia è stata difficile, il desiderio di legame resta. E a volte, pur di non spezzare quel filo, lo stringiamo così forte da farci male.

Un esempio semplice (quello che chiarisce subito)

Immagina un nonno escluso dalla famiglia: per vergogna, per conflitto, per una storia che “non si doveva raccontare”. Anni dopo, un nipote vive fallimenti ripetuti o un senso di colpa senza motivo apparente. Nello sguardo costellativo, quel nipote potrebbe essere irretito nel destino del nonno: come se, senza saperlo, dicesse: “Io ti tengo con me. Io ti faccio esistere.”


Gli Ordini dell’Amore: la cornice che fa capire l’irretimento

Nelle costellazioni si parla spesso di Ordini dell’Amore: principi che, quando sono rispettati, aiutano il sistema familiare a stare in equilibrio. Quando invece vengono violati, possono nascere conflitti, ripetizioni e irretimenti.

1) Appartenenza: “Tutti hanno diritto di appartenere”

In uno sguardo sistemico, nessuno dovrebbe essere cancellato: neppure chi è stato giudicato, dimenticato, allontanato, “messo fuori” perché scomodo. Quando qualcuno viene escluso, il sistema spesso tenta di compensare: è come se un posto rimanesse vuoto e qualcuno dopo, magari un figlio o un nipote, provasse a riempirlo.

A volte lo fa con una forma di vita “a metà”: non si concede gioia, si autosabota, sente colpa quando sta bene. Non perché sia “sbagliato”, ma perché, nel profondo, sta cercando di ristabilire un equilibrio.

2) Ordine gerarchico: “Chi è arrivato prima ha precedenza”

Genitori prima dei figli, nonni prima dei genitori. Non è una questione di potere: è una questione di posto. I grandi hanno dato, i piccoli hanno ricevuto. Quando un figlio si mette “più grande” dei genitori — per giudicarli, salvarli, sostituirli — spesso perde forza, perché si sposta in un ruolo che non è il suo.

“Tu sei la grande / il grande. Io sono la piccola / il piccolo.”

Non è sottomissione. È un movimento di riconoscimento che rimette ordine e alleggerisce.

3) Equilibrio tra dare e ricevere (soprattutto in coppia)

Nelle relazioni, se uno dà troppo e l’altro riceve e basta, prima o poi l’amore si spegne o diventa risentimento. E quando c’è un torto importante, non basta “far finta di niente”: serve riconoscimento, responsabilità, un gesto che rimetta dignità.

Questo principio si riflette anche nell’irretimento: quando dai oltre misura, spesso non stai solo amando. Stai tentando di compensare qualcosa che viene da lontano.

Come nasce un irretimento: quattro inneschi che vedo spesso

Non prenderli come etichette. Prendili come domande gentili. Quelle che non ti giudicano, ma ti aprono una porta.

1) Un’esclusione (anche antica)

Una persona rimossa, una storia taciuta, un “non se ne parla”. L’esclusione non sparisce: cambia forma. A volte diventa blocco, ripetizione, senso di colpa. Come se il sistema dicesse: “Se non ti posso guardare, allora ti porto dentro.”

2) Un segreto che pesa più di quanto sembra

I segreti creano tensione non perché siano “maledizioni”, ma perché occupano spazio emotivo. Il non detto cerca un posto, e spesso lo trova nelle generazioni successive: inquietudine, confusione, scelte che non si capiscono.

3) Ruoli invertiti

Un figlio che diventa confidente, partner emotivo, “adulto di casa”. Un figlio che sente di dover reggere la madre, proteggere il padre, mantenere l’equilibrio familiare. È un amore enorme, sì. Ma è anche un posto sbagliato che, alla lunga, stanca e spegne.

4) Il “movimento d’amore cieco”

Ci sono lealtà così forti da diventare gabbie: “Resto vicino a te anche se mi perdo.” L’irretimento spesso è questo: una vicinanza pagata con la propria libertà. Il lavoro non è smettere di amare. Il lavoro è imparare ad amare senza scomparire.

Segnali quotidiani: quando potresti essere irretita/o

A volte non c’è “il grande trauma” che ti aspetti. A volte c’è solo una ripetizione ostinata, silenziosa. E tu ti chiedi perché.

Indizi frequenti (non test, non diagnosi)

Ti senti in colpa quando stai bene. Ti carichi sempre gli altri. Fai fatica a ricevere aiuto. Ti autosaboti quando le cose vanno. Ti ritrovi in relazioni dove “salvi” o “insegui”. Senti un peso che non ha una causa chiara nella tua storia personale.

Se ti riconosci anche solo in uno di questi passaggi, non significa che “c’è qualcosa che non va in te”. Significa che c’è un filo da guardare con cura. E spesso quel filo non chiede forza: chiede verità.

Ordini del Successo: quando il lavoro replica la famiglia

Lo sguardo sistemico non riguarda solo “mamma e papà”. Riguarda anche il lavoro, il denaro, l’identità. Perché il lavoro è un sistema. E nei sistemi, i posti contano.

I fondatori vengono prima

In un’azienda, chi ha fondato o è arrivato prima spesso rappresenta la radice. Se quella radice viene svalutata o umiliata, l’organizzazione può perdere stabilità. Non perché “punita”, ma perché perde il suo appoggio interno: quel senso di continuità che fa dire “qui c’è una storia, qui c’è un’origine”.

“Tu hai fondato. Io continuo.”

Riconoscere l’origine non ti rende più piccolo: ti rende più solido.

Il denaro e il permesso di ricevere

Molte persone non hanno un problema di competenze: hanno un problema di ricezione. Come se dentro ci fosse una frase segreta: “Non me lo merito.” “Non posso.” “Devo pagare.” A volte, questo si intreccia con la storia familiare: se rifiuti le radici, spesso ti senti senza diritto. E allora non ti concedi il successo, oppure lo vivi con ansia.

Il cliente è “più grande” nel suo ruolo

Nel lavoro di aiuto e anche nell’impresa, chi paga permette all’altro di vivere del proprio lavoro. Riconoscere questa gerarchia (senza sentirsi inferiori) evita confusione, fatica inutile e risentimento. È un modo per rispettare il patto.

Ordini dell’Aiuto: quando ti prendi il destino degli altri

Questa parte è per le persone generose. Quelle che ascoltano, accolgono, tengono. Quelle che, senza accorgersene, diventano “la spalla di tutti”.

Nello sguardo sistemico, l’aiuto funziona meglio quando resta in ordine: aiuto chi chiede, resto sullo stesso livello dell’adulto che ho davanti, accompagno “per un tratto” senza sostituirmi. Quando invece mi metto “più grande” — quando salvo, risolvo, porto io — rischio due cose: mi esaurisco e creo dipendenza.

“Io ti accompagno per un tratto.”

È una frase semplice, ma può cambiare il modo in cui ami e il modo in cui ti proteggi.

Il collegamento con l’irretimento è diretto: l’irretimento spesso nasce quando c’è confusione di posto. Un figlio al posto di un genitore. Un partner al posto di un ex. Un aiuto che diventa sostituzione. Un “prendersi carico” che, in realtà, è un tentativo disperato di tenere un sistema in equilibrio.

Cosa succede, concretamente, in una costellazione

Se non hai mai fatto una costellazione, può sembrare misteriosa. In realtà è più semplice di quanto immagini: si parte da una domanda concreta (non “tutta la vita”, una cosa precisa). Poi si rappresentano i membri del sistema e si osserva come si dispongono nello spazio: dove c’è distanza, tensione, esclusione, confusione di ruoli.

A volte emergono frasi brevi e potenti — non come formule magiche, ma come movimenti di riconoscimento: “Tu fai parte della nostra famiglia.” “Io ti vedo.” “Io prendo la vita così com’è arrivata.” Sono frasi che aiutano a rimettere al posto giusto ciò che era rimasto sospeso.

Una nota importante

Questo lavoro può muovere emozioni intense. Per questo conta tantissimo il contesto: cura, confini, rispetto, tempi giusti. Non è una gara a “fare in fretta”. È un processo che va accompagnato con delicatezza.

Come sciogliere un irretimento senza forzarti

Io non credo nelle forzature. Credo nei passaggi possibili. E spesso il primo passo è il più semplice: smettere di darti la colpa.

1) Dare un nome al filo

“Questo peso non è solo mio.” Quando lo riconosci, cambi postura. Non sei più dentro la confusione: sei davanti a una storia.

2) Restituire con amore (non con rabbia)

Restituire non significa abbandonare. Significa rispettare. È un gesto interiore che suona così: “Ti onoro. Ti vedo. E ti lascio ciò che è tuo.” A volte basta questa frase per smettere di portare il mondo sulle spalle.

3) Tornare al proprio posto

Spesso significa: essere figlia/o, non partner del genitore; essere adulta/o, non salvatrice/salvatore; essere te, non riparazione di un passato. Tornare al proprio posto non ti separa: ti rende libera/o di amare meglio.

Torino e radici: perché questo tema parla anche di te, qui e ora

A Torino incontro tante persone forti. Persone che tengono duro. Persone che “non vogliono pesare”. E a volte quella forza è splendida. Altre volte è un’eredità: un modo antico di appartenere.

L’irretimento spesso è proprio questo: un’appartenenza pagata con te stessa o te stesso. Il passaggio non è tagliare i legami. È fare una cosa più adulta: restare in relazione senza perdere il proprio posto.

Se senti che questo tema ti riguarda e vuoi esplorarlo con delicatezza, puoi conoscere meglio il mio modo di lavorare sul mio sito: BeatriceLencioni.it.

Per scrivermi e raccontarmi cosa stai vivendo, trovi qui la pagina contatti: contattami. Se preferisci iniziare con un primo passo leggero, c’è anche il colloquio online gratuito.

Le sessioni successive, se deciderai di proseguire, hanno un costo di 60€: un investimento sulla tua chiarezza, sui tuoi confini, sulla tua libertà emotiva.


FAQ — domande che arrivano spesso

Le costellazioni familiari sono una terapia?

Di solito vengono proposte come lavoro esperienziale sistemico. Se ci sono bisogni clinici o sanitari, è importante rivolgersi ai professionisti competenti. Io lavoro come counselor relazionale: posso accompagnarti nella consapevolezza e nei passaggi di vita, senza sostituire percorsi sanitari.

Cos’è l’irretimento in una frase?

È quando, per appartenenza e amore, ti identifichi inconsciamente con il peso o la storia di un familiare, e inizi a portare qualcosa che non è davvero tuo.

L’irretimento riguarda solo la famiglia?

No. Può comparire anche nel lavoro e nelle relazioni: quando “prendi il posto” di qualcuno, quando ti carichi responsabilità che non ti spettano, quando ti metti più grande dell’altro per salvarlo.

Come capisco se sono irretita/o?

Non esiste un test unico. Un indizio è la ripetizione: schemi che tornano, senso di colpa senza oggetto, fatica a ricevere, autosabotaggio quando le cose vanno bene. Sono segnali da esplorare con cura, non da giudicare.

Una costellazione può essere emotivamente intensa?

Sì, può muovere emozioni importanti. Per questo è fondamentale un contesto protetto, tempi rispettosi e una guida attenta. L’integrazione dopo è parte del percorso: non si “fa e basta”, si ascolta ciò che è emerso.

Posso fare qualcosa da sola/o?

Puoi iniziare osservando i tuoi schemi senza colpevolizzarti e ponendoti domande gentili: “Per chi sto portando questo peso?” “Cosa sto cercando di riparare?” “A chi sto restando fedele?” Se senti che il tema è profondo o ti destabilizza, è meglio farti accompagnare.

Torna al blog

Il tuo percorso di benessere inizia qui

Sei pronto a prenderti cura di te?

Se le riflessioni di questo articolo ti hanno toccato o incuriosito, è il momento di considerare un percorso terapeutico. Ognuno di noi porta con sé sfide e desideri di cambiamento: insieme, possiamo trasformare gli ostacoli in opportunità di crescita. Inizia un viaggio di ascolto, comprensione e rinnovamento per ritrovare l’equilibrio che meriti.

Non aspettare: contattami ora per un primo colloquio gratuito e senza impegno.

Scrivi il tuo nuovo capitolo di benessere.

Mandami un messaggio WhatsApp

Non esitare a contattarmi per una chiacchierata senza impegno.