Come fare nuove amicizie da adulti quando sembra che tutti abbiano già la loro vita
Beatrice LencioniCondividi
Relazioni · Amicizia adulta · Appartenenza
«Dovremmo prenderci un caffè, uno di questi giorni.»
«Assolutamente! Organizziamo.»
Poi passano tre settimane. Magari sei mesi. E quel caffè rimane sospeso in una dimensione parallela, insieme alle telefonate che dovremmo fare e ai libri che abbiamo promesso di leggere.
Se ti stai chiedendo come fare nuove amicizie da adulti, forse questa scena ti è familiare. Vorresti conoscere persone, avere qualcuno con cui condividere una serata, una passeggiata o semplicemente una conversazione che non riguardi il lavoro.
Eppure sembra che tutti abbiano già il proprio giro. Le proprie abitudini, il proprio calendario, le persone di riferimento. Tu, invece, non sai bene come trovare un posto senza avere la sensazione di arrivare a una festa quando sono già stati assegnati tutti i posti a tavola.
Vorrei partire da una riflessione: forse la parte più difficile non è incontrare qualcuno. È attraversare quel periodo in cui vi conoscete, vi trovate anche simpatici, ma non siete ancora amici.
Come fare nuove amicizie: perché da adulti sembra più difficile
Ripensa a quando frequentavi la scuola, l'università o i primi ambienti di lavoro.
Incontravi spesso le stesse persone. Condividevate orari, luoghi, esperienze e, qualche volta, anche la noia di dover stare lì.
Non era necessario organizzare ogni occasione. Potevi rivedere qualcuno il giorno dopo, riprendere una conversazione lasciata a metà e scoprire lentamente di avere qualcosa in comune.
Da adulti molte di queste condizioni cambiano. Gli incontri possono diventare occasionali, gli orari non coincidono e ogni nuova conoscenza deve trovare spazio tra responsabilità già presenti.
L'amicizia smette, almeno in parte, di avere una struttura quotidiana che la sostiene. Richiede una scelta più consapevole.
E qui può nascere una fatica particolare: desideri spontaneità, ma per rendere possibile un incontro devi prima confrontare tre agende, due turni di lavoro e un impegno già preso.
La spontaneità, insomma, ogni tanto ha bisogno di un appuntamento fissato sul calendario.
Quando tutti sembrano avere già il proprio gruppo
Una delle sensazioni più scoraggianti è osservare persone che sembrano avere amicizie consolidate da anni.
Si conoscono dall'adolescenza, organizzano vacanze, hanno battute incomprensibili per chi arriva dopo. Tu le incontri e pensi: «Ma io, lì dentro, che posto potrei avere?»
Può accadere così di rinunciare ancora prima di provare, immaginando che non ci sia spazio per una persona nuova.
Eppure avere amici storici non significa necessariamente non desiderare altri incontri. Le persone possono sentire il bisogno di relazioni differenti anche quando hanno già una vita sociale.
Inoltre, non tutte le amicizie devono nascere entrando in un gruppo esistente. A volte un legame comincia tra due persone che si incontrano fuori dai rispettivi giri abituali.
Il punto, forse, è smettere di pensare che per costruire appartenenza sia necessario trovare subito una compagnia completa.
Anche una sola relazione nella quale ti senti accolto, ascoltato e libero di essere te stesso può rappresentare un cambiamento importante.
Conoscere persone e costruire un'amicizia non sono la stessa cosa
Immagina di partecipare a una cena, un'attività di gruppo o un incontro organizzato per conoscere nuove persone.
La serata è piacevole. Parli con qualcuno, ridete, scoprite interessi comuni. Tornando a casa pensi che sarebbe bello rivedervi.
Ma che cosa succede dopo?
È proprio qui che una conoscenza potrebbe iniziare a diventare qualcosa di diverso. Non è sufficiente essersi trovati bene una volta: occorre creare la possibilità di incontrarsi ancora.
Un'amicizia si costruisce anche attraverso piccoli passaggi che, presi singolarmente, sembrano insignificanti. Ricordare qualcosa che l'altra persona ha raccontato. Chiedere come sia andata una giornata importante. Condividere un pensiero. Accettare un invito oppure proporne uno.
Non sempre nascerà un legame profondo. Ci possono essere persone piacevoli con le quali rimaniamo semplicemente conoscenti, ed è normale.
Ma se desideriamo che un incontro abbia la possibilità di crescere, ogni tanto dobbiamo permettergli di uscire dal contesto in cui è nato.
Un'amicizia non comincia quando abbiamo finalmente abbastanza confidenza per cercarci. A volte comincia proprio quando troviamo il modo di cercarci senza averla ancora.
La parte scomoda delle nuove amicizie
C'è una fase delle relazioni adulte della quale si parla poco: quella dei quasi-amici.
Vi siete incontrati alcune volte. Vi trovate bene. Magari avete già condiviso qualcosa di personale, ma non abbastanza da sapere quale posto occupate reciprocamente nelle vostre vite.
Non sai se puoi telefonare. Non sai se proporre una seconda uscita possa sembrare insistente. Non sai quanto raccontare di te e quanto aspettare.
Soprattutto, non hai ancora quella familiarità che permette di essere spontanei senza pensarci troppo.
Fare amicizia da adulti richiede anche di accettare di sentirsi, per un po', leggermente fuori posto.
Può sembrare una piccola verità scomoda, ma vale la pena osservarla: forse stai aspettando di sentirti a tuo agio prima di avvicinarti, quando una parte di quella naturalezza potrà arrivare soltanto attraverso nuovi incontri.
Questo non significa forzarsi, raccontare immediatamente tutto o restare in situazioni che non fanno stare bene.
Significa distinguere il disagio di una conoscenza ancora giovane dalla sensazione di essere davvero nel posto sbagliato.
Sono esperienze differenti e meritano ascolti differenti.
«Gli scrivo o disturbo?»
Hai conosciuto una persona simpatica. Ti piacerebbe rivederla e hai anche pensato a un'occasione concreta.
Apri WhatsApp, scrivi un messaggio, lo rileggi. Poi lo cancelli.
«Magari ha già tanti amici.» «Forse sembrerò invadente.» «Se avesse voglia di vedermi, mi cercherebbe.»
Sono pensieri comprensibili, specialmente se in passato hai vissuto relazioni nelle quali ti sei sentito poco ricambiato o hai avuto l'impressione di essere sempre tu a fare il primo passo.
Ma proporre un incontro non equivale a pretendere attenzione. E ricevere un rifiuto non significa necessariamente essere rifiutati come persone.
Si può anche cominciare con una proposta semplice, che lasci all'altro la libertà di scegliere:
«Mi ha fatto piacere chiacchierare con te l'altra sera. Se ti va, uno di questi giorni potremmo prenderci quel caffè di cui parlavamo.»
Non serve costruire il messaggio perfetto. Serve piuttosto ricordare che esprimere il desiderio di rivedere qualcuno non è un'invasione.
Naturalmente conta anche la risposta dell'altra persona. Un'amicizia non dovrebbe diventare una rincorsa continua: la reciprocità si riconosce osservando ciò che accade nel tempo, non interpretando ogni singolo messaggio.
Perché aspettare sempre che siano gli altri a cercarci può lasciarci fermi
A volte ci piacerebbe essere invitati. Sentire che qualcuno ha pensato a noi spontaneamente. Ricevere quel messaggio che dice: «Ti va di fare qualcosa sabato?»
È un desiderio comprensibile. Essere cercati ci fa sentire considerati.
La difficoltà può nascere quando trasformiamo questa aspettativa nell'unico modo possibile per verificare l'interesse degli altri.
Se entrambe le persone aspettano un'iniziativa, quella relazione potrebbe rimanere ferma anche in presenza di una simpatia reciproca.
Potresti allora chiederti: sto aspettando perché preferisco davvero lasciare spazio all'altra persona, oppure perché prendere l'iniziativa mi esporrebbe alla possibilità di ricevere un no?
Non c'è una risposta giusta per tutti. E non significa che tu debba diventare l'organizzatore ufficiale delle amicizie altrui.
A volte, però, fare il primo passo è semplicemente un modo per rendere visibile un interesse che altrimenti resterebbe soltanto nella tua testa.
Fare amicizia dopo i 40 o 50 anni: quando cambia anche la nostra vita
Cercare nuove amicizie a 40 anni oppure a 50 anni può avere significati molto diversi.
Qualcuno si è trasferito e ha lasciato altrove le relazioni di sempre. Qualcun altro ha attraversato una separazione e si è accorto che gran parte della vita sociale ruotava intorno alla coppia.
C'è chi ha dedicato molti anni al lavoro, alla famiglia o alla cura di altre persone, ritrovandosi oggi con più tempo ma meno occasioni di condivisione.
E c'è anche chi ha semplicemente cambiato interessi. Gli amici di una vita possono rimanere persone care, ma non condividere più alcune curiosità, desideri o modi di trascorrere il tempo.
Cercare nuovi legami non significa necessariamente sostituire quelli esistenti. Può significare riconoscere che siamo cambiati e che anche il nostro bisogno di relazione ha assunto una forma differente.
A volte ci si sente quasi in imbarazzo ad ammetterlo: «Alla mia età devo davvero ricominciare a farmi degli amici?»
Ma l'amicizia non appartiene a una specifica stagione della vita. E non esiste una scadenza oltre la quale sia troppo tardi per desiderare nuove persone accanto.
Se ti riconosci in una fase di cambiamento più ampia, potrebbe interessarti anche la riflessione su ricominciare a 50 anni senza cancellare ciò che sei stato .
Perché a volte ricominciare una vita sociale non riguarda soltanto chi incontreremo. Riguarda anche il permesso che ci concediamo di costruire qualcosa di nuovo.
Come conoscere nuove persone senza trasformarlo in un altro compito
Naturalmente le occasioni di incontro contano. Se la tua quotidianità non prevede momenti di condivisione fuori dagli ambienti abituali, conoscere persone nuove può diventare complicato.
Attività culturali, volontariato, gruppi di lettura, camminate, laboratori, associazioni e incontri organizzati possono offrire occasioni differenti.
Esistono anche iniziative nate esplicitamente per favorire la socializzazione offline, come La Cena degli Sconosciuti .
Non perché partecipare a una cena garantisca di trovare un amico, naturalmente. Ma perché può creare un contesto in cui incontrare nuove persone è già un'intenzione condivisa.
La questione interessante, però, non è riempire ogni sera con un'attività diversa.
Potrebbe essere più sostenibile scegliere un'occasione che senti davvero vicina ai tuoi interessi e concederti il tempo di frequentarla, senza dover stabilire dopo il primo incontro se ne sia valsa la pena.
Non tutte le uscite devono produrre un'amicizia. Puoi vivere un'esperienza piacevole anche senza portare a casa un nuovo numero di telefono.
Cosa puoi iniziare a osservare
Se oggi desideri allargare la tua cerchia sociale, prima di chiederti che cosa dovresti fare potrebbe essere utile ascoltare alcuni aspetti del tuo modo di stare nelle relazioni.
Ti propongo qualche domanda. Non come una lista da completare, ma come piccoli punti di osservazione.
- Che amicizia sto cercando davvero? Persone con cui uscire, qualcuno a cui confidarmi, interessi da condividere oppure una maggiore sensazione di appartenenza?
- Quanto spazio concreto ho per una nuova relazione? Il desiderio di avere amici trova posto anche nelle mie abitudini quotidiane?
- Che cosa succede quando conosco qualcuno? Riesco a essere curioso oppure sento di dover risultare immediatamente interessante?
- Come vivo la mancata reciprocità? Riesco a distinguere una conoscenza che non cresce da un giudizio sul mio valore personale?
- Quale piccolo gesto di vicinanza mi sarebbe possibile? Un invito, un messaggio, una proposta concreta, senza pretendere di sapere già come andrà.
C'è poi una distinzione che considero importante: sentirsi soli e trascorrere del tempo da soli non sono necessariamente la stessa esperienza.
Potresti avere molte conoscenze e non sentire una vicinanza autentica. Oppure avere poche relazioni, ma viverle come profondamente significative.
Se desideri approfondire questa differenza, puoi leggere anche l'articolo dedicato a solitudine e isolamento emotivo .
Quando la difficoltà non è trovare persone, ma lasciarsi conoscere
Vorrei aggiungere una riflessione.
Può succedere di avere tante occasioni sociali, parlare facilmente con gli altri, essere piacevoli in compagnia e, nonostante questo, non riuscire a costruire legami che vadano oltre la superficie.
A volte siamo molto abituati a mostrare la parte efficiente, disponibile o divertente di noi. Quella che sa tenere viva una conversazione e non chiede mai troppo.
Ma un'amicizia può avere bisogno, gradualmente, anche di altro.
Di poter dire che una giornata non è andata bene. Di esprimere una preferenza. Di raccontare qualcosa che conta davvero. Di ammettere che ci farebbe piacere essere cercati.
Questo non significa raccontare la propria vita a chiunque o rinunciare ai confini personali. La fiducia ha i suoi tempi e si costruisce attraverso incontri nei quali entrambe le persone possono scegliere quanto aprirsi.
Potresti però domandarti: nelle mie nuove conoscenze sto permettendo agli altri di incontrare anche qualcosa di autentico di me, oppure cerco soprattutto di essere la persona che penso si aspettino?
Perché essere apprezzati è piacevole. Ma sentirsi conosciuti è un'esperienza diversa.
Quando può essere utile parlarne in un percorso di counseling
Non tutte le difficoltà nel fare nuove amicizie richiedono un percorso personale. A volte abbiamo semplicemente bisogno di occasioni, tempo o di incontrare persone con le quali sentiamo maggiore affinità.
In altri momenti, però, potresti accorgerti che il desiderio di vicinanza si accompagna a una fatica ricorrente nell'esporsi, nel chiedere spazio o nel sentirsi parte di una relazione.
Un percorso di counseling relazionale può offrire uno spazio di ascolto e confronto nel quale osservare queste dinamiche, riconoscere i propri bisogni e comprendere quale modo di stare con gli altri sia più coerente con ciò che desideriamo.
Mi chiamo Beatrice Lencioni, sono Counselor Relazionale a Torino e lavoro anche online.
Il mio lavoro non consiste nell'insegnarti a diventare più estroverso, più socievole o una persona diversa da quella che sei. È uno spazio nel quale puoi portare ciò che vivi, ascoltarlo e cercare una direzione personale, rispettando i tuoi tempi.
Il counseling non è psicoterapia e non sostituisce percorsi psicologici, psicoterapeutici o sanitari, quando necessari.
Se senti che ci sono più fili intrecciati e non sai ancora quale ascoltare per primo, puoi prenderti un momento con Da dove posso partire? , uno spazio gratuito di orientamento personale.
Le amicizie nuove hanno bisogno anche di un piccolo rischio
Forse ricordi quella persona alla quale oggi scrivi senza pensarci, con cui puoi essere spontaneo, condividere un silenzio o raccontare una giornata storta.
Eppure c'è stato un momento in cui nemmeno quella persona era ancora un'amica.
Qualcuno ha proposto il primo caffè. Qualcuno ha mandato un messaggio senza sapere se avrebbe ricevuto risposta. Qualcuno ha trovato il coraggio di mostrare un pezzetto in più di sé.
Forse oggi non ti manca la capacità di stare con gli altri. Potrebbe mancarti uno spazio in cui tornare a rischiare un po' di vicinanza.
E non serve iniziare con una rivoluzione.
A volte può bastare smettere di lasciare quel famoso caffè sospeso per altri sei mesi.
Domande frequenti sulle amicizie da adulti
Come fare nuove amicizie da adulti se si parte da zero?
Può essere utile frequentare con continuità ambienti legati ai propri interessi, concedendosi il tempo di conoscere le persone senza cercare subito un legame profondo. Anche una conoscenza alla volta può essere un inizio.
Perché dopo i 40 anni è più difficile trovare nuovi amici?
Spesso cambiano le occasioni quotidiane: lavoro, famiglia, abitudini e impegni possono ridurre il tempo condiviso. Questo non significa che sia troppo tardi per costruire nuove amicizie, ma che possono servire maggiore intenzionalità e continuità.
Come conoscere nuove persone a 50 anni?
Puoi partire da attività che senti vicine ai tuoi interessi, associazioni, incontri culturali, gruppi locali o iniziative di socializzazione. L'età non stabilisce la possibilità di creare nuovi legami. Conta anche trovare occasioni che desideri frequentare nel tempo.
Come trasformare una conoscenza in un'amicizia?
Attraverso occasioni ripetute, curiosità reciproca e piccoli gesti di attenzione. Un invito, un messaggio o una conversazione più personale possono creare continuità. La confidenza, quando nasce, ha bisogno dei tempi e della disponibilità di entrambe le persone.
È normale sentirsi soli anche se si conoscono tante persone?
Sì, può accadere. Avere molti contatti non equivale necessariamente a sentirsi compresi, accolti o vicini a qualcuno. Può essere utile osservare quale tipo di relazione desideri, oltre al numero di persone che frequenti.
Come capire se una persona vuole davvero diventare mia amica?
Non esiste un singolo gesto che possa confermarlo. Puoi osservare nel tempo la reciprocità, l'interesse, la disponibilità a incontrarsi e il piacere di condividere qualcosa. Una conoscenza che non cresce non è necessariamente un giudizio sul tuo valore.
L’autrice
Beatrice Lencioni
Counselor Relazionale · Costellatrice junior · Trame Familiari
Sono Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino. Accompagno persone e coppie che stanno attraversando momenti di difficoltà relazionale, cambiamento o confusione, offrendo uno spazio di ascolto, consapevolezza e confronto rispettoso dei tempi e dell’unicità di ciascuno.
Nel mio lavoro integro il counseling relazionale con pratiche di consapevolezza e strumenti di crescita personale. Faccio inoltre parte di Trame Familiari , progetto dedicato alle Costellazioni Familiari Sistemiche. Ricevo in presenza a Torino e online.
Professionista ai sensi della Legge n. 4 del 14 gennaio 2013.