Cerchi un counselor a Torino? Ecco da dove iniziare
Beatrice LencioniCondividi
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TL;DR
Se stai cercando un counselor a Torino, la cosa più importante non è “trovare il migliore”, ma trovare la persona giusta per te: qualcuno che sa ascoltarti senza giudicare, chiarisce obiettivi concreti e ti accompagna con passi realistici. Qui trovi criteri pratici per scegliere bene, domande da fare al primo contatto e segnali per capire se un percorso ti sta facendo bene.
C’è un momento, spesso molto silenzioso, in cui inizi a digitare su Google: “counselor Torino”. Non è sempre un momento drammatico. A volte è un momento stanco. Un “non ce la faccio più a far finta di niente”. A volte è un momento lucido: hai capito che da sola o da solo ci stai girando intorno da mesi e che, forse, adesso serve una presenza esterna che ti aiuti a fare ordine.
Se sei qui, probabilmente stai cercando proprio questo: un punto di partenza. E io, che di lavoro faccio la counselor (e che a Torino ci vivo e ci lavoro), voglio offrirti una guida concreta ma umana. Non una lista fredda, non un “manuale perfetto”. Piuttosto: le cose che vorrei sapessi prima di scegliere, per non perdere tempo, soldi, energie… e soprattutto per non perdere fiducia.
Cercare un counselor non significa “avere qualcosa che non va”. Spesso significa solo: voglio capirmi meglio mentre ci sono dentro.
Io sono Beatrice Lencioni, counselor relazionale e olistica a Torino. Nel mio lavoro non faccio diagnosi e non prometto “soluzioni”. Accompagno le persone a gestire le difficoltà, a ritrovare risorse, a scegliere passi possibili nel presente. Se vuoi dare un’occhiata al mio sito: beatricelencioni.it.
Da dove iniziare quando cerchi un counselor a Torino
Quando cerchi un counselor a Torino, spesso stai portando una fatica che ha mille volti: un nodo relazionale (coppia, famiglia, amicizie, lavoro), un’emozione che torna (ansia, rabbia, senso di colpa), o un passaggio di vita che ti sta chiedendo più di quanto pensassi.
Sotto, quasi sempre, la richiesta è una: “aiutami a capirmi mentre ci sono dentro”. Perché quando sei dentro una difficoltà, la mente fa due cose: o si perde in mille pensieri, o si irrigidisce in una sola versione della storia. Il counseling, quando è fatto bene, ti restituisce spazio. E lo spazio è ciò che permette di scegliere.
Counselor a Torino: cosa fa (in parole semplici) e cosa non fa
Lo dico subito, così togliamo nebbia: un counselor non è un/una psicologo/a e non è un/una psicoterapeuta. Non è “meglio” o “peggio”: è un lavoro diverso.
Un percorso di counseling è un accompagnamento orientato al presente: ti aiuta a mettere a fuoco cosa sta succedendo e come ti muovi dentro quella situazione; ti aiuta a riconoscere schemi relazionali e reazioni automatiche; ti aiuta a trovare strumenti pratici e micro-scelte che ti riportino a te.
Un buon percorso non ti rende dipendente: ti restituisce autonomia. Non è “qualcuno che ti dice cosa fare”, ma qualcuno che ti aiuta a vedere e scegliere con più lucidità.
Se invece stai cercando un percorso clinico o senti che c’è bisogno di un inquadramento sanitario, è importante rivolgersi a figure sanitarie. Questa chiarezza non ti limita: ti tutela.
Perché a Torino molti aspettano troppo prima di chiedere supporto
Torino è una città bella e intensa, con una cultura del “tengo duro”. E in questa cultura tante persone arrivano tardi: quando sono già allo stremo, quando la relazione è diventata una guerra fredda, quando l’autostima è così bassa che perfino chiedere aiuto sembra “troppo”.
Che tu viva in Crocetta, San Salvario, Aurora, Vanchiglia o in provincia, la dinamica è simile: si stringono i denti e si va avanti. Finché il corpo (o il cuore) chiede una pausa.
Non devi aspettare di “scoppiare”. Spesso il momento migliore è quando sei ancora in tempo.
Come scegliere un counselor Torino: 7 criteri che contano davvero
Non ti dirò “scegli quello con più follower” o “quello con il sito più bello”. Possono essere dettagli utili, ma non sono il cuore. Il cuore è: come ti senti in presenza di quella persona.
1) Ti senti ascoltata/o o ti senti “analizzata/o”?
Dopo il primo contatto dovresti sentire: “Ok, posso respirare. Posso parlare senza dovermi difendere”. Non serve essere d’accordo su tutto, ma serve un clima in cui la tua esperienza non viene ridotta a etichette.
2) Sa spiegarti come lavora, con parole comprensibili
Un counselor serio non ti tiene nel mistero. Ti dice cosa potete fare insieme, come si struttura un incontro, con quale frequenza, e come si capisce se il percorso sta funzionando.
3) Non promette miracoli, ma ti lascia una sensazione di direzione
Diffida delle promesse “ti risolvo in tre sedute”. Cerca chi ti restituisce autonomia e chiarezza.
4) Ti aiuta a definire un obiettivo umano, non una performance
L’obiettivo non è “diventare perfetta/o” o “non provare mai ansia”. L’obiettivo è più vero: comunicare meglio, mettere confini, scegliere, non perderti quando l’altro si arrabbia.
5) Rispetta i tuoi tempi, ma non alimenta l’immobilità
Un counselor non ti spinge, ma nemmeno ti lascia parcheggiata/o. Ti accompagna a fare passi piccoli e concreti.
6) C’è coerenza tra quello che dice e quello che fa
Se parla di ascolto e poi interrompe, se parla di rispetto e poi giudica… il corpo lo sente. La relazione è già parte del lavoro.
7) Ti senti libera/o di dire “non mi torna”
In un buon percorso puoi dire: “questa cosa non mi risuona” senza paura di deludere. Se senti che devi compiacere anche lì, fermati e ascolta quel segnale.
Domande utili da fare al primo contatto
Molte persone mi scrivono e dicono: “Non so cosa chiedere”. Ti capisco: quando sei vulnerabile, vorresti solo sentirti accolta/o. Ma alcune domande ti proteggono e ti chiariscono.
Domande semplici, utili:
• “Come si svolge il primo incontro?”
• “Quanto dura una sessione e ogni quanto ci si vede?”
• “Che tipo di temi segui più spesso?”
• “Come capiamo insieme se il percorso sta funzionando?”
In presenza o online?
C’è chi ama la presenza: uscire di casa, attraversare la città, sedersi in uno spazio dedicato. Altre persone preferiscono l’online perché hanno tempi stretti o si sentono più protette nel proprio ambiente. Non c’è una scelta giusta per tutti: c’è la scelta giusta per te, oggi.
“Ma mi serve davvero un counselor?” I segnali che dicono: sì, potrebbe aiutarti
Non devi aspettare di “scoppiare”. Spesso il momento migliore è quando sei ancora in tempo. Se noti che ripeti sempre lo stesso copione nelle relazioni, se hai un tema che torna e ti toglie energia, se hai perso fiducia nelle tue scelte, se vivi una crisi di direzione e hai bisogno di una bussola… allora un percorso può essere un buon inizio.
Cosa aspettarti da un primo colloquio
Molti pensano che il primo incontro sia “racconto tutta la mia vita”. Non necessariamente. Un primo colloquio, fatto bene, è più simile a: “Vediamo insieme dove sei, cosa ti pesa di più, cosa desideri cambiare, e che tipo di strada possiamo fare”.
Se vuoi, sul mio sito puoi prenotare un colloquio conoscitivo gratuito: clicca qui. È un primo passo leggero per capire se c’è sintonia e se il mio modo di lavorare fa per te.
Counselor relazionale a Torino: perché la parola “relazionale” conta
Molte difficoltà sembrano “interne”, ma si accendono in relazione: ti chiudi quando l’altro si arrabbia, ti perdi quando devi scegliere tra te e l’approvazione. Per questo parlo di counseling relazionale: non lavoriamo solo su “cosa provi”, ma anche su come comunichi, cosa chiedi, cosa non chiedi, dove ti adatti troppo, dove ti dimentichi.
Se vuoi approfondire cosa intendo e come lavoro come counselor a Torino, trovi la pagina dedicata: Counselor Torino.
Quanto costa un counselor a Torino?
I costi variano in base a professionista, durata e tipo di percorso. Nel mio caso, il primo colloquio è gratuito (conoscitivo e informativo) e le sessioni successive hanno un costo di 60€. Se in questo momento 60€ ti sembrano tanti, non sei sbagliata/o: significa solo che va valutato con realtà.
Come capire se il percorso sta funzionando
I segnali arrivano presto, anche se piccoli: ti senti più presente a te, riconosci prima gli automatismi, fai una conversazione diversa dal solito, riesci a scegliere un passo (anche minuscolo) invece di restare bloccata/o. Non è sempre “mi sento bene”. A volte è: “mi sento vera/o”. Ed è un ottimo inizio.
Errori comuni quando cerchi un counselor Torino
Tre errori frequenti: scegliere solo per urgenza; restare nel confronto infinito; cercare qualcuno che “ti dica cosa fare”. Se vuoi proteggerti, prova a fare un contatto, fare domande pratiche e ascoltare la sensazione che ti resta addosso.
Se senti che questo modo di parlare ti fa respirare, puoi partire dalla pagina principale: beatricelencioni.it. Se preferisci scrivermi direttamente, trovi qui i contatti: pagina contatti. E se vuoi un primo passo semplice, prenota il colloquio conoscitivo gratuito: prenotalo qui.
FAQ — Domande frequenti
Counselor Torino: quanto dura un percorso?
Dipende dal tema e dall’obiettivo. Alcune persone scelgono un percorso breve per un nodo specifico, altre un tempo più lungo per consolidare cambiamenti relazionali e nuove abitudini emotive.
Posso fare counseling online se vivo a Torino?
Sì. Molte persone alternano online e presenza in base ai periodi e ai tempi della settimana. L’importante è che tu ti senta a tuo agio nel formato scelto.
Che differenza c’è tra counselor e psicologo?
Sono professioni diverse. Il counseling lavora sull’accompagnamento nel presente e sull’orientamento, senza diagnosi o impostazione clinica. Se senti bisogno di un percorso sanitario, è bene rivolgersi a figure sanitarie.
Posso venire anche se non ho “un grande problema”?
Sì. Spesso il counseling è più efficace quando arrivi prima di “scoppiare”: quando vuoi capire, scegliere e smettere di ripetere lo stesso copione.
Come scelgo tra più counselor a Torino?
Fai un primo contatto, fai domande pratiche, e soprattutto ascolta come ti senti: sicurezza, chiarezza, rispetto. La relazione è parte del lavoro.
Il primo colloquio è gratuito?
Nel mio caso sì: è un colloquio conoscitivo e informativo. Le sessioni successive costano 60€.