
Come uscire da una relazione narcisistica senza perdersi
Beatrice LencioniCondividi
Mi chiamo Beatrice, e da anni accompagno le persone a ritrovare fiducia in sé stesse dopo relazioni che hanno lasciato il segno. So bene che, quando si parla di narcisismo relazionale, non si tratta solo di una moda. C’è una realtà concreta, fatta di emozioni disorientanti, di legami che confondono, e di dubbi che logorano. Oggi vorrei raccontarti come si sviluppa questo ciclo, perché è così complesso uscirne e, soprattutto, come iniziare a liberarsene per tornare a respirare con pienezza.
Il fascino che incanta: la fase dell’idealizzazione
All’inizio, tutto sembra magico. Ti senti compreso, amato, al centro di un’attenzione travolgente. È la fase che molti chiamano love bombing: messaggi continui, promesse di eternità, gesti romantici a sorpresa. Sembra un sogno. Ma proprio questo sogno diventa la lente che rende più difficile vedere ciò che, pian piano, inizia a cambiare.
Nelle esperienze che ho ascoltato, torna spesso la frase: “Era tutto perfetto all’inizio”. È proprio lì che si crea l’aggancio: nella bellezza iniziale. È importante riconoscere che non c’è niente di sbagliato nel desiderare amore, attenzioni e presenza. Ma a volte quell’intensità iniziale serve a nascondere una realtà molto diversa.
Il declino: la svalutazione sottile
Quando l’incanto svanisce, emergono piccoli spostamenti: battutine taglienti, lunghi silenzi, parole dette con tono freddo. A volte tutto viene fatto passare per ironia o per “sincerità brutale”, ma dentro qualcosa si incrina. Ci si ritrova a dubitare di sé, a chiedersi se si sta facendo qualcosa di sbagliato, a cercare di tornare alla fase luminosa dei primi tempi.
Ho letto un articolo in cui veniva descritto questo come un’altalena emotiva: momenti dolci seguiti da gesti che feriscono. È un andamento che genera confusione, perché si alternano aspettative e delusioni. E in questa confusione si inizia ad adattarsi, ad abbassare i propri bisogni, nella speranza che le cose tornino come prima.
Quando qualcosa si spezza: il distacco emotivo
A un certo punto, l’attenzione scompare. Arriva una freddezza improvvisa, una distanza difficile da spiegare. Talvolta tutto avviene in modo brusco, altre volte è un lento allontanamento fatto di indifferenza e silenzi. Chi vive questa esperienza spesso resta con un senso di vuoto e smarrimento, come se il legame si fosse dissolto senza un motivo.
È proprio in questo momento che nasce una delle dinamiche più dolorose: cercare una spiegazione, voler recuperare ciò che si è perso, tornare a sentirsi visti. Ma più si prova, più sembra che nulla sia sufficiente. E questo può creare un circolo che svuota di energia e di fiducia.
Il ritorno inatteso: l’uncino relazionale
Succede, a volte, che la persona che si era allontanata torni. Magari con un messaggio dolce, un ricordo condiviso, una frase apparentemente innocua. Si riaccende la speranza: “Forse ha capito, forse ora sarà diverso”. Ma poi tutto ricomincia come prima. È ciò che nei racconti viene chiamato ritorno a vuoto: un riavvicinamento che sembra autentico, ma che serve solo a riprendere il controllo del legame.
Comprendere che si tratta di un ciclo ripetitivo è il primo passo per iniziare a guardarlo da fuori. Per smettere di chiedersi “cosa c’è che non va in me” e iniziare a chiedersi “perché continuo ad accettare ciò che non mi fa stare bene?”.
Perché è così difficile liberarsi?
Uscire da queste dinamiche non è facile. C’è un legame emotivo, un attaccamento profondo che spesso nasce dal desiderio di essere amati per davvero. Si cerca di salvare la relazione, si prova a sistemare tutto, anche quando dentro si sente che qualcosa non va più.
Molte persone mi raccontano di sentirsi sole, incomprese, con la sensazione di aver perso sé stesse per adattarsi. Ecco perché è importante ricordare che non si è soli: ci sono spazi di ascolto, confronto e accoglienza dove puoi iniziare a rimettere al centro te stesso o te stessa. Se lo desideri, puoi farlo anche partendo da un colloquio gratuito in cui raccontarti senza pressioni, senza giudizi.
Liberarsi dal ciclo: un percorso di consapevolezza
Liberarsi non significa semplicemente chiudere una relazione: significa tornare a conoscersi. È un percorso che parte dall’autoascolto. Serve riconoscere i segnali che non hai voluto vedere, ma anche valorizzare tutto ciò che hai imparato.
Durante i colloqui uso spesso l’immagine di un labirinto. Quando si è dentro, sembra non ci sia uscita. Ma se inizi a salire — piano piano — e a guardarlo dall’alto, scopri che una via c’è. È fatta di piccoli passi, di momenti di verità e di nuovi punti di riferimento.
Una parte essenziale di questo cammino è riscoprire relazioni sane: legami autentici, senza paura o pressione, in cui puoi essere te stesso o te stessa senza dover dimostrare nulla. La connessione sincera è un terreno fertile per la rinascita.
La rinascita: ritrovare sé stessi
Spesso mi viene chiesto: “Si torna mai davvero a stare bene?”. E la mia risposta è sì, ma non esiste una formula magica. Si procede per tentativi, con pazienza e rispetto dei propri tempi. Alcuni giorni ti sentirai fortissimo, altri un po’ più fragile. Ma ogni volta che scegli di non ignorarti più, stai crescendo.
In questo cammino, il ruolo di chi ascolta non è quello di dare risposte, ma di essere accanto. Di creare uno spazio sicuro dove ciò che provi può esistere, senza bisogno di giustificazioni. Un luogo dove rimettere insieme i pezzi senza fretta, senza pressioni.
Il valore dei confini
Una delle tappe più significative è imparare a dire “no”. Non per chiudersi al mondo, ma per proteggersi. Spesso, chi ha vissuto queste esperienze sente il bisogno di “essere sempre disponibile”. Ma il vero rispetto comincia proprio da sé stessi: da quando smetti di permettere che gli altri decidano quanto vali.
Riscoprire la propria voce è un atto rivoluzionario. Ho visto molte persone, inizialmente incerte, iniziare a scegliere in modo chiaro, semplice, coraggioso. E ogni volta che un “no” nasce dal cuore, si fa spazio un “sì” più grande verso la vita.
Tornare a fidarsi del proprio sentire
Forse il segno più profondo che lasciano certe relazioni è il dubbio su ciò che si sente. “Forse esagero”, “Forse ho frainteso”… Sono frasi comuni, che tolgono forza e chiarezza. Ma il tuo sentire merita fiducia. Se qualcosa ti fa stare male, è già un segnale da ascoltare.
Ricostruire la fiducia in sé non è un traguardo: è un viaggio. Un percorso fatto di verità sussurrate, piccoli gesti, nuove scelte. Se senti che è il momento di iniziare, puoi farlo anche solo leggendo le risorse che trovi sul mio sito o scrivendomi nella pagina dei contatti.
Non sei ciò che hai vissuto
Se c’è un messaggio che vorrei lasciarti, è questo: non sei ciò che ti è accaduto. Sei tutto ciò che scegli di diventare a partire da adesso. Il ciclo relazionale che hai vissuto non definisce chi sei. Sei molto di più: sei la tua volontà di ricominciare, la tua capacità di amare, la tua luce.
Inizia a guardarti con uno sguardo gentile. Coltiva spazi di silenzio, respiri profondi, parole vere. La libertà di essere te stesso o te stessa è già un diritto. E tutto ciò che serve per liberartene… è già dentro di te.
La tua storia non finisce qui
Ogni volta che ascolto una storia simile alla tua, sento il bisogno di dire: “Non sei solo. Non sei sola. Non è troppo tardi.” A volte bastano parole semplici, uno spazio di ascolto, o il coraggio di un primo passo.
Se queste righe ti hanno risuonato dentro, puoi iniziare da qui: dal desiderio di voler stare meglio, dal bisogno di sentirti visto o vista. Sul mio sito puoi prenotare un colloquio gratuito, leggere altri articoli, scrivermi per un confronto. Io sono qui per accompagnarti.
Perché sì, la tua storia può cambiare. E merita di farlo.