Baiting emotivo: quando ti provocano per farti sentire sbagliata
Beatrice LencioniCondividi
Ti è mai successo di esplodere per una provocazione e, un secondo dopo, sentirti dire che “quella problematica” sei tu? Se ti riconosci, sappi che non sei “troppo”: potresti essere finita nella dinamica del baiting emotivo, un gioco sottile che sposta l’attenzione dalla provocazione… alla tua reazione.
Pubblicato: 13 gennaio 2026 • Aggiornato: 13 gennaio 2026 • Beatrice Lencioni
In breve: il baiting emotivo è una provocazione costruita per farti reagire, così da poterti accusare, farti dubitare di te e mantenere il controllo della relazione.
Non si vince spiegando tutto. Si vince riconoscendo la dinamica, mettendo confini e smettendo di consegnare la propria energia all’esca.
Baiting emotivo: quando ti provocano per farti sentire sbagliata
Magari eri stata paziente per giorni. Magari avevi ingoiato frasi pungenti, battutine, sguardi, silenzi che sapevano di giudizio. E poi… zac. La goccia. Tu reagisci. Ti difendi, piangi, alzi la voce, provi a spiegarti. E dall’altra parte arriva una calma quasi teatrale, come se la tua emozione fosse la prova definitiva che sei “instabile”, “esagerata”, “drammatica”.
A volte ti accorgi che non era “un litigio”, ma una regia. E la domanda fa male: “Ero solo un personaggio nel film di qualcun altro?”
La buona notizia è che proprio da qui si può ripartire. Non diventando fredda. Non diventando cinica. Tornando a te: con confini più chiari, parole più pulite, e una presenza che non si lascia comprare da un’esca.
Cos’è il baiting emotivo (in parole semplici)
Il baiting emotivo è una provocazione deliberata: frasi, atteggiamenti, allusioni o colpe sottili dette nel momento giusto, nel tono giusto, per toccare i tuoi punti più vulnerabili.
Non è “carattere forte”. Non è “dire le cose in faccia”. È un modo di tirarti fuori dai tuoi confini per ottenere una cosa precisa: la tua reazione. Perché la tua reazione diventa una prova da esibire, un modo per spostare l’attenzione dal loro comportamento al tuo, un’arma per farti dubitare di te stessa (o te stesso).
E spesso la dinamica è ripetitiva: prima ti punzecchiano, poi restano “calmi”, e quando tu esplodi… ti fanno passare per la persona fuori controllo.
Come riconoscere il baiting: i segnali più comuni
Se vuoi capire come riconoscere il baiting, prova a osservare non solo cosa succede, ma come ti senti. Di solito tornano sensazioni ricorrenti: confusione (“ma l’ha detto davvero?”), bisogno di dimostrare di essere “ragionevole”, vergogna per la tua emozione, come se ti rendesse meno credibile.
C’è un segno molto chiaro: dopo l’esplosione non si apre un dialogo, si apre un processo. Non cercano comprensione. Cercano un verdetto: tu sei il problema.
Perché “spiegare” spesso peggiora tutto
Quando siamo persone sensibili (e anche molto lucide), tendiamo a credere che la chiarezza salvi: che una frase detta bene, un messaggio lungo, una spiegazione calma possano riportare l’altro al rispetto. Ma nel baiting spesso succede l’opposto: più spieghi, più dai materiale.
Chi usa l’esca emotiva ascolta per capire dove colpirti, non per capirti davvero. Memorizza ciò che ti ferisce e lo ripropone. Usa le tue parole come “prova” per ribaltare la storia. E tu rimani incastrata a “ragionare” dentro un gioco che non è nato per essere onesto.
Baiting e gaslighting: qual è la differenza?
Domanda super frequente. In modo semplice:
Gaslighting: ti porta a dubitare della tua percezione (“non è mai successo”, “te lo inventi”, “sei troppo sensibile”).
Baiting: ti porta a reagire emotivamente e poi usa la tua reazione come prova (“vedi? sei tu che sei aggressiva”, “sei fuori controllo”).
Spesso vanno insieme: prima ti provocano, poi negano, poi ti accusano di reagire. È una spirale perfetta per farti perdere fiducia in te.
Il silenzio non è una sconfitta (se è un confine)
Qui serve una precisione importante: c’è un silenzio che punisce (potere) e un silenzio che protegge (confine). Nel baiting, non rispondere può essere un gesto di cura verso di te: significa interrompere la spirale e smettere di “nutrire” la provocazione.
A volte il confine più sano è una frase breve, senza spiegazioni: “Ne parliamo quando c’è rispetto.” “Adesso mi fermo.” “Non continuo questa conversazione così.” E poi… fine. Nessun comizio. Nessun romanzo. La tua energia non è un bene pubblico.
Grey rock: non diventare fredda, diventa neutra
In alcuni contesti (co-genitorialità, lavoro, famiglia) non puoi tagliare i contatti da un giorno all’altro. E allora serve una strada realistica: ridurre il terreno di gioco. La tecnica chiamata “grey rock” significa: risposte brevi, neutre, essenziali. Zero dettagli personali. Zero difese emotive. Zero tentativo di convincere.
Non è “fare la statua”. È smettere di offrire appigli. Non ti rende cattiva. Ti rende una persona che ha capito dove finisce il dialogo e dove inizia la trappola.
Perché ci caschiamo anche quando lo capiamo?
Perché il baiting non prende solo la testa. Prende il cuore. Ci caschiamo perché abbiamo bisogno di essere visti. Perché una parte dentro di noi spera: “Se mi spiego bene, mi capirà.” Ci caschiamo perché vogliamo giustizia: “non è vero che sono io quella sbagliata”. E l’ingiustizia fa impazzire, mentre il baiting si nutre proprio di questo.
Non sei tu l’errore. Sei solo finita nella regia di qualcun altro. E da qui puoi ricominciare a scegliere.
Come si esce dal baiting: tornare al centro
La domanda non è solo “cosa gli dico?”. La domanda è: come torno io? La libertà comincia quando smetti di essere spostabile. A volte il “centro” è un posto del corpo, prima ancora che della mente: senti i piedi, rallenti, respiri e scegli di non consegnare la tua reazione a chi la sta cercando.
Quando senti arrivare l’esca, prova a chiederti: “Sto rispondendo per proteggermi o per dimostrare qualcosa?” “Se rispondo, mi avvicino a me o mi allontano?” È una domanda che cambia la scena, perché ti rimette al posto di regista.
Quando succede in coppia: non è “vincere”, è proteggere la dignità
Se il baiting è dentro una relazione affettiva, spesso c’è un dolore enorme sotto: la speranza che l’altra persona smetta, capisca, si accorga. Può anche accadere che, con persone davvero disponibili a mettersi in discussione, certe dinamiche si trasformino. Ma quando la provocazione è sistematica e l’obiettivo è sempre farti sentire sbagliata, la strada cambia.
Qui il confine non serve a fare paura. Serve a tenere salva la tua dignità. Una pace che ti chiede di sparire non è pace. È resa.
Torino e il “tenere botta”: quando la forza diventa una gabbia
A Torino incontro spesso persone che “tengono”: lavorano, gestiscono, incassano, non vogliono disturbare. E quando finalmente esplodono, si vergognano persino della propria emozione. È come se la forza fosse un dovere.
E invece la forza più adulta è imparare a fermarsi prima dell’esplosione. È riconoscere l’esca quando arriva. È dire: “Io non gioco.” Non perché sei superiore. Ma perché ti vuoi bene.
Se ti riconosci: un passo concreto (senza promesse magiche)
Io sono Beatrice Lencioni, counselor relazionale e olistica a Torino (e online). Nel mio lavoro non faccio diagnosi e non “aggiusto” le persone: accompagno chi si sente confuso, svuotato, in colpa, dopo dinamiche relazionali che spostano e consumano.
Se vuoi capire meglio cosa ti sta succedendo e quali confini possono essere realistici per te:
Visita il mio sito: beatricelencioni.it
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Oppure prenota un colloquio online gratuito
A volte basta un primo confronto per rimettere a fuoco la tua realtà e tornare a respirare.
Nota importante sulla sicurezza
Se nelle provocazioni c’è paura, minaccia, controllo o qualunque forma di violenza (anche solo percepita), la priorità è la sicurezza. In Italia puoi contattare il 1522 (antiviolenza e stalking). Chiedere aiuto non è esagerare: è proteggersi.
FAQ sul baiting emotivo
Cos’è il baiting emotivo?
È una provocazione fatta apposta per farti reagire e poi usare la tua reazione contro di te.
Come capisco se è baiting o un litigio normale?
Nel litigio normale c’è confronto e responsabilità reciproca. Nel baiting c’è una regia: ti spingono oltre e poi ti colpevolizzano.
Rispondere con il silenzio è manipolazione?
Dipende: il silenzio può essere punizione o confine. Nel baiting, non rispondere può essere un confine protettivo.
Cosa posso dire quando mi provocano?
Frasi brevi e chiare: “Mi fermo qui.” “Ne parliamo quando c’è rispetto.” “Non continuo così.”
Il counseling può aiutarmi?
Può aiutarti a riconoscere la dinamica, ritrovare confini e scegliere risposte coerenti con te nel presente.