Situationship: quando una relazione senza nome occupa tutto lo spazio
Beatrice LencioniCondividi
Pubblicato: 19 agosto 2026
Ultimo aggiornamento: 19 agosto 2026
Autrice: Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino e online
In breve
Una situationship è una relazione affettiva o romantica che esiste nei fatti, ma che non viene definita chiaramente dalle persone coinvolte. Può esserci vicinanza, intimità e coinvolgimento senza un accordo esplicito su cosa sia la relazione o su dove stia andando.
Non è necessariamente qualcosa di negativo. Può però diventare faticosa quando ciò che viene vissuto, desiderato e investito da una persona non coincide con ciò che l'altra è disponibile a costruire. La domanda allora non è soltanto “Che cosa siamo?”, ma anche: “Come sto io dentro questa relazione?”
Ci sono relazioni che iniziano senza grandi dichiarazioni.
Un messaggio.
Poi un altro.
Una sera insieme.
Poi un'altra.
Arrivano le confidenze, l'intimità, magari il buongiorno appena svegli, la telefonata quando succede qualcosa di importante, quel modo particolare di guardarsi che decisamente non sa più di semplice amicizia.
Però, se qualcuno domanda:
“State insieme?”
parte quella specie di conferenza stampa improvvisata.
“Mah.”
“Ci frequentiamo.”
“Stiamo bene.”
“Non vogliamo mettere etichette.”
“Vediamo come va.”
“È complicato.”
Che, diciamolo, a volte significa tutto e niente contemporaneamente.
E intanto magari vi sentite ogni giorno, vi cercate, vi mancate, condividete pezzi importanti della vostra vita. Insomma, la relazione sembra esserci eccome.
Solo che non ha un nome.
Ed è proprio qui che entra in scena una parola diventata sempre più presente nel linguaggio delle relazioni contemporanee: situationship.
Situationship: significato della parola
Che cosa significa situationship?
Il Cambridge Dictionary descrive la situationship come una relazione romantica tra due persone che sono più che semplici amici ma che non si considerano ancora una coppia. Merriam-Webster mette in evidenza anche l'assenza di una definizione chiara rispetto al livello di impegno e alle aspettative future.
In parole molto più semplici:
Una situationship è una relazione che viene vissuta più di quanto venga dichiarata.
Può esserci affetto.
Può esserci attrazione.
Può esserci intimità.
Può esserci una frequentazione molto presente.
Ci si può comportare quasi come una coppia, senza però arrivare a dire chiaramente che cosa quella relazione rappresenti e quale direzione abbia.
Una cosa importante
L'assenza di un'etichetta non rende automaticamente una relazione sbagliata.
Due persone possono scegliere liberamente una relazione non convenzionale, poco definita o senza prospettive tradizionali ed esserne entrambe contente. La difficoltà nasce soprattutto quando l'ambiguità non è davvero condivisa.
Quando una persona pensa:
“Stiamo costruendo qualcosa.”
E l'altra pensa:
“Stiamo semplicemente vivendo il momento.”
Stessa relazione.
Due significati completamente diversi.
Relazione senza nome o relazione senza chiarezza?
Io credo che qui ci sia una distinzione importante.
Non sempre abbiamo bisogno di un'etichetta.
Abbiamo però bisogno di capire dove stiamo mettendo il cuore.
Perché puoi anche non usare le parole “fidanzato”, “fidanzata”, “compagno”, “compagna” o qualsiasi altra definizione.
Ma se ti trovi continuamente a interpretare messaggi, silenzi, tempi di risposta, weekend, inviti, sparizioni e ritorni, forse la questione non è più il nome.
È la chiarezza.
Una revisione sistematica pubblicata su Ricerche di Psicologia, basata su 23 studi dedicati all'incertezza e all'ambiguità nelle relazioni romantiche di adolescenti e giovani adulti, ha individuato tra i temi ricorrenti proprio la qualità della relazione, la comunicazione e gli effetti individuali dell'incertezza relazionale.
Questo non significa che ogni relazione incerta faccia stare male.
Significa però che l'ambiguità relazionale è un'esperienza concreta e merita di essere ascoltata quando inizia a occupare molto spazio.
Quali sono le caratteristiche di una situationship?
Non esiste una lista universale. Ci sono però alcune situazioni che possono ricorrere.
1. Vi comportate come una coppia, ma non siete una coppia
Vi vedete frequentemente.
Dormite insieme.
Vi raccontate cose intime.
Magari conoscete le rispettive abitudini, gli orari, perfino l'ordine abituale della pizza.
Però appena si parla della relazione arriva una nebbia degna della Val Padana.
“Perché dobbiamo definire tutto?”
“Non roviniamo quello che abbiamo.”
“Viviamocela.”
Può essere una scelta assolutamente legittima.
Ma dovrebbe funzionare per entrambi.
2. Il futuro rimane sempre fuori dalla conversazione
Non sto parlando di scegliere i nomi dei figli al terzo appuntamento.
Calma.
Parlo di cose molto più semplici.
Un concerto tra due mesi.
Una vacanza.
Una festa.
Il prossimo Natale.
Nella situationship può capitare che il presente sia molto intenso, mentre qualsiasi riferimento al futuro sembri improvvisamente troppo impegnativo.
3. I segnali sono contrastanti
Un giorno senti una vicinanza enorme.
Il giorno dopo una distanza inspiegabile.
Arrivano parole, gesti o attenzioni che sembrano raccontare un coinvolgimento importante, ma quando provi a chiedere chiarezza tutto viene ridimensionato.
“Ma allora quello che sento è reale oppure me lo sto immaginando?”
4. Non sai bene quale posto occupi
Sei importante?
Sei una possibilità?
Sei una persona con cui l'altra vuole costruire qualcosa?
Oppure sei una presenza piacevole finché non richiede una scelta?
Quando queste domande diventano quotidiane, la relazione può iniziare a occupare molto più spazio mentale di quanto occupi concretamente nella tua vita.
Perché una situationship può prendere così tanto spazio?
Questa è forse la parte che mi interessa di più.
Perché da fuori qualcuno potrebbe dire:
“Se non ti sta bene, vattene.”
Facile, eh?
Dal divano degli altri siamo tutti bravissimi a prendere decisioni.
Quando sei dentro una relazione, invece, le cose possono essere molto meno nette.
Perché non ci sono soltanto le assenze.
Ci sono anche i momenti belli.
Le risate.
L'intimità.
Le parole dette alle due di notte.
Quella sensazione di sentirti capita o capito.
I ritorni.
I piccoli gesti.
E soprattutto c'è una possibilità.
“Magari sta solo avendo bisogno di tempo.”
“Magari ha paura.”
“Magari tra qualche settimana sarà diverso.”
“Magari quello che c'è tra noi diventerà qualcosa.”
Il “magari” può essere potentissimo.
Perché non vivi soltanto ciò che sta accadendo. Vivi anche ciò che potrebbe accadere.
Ed è così che una relazione senza nome può finire per occupare tutto lo spazio.
Quando l'ambiguità diventa attesa
A un certo punto può succedere qualcosa di curioso.
Smetti di chiederti:
“Questa relazione mi piace?”
e inizi a chiederti:
“Come faccio a farla diventare quello che vorrei?”
Sembra una differenza piccola.
In realtà cambia quasi tutto.
Perché il centro non sei più tu e quello che stai vivendo.
Il centro diventa l'evoluzione della relazione.
Aspetti che l'altra persona sia pronta.
Aspetti quella conversazione.
Aspetti una conferma.
Aspetti che capisca.
Aspetti che scelga.
E mentre aspetti, potresti progressivamente ridurre ciò che chiedi.
“Non voglio mettere pressione.”
“Non voglio sembrare pesante.”
“Non voglio rovinare tutto.”
Finché magari arrivi a non dire più quello che desideri davvero.
“Non voglio etichette”: una situationship va sempre male?
No.
E secondo me è importante dirlo chiaramente.
Una situationship non è automaticamente una relazione infelice.
Ci sono persone che non desiderano una relazione tradizionale.
Persone che preferiscono vivere un legame nel presente.
Persone che hanno bisogno di maggiore autonomia.
Persone che costruiscono relazioni con regole diverse da quelle considerate abituali.
Non dobbiamo decidere dall'esterno quale forma debba avere una relazione.
La domanda è un'altra:
Quella forma è stata scelta davvero da tutte le persone coinvolte?
Perché una cosa è dire:
“Entrambi desideriamo questa libertà e ne abbiamo parlato.”
Un'altra è dire:
“Accetto questa situazione perché ho paura che, chiedendo qualcosa di diverso, perderò questa persona.”
Da fuori possono sembrare identiche.
Da dentro, però, sono due esperienze completamente diverse.
Situationship o frequentazione: qual è la differenza?
All'inizio di una conoscenza è normalissimo non sapere ancora dove si andrà.
Non possiamo incontrare qualcuno il martedì e pretendere il piano quinquennale entro venerdì.
La frequentazione contiene naturalmente una parte di scoperta.
Ci si conosce.
Si osserva come si sta insieme.
Si capisce se esiste interesse reciproco.
La differenza non dipende tanto dal numero di settimane trascorse, quanto dal modo in cui viene vissuta l'incertezza.
In una frequentazione può esserci un movimento:
“Non sappiamo ancora cosa diventerà, ma possiamo parlarne.”
In una situationship che diventa faticosa può invece prevalere l'immobilità:
“Non sappiamo cosa siamo e ogni tentativo di parlarne viene rimandato.”
È il famoso limbo.
E il limbo, all'inizio, può essere perfino eccitante.
Dopo parecchio tempo può diventare parecchio stancante.
Come capire se una situationship ti sta facendo bene?
Prima di domandare all'altra persona che cosa vuole, prova per un momento a riportare l'attenzione su di te.
Puoi chiederti:
- Posso dire quello che desidero senza sentirmi fuori posto?
- Mi sento libera o libero di fare domande sulla relazione?
- Quello che ricevo corrisponde almeno in parte a ciò di cui ho bisogno?
- Sto vivendo questa relazione oppure sto aspettando che cambi?
- Mi sento considerata o considerato anche fuori dai momenti di intimità?
- Le parole e i comportamenti dell'altra persona sono abbastanza coerenti?
- Sto accettando qualcosa che non mi fa stare bene perché temo di perdere tutto?
Non devi utilizzare queste domande per mettere un voto alla relazione.
Servono per ascoltare te.
Perché spesso, quando siamo molto concentrati sul capire cosa prova l'altra persona, dimentichiamo una domanda elementare:
“Io, qui dentro, come sto?”
Se vuoi più chiarezza, devi per forza chiedere “cosa siamo?”
Non necessariamente.
A volte la domanda “Che cosa siamo?” diventa quasi un interrogatorio.
Puoi partire invece da te.
Per esempio:
“Mi sto accorgendo che per me questa relazione sta diventando importante.”
“Sto bene con te, ma faccio fatica a stare nell'incertezza per molto tempo.”
“Vorrei capire se quello che desideriamo da questa relazione è simile.”
Non stai pretendendo una dichiarazione.
Stai portando nella relazione una parte vera di te.
E quello che accade dopo quella conversazione può offrirti molte informazioni.
Non soltanto la risposta.
Anche il modo in cui viene accolta la tua domanda.
E se l'altra persona dice: “Non sono pronto”?
Potrebbe essere vero.
E puoi rispettarlo.
Rispettare il tempo dell'altra persona non significa necessariamente mettere in pausa il tuo.
Puoi comprendere che qualcuno non desideri impegnarsi.
Puoi comprenderne i motivi.
Puoi provare affetto.
Puoi anche pensare che quella persona sia meravigliosa.
E contemporaneamente riconoscere:
“Quello che può offrirmi oggi non è quello di cui io ho bisogno.”
Non serve stabilire chi abbia ragione.
A volte due persone possono volersi bene e desiderare due relazioni diverse.
E questa verità può fare male, ma almeno è una verità sulla quale puoi scegliere.
Come uscire da una situationship che ti tiene sospesa o sospeso
“Uscire” non significa necessariamente chiudere tutto domani mattina.
Può significare prima di tutto uscire dall'attesa passiva.
Guardare ciò che esiste oggi invece di vivere soltanto ciò che potrebbe esistere domani.
Riconoscere ciò che desideri.
Dirlo.
Osservare la risposta.
E poi decidere se quella relazione, nella forma in cui realmente esiste, ha ancora un posto nella tua vita.
Non nella forma immaginata.
Non nella forma sperata.
Nella forma reale.
A volte questa è la parte più difficile.
Perché lasciare andare una situationship può significare lasciare andare anche una possibilità.
E spesso non soffriamo soltanto per ciò che perdiamo.
Soffriamo anche per quello che avevamo immaginato di poter vivere.
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Quando un percorso di counseling può essere utile
Ci sono momenti in cui capire razionalmente quello che sta succedendo non basta.
Sai che la relazione è ambigua.
Sai che vorresti più chiarezza.
Sai perfino quali parole vorresti dire.
Eppure continui a rimanere lì.
Magari perché dentro quella relazione si intrecciano desiderio, paura di perdere, speranza, bisogno di sentirti scelta o scelto e difficoltà a mettere un confine.
In questi casi uno spazio di counseling può aiutarti a fermarti e ascoltare ciò che stai vivendo senza giudicarti.
Non per decidere al posto tuo se restare o andare via.
Ma per aiutarti a distinguere meglio:
ciò che desideri, ciò che stai ricevendo e ciò che continui ad aspettare.
Nel mio lavoro come counselor relazionale a Torino e anche online, incontro persone che arrivano dicendo:
“Non so nemmeno se posso chiamarla relazione.”
E magari proprio da questa frase possiamo iniziare.
Perché forse il punto non è trovare immediatamente un nome per quella relazione.
Forse è tornare a dare un nome a quello che senti tu.
Una relazione può non avere un nome. Tu, però, puoi avere una posizione
La situationship non è il male moderno.
Non è una nuova etichetta da utilizzare per giudicare chi non vuole impegnarsi.
E non dobbiamo trasformare ogni relazione non convenzionale in qualcosa da correggere.
Ma credo che ci sia una differenza enorme tra vivere liberamente una relazione senza nome e restare in una relazione nella quale non possiamo dire cosa desideriamo.
Puoi amare la libertà.
Puoi non desiderare definizioni.
Puoi volere una relazione diversa dagli schemi tradizionali.
Ma puoi anche desiderare reciprocità, presenza, progettualità e chiarezza.
E non c'è niente di eccessivo nel riconoscerlo.
La domanda, quindi, non è:
“Come faccio a convincere questa persona a scegliere me?”
Potrebbe essere:
“Questa relazione, così com'è oggi, sceglie anche me?”
E forse è da lì che cambia qualcosa.
Non necessariamente nella relazione.
Ma nel modo in cui inizi a stare dalla tua parte.
FAQ sulla situationship
Che cosa significa situationship in italiano?
Situationship indica una relazione romantica o affettiva che esiste nei fatti ma non viene definita chiaramente come relazione di coppia. Può esserci intimità, frequentazione e coinvolgimento senza un accordo esplicito su impegno e futuro.
Quali sono i segnali di una situationship?
Tra i segnali più comuni possono esserci forte vicinanza accompagnata da poca chiarezza, difficoltà a parlare del futuro, comportamenti simili a quelli di una coppia senza una definizione condivisa e aspettative differenti tra le persone coinvolte.
Una situationship è sempre negativa?
No. Una relazione senza etichette può essere soddisfacente se entrambe le persone desiderano realmente quella forma di legame. Può diventare faticosa quando una persona desidera maggiore chiarezza, presenza o coinvolgimento e non riesce a esprimerlo o a trovarlo nella relazione.
Come capire se sto vivendo una situationship?
Puoi chiederti se sai quale posto occupi nella vita dell'altra persona, se potete parlare apertamente della relazione e se ciò che state vivendo corrisponde a ciò che desiderate entrambi.
Come parlare di una situationship con l'altra persona?
Può essere utile partire da ciò che senti e desideri invece di chiedere soltanto “cosa siamo?”. Dire, per esempio, “per me questa relazione sta diventando importante” può aprire uno spazio di confronto più autentico.
Come uscire da una relazione senza nome che mi fa stare male?
Un primo passo può essere riconoscere ciò che desideri, comunicarlo e osservare ciò che l'altra persona è realmente disponibile a costruire. La scelta può partire dalla relazione che esiste oggi, non soltanto da quella che speri possa diventare.
Se questa storia ti somiglia
Se leggendo queste parole hai pensato più volte “sembra la mia relazione”, puoi concederti uno spazio per capire meglio cosa stai vivendo.
Sono Beatrice Lencioni , Counselor Relazionale a Torino, e lavoro anche online con persone che attraversano momenti di confusione, distanza o incertezza nelle relazioni.
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A volte non serve avere già deciso cosa fare. Può bastare iniziare a capire meglio che cosa stai vivendo e che cosa desideri davvero.
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