Illustrazione poetica e concettuale di una bambina che attraversa un ponte tra due nonni, simbolo del rapporto tra nonni e nipoti e del legame tra generazioni. Immagine per articolo di Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino.

Nonni e nipoti: un legame prezioso che non deve essere perfetto

Beatrice Lencioni

«Ai miei tempi...»

Tre parole. Bastano tre parole per far entrare un'intera generazione in una conversazione.

Possono arrivare mentre prepari il pranzo, mentre cerchi di convincere un bambino a mettersi le scarpe o quando spieghi perché oggi hai scelto di educare tuo figlio in un modo diverso da quello con cui sei cresciuto.

A volte fanno sorridere. Altre volte fanno tenerezza. E qualche volta, diciamocelo, riescono a far salire il fumo dalle orecchie con una rapidità sorprendente.

Il rapporto tra nonni e nipoti è anche questo: un incontro fra modi diversi di vivere, crescere, amare e interpretare la famiglia.

Il 2 ottobre, in occasione della Festa nazionale dei Nonni, istituita in Italia nel 2005, celebriamo un legame al quale spesso associamo parole bellissime: affetto, memoria, presenza, saggezza.

Ma vorrei aggiungerne una, forse meno romantica: complessità.

Perché non tutti abbiamo avuto nonni affettuosi. Non tutti i genitori possono contare sulla presenza dei propri genitori. Non tutti i nonni vivono il loro ruolo come lo avevano immaginato. E non tutti i nipoti desiderano la stessa vicinanza.

Ci sono famiglie nelle quali i nonni rappresentano un porto sicuro e altre in cui la relazione porta con sé incomprensioni, aspettative, assenze o vecchie ferite mai nominate.

Spesso, poi, le due cose convivono.

Un buon rapporto tra generazioni non nasce necessariamente dal pensarla allo stesso modo. Può nascere dalla possibilità di restare in relazione anche quando il modo di essere genitori, nonni e nipoti cambia.

Cosa rende speciale il rapporto tra nonni e nipoti

Ci sono legami che si costruiscono attraverso grandi avvenimenti. Altri, invece, crescono dentro gesti apparentemente insignificanti.

Una merenda preparata sempre allo stesso modo. Una passeggiata ripetuta ogni domenica. Il racconto di com'era il quartiere prima che arrivassero tutti quei palazzi. Una ricetta fatta senza bilancia, perché «si vede a occhio».

A volte ciò che rende speciale il rapporto con i nonni è proprio la possibilità di incontrare una dimensione differente da quella quotidiana.

Quando le condizioni familiari lo permettono, i nonni possono offrire ai nipoti un tempo diverso: meno legato agli impegni educativi di ogni giorno e più disponibile alla narrazione, alla memoria e alla condivisione.

Possono raccontare chi erano i genitori quando erano bambini, mostrare fotografie dimenticate, tramandare tradizioni o semplicemente offrire una presenza riconoscibile.

E lo scambio non avviene in una sola direzione.

Anche i nipoti portano qualcosa: domande nuove, linguaggi differenti, curiosità e modi di osservare il mondo che possono invitare le generazioni precedenti a rimettersi in movimento.

Il legame intergenerazionale diventa interessante proprio quando entrambe le parti possono incontrarsi, invece di limitarsi a trasmettere o ricevere insegnamenti.

Del resto, un nipote può imparare a preparare le tagliatelle. E un nonno può scoprire che per fare una videochiamata non serve necessariamente inquadrare soltanto il proprio orecchio.

È già uno scambio culturale di tutto rispetto.

Quando l'esperienza diventa «ai miei tempi si faceva così»

L'esperienza è una risorsa importante. Ma non sempre ciò che ha funzionato in una generazione può essere trasferito automaticamente a quella successiva.

Pensiamo all'educazione dei figli, alla distribuzione dei ruoli familiari, al lavoro, alle relazioni affettive o al modo in cui oggi viene riconosciuta l'autonomia dei bambini.

Molte cose sono cambiate. E continuano a cambiare.

Può accadere che un nonno condivida un ricordo con l'intenzione di essere utile, mentre chi ascolta lo percepisca come una critica alle proprie scelte.

Un semplice «Noi vi abbiamo cresciuti così e siete venuti su bene» può diventare, agli occhi di un genitore, qualcosa di molto diverso da un racconto del passato.

Può suonare come: «Quello che stai facendo non va bene».

Non significa necessariamente che chi pronuncia quella frase voglia svalutare qualcuno. A volte è un modo per dare valore alla propria esperienza, altre volte può esserci la fatica di riconoscere che le cose oggi funzionano diversamente.

E dall'altra parte? Anche i figli ormai adulti possono dimenticare che diventare nonni significa attraversare un cambiamento di ruolo.

Forse il punto non è decidere quale generazione abbia ragione.

Potrebbe essere più utile provare a distinguere tra condividere un'esperienza e pretendere che diventi una regola per qualcun altro.

Una frase che può cambiare il tono della conversazione:

«Mi interessa sapere come facevate voi. Allo stesso tempo, vorrei che ci fosse spazio anche per le scelte che stiamo facendo noi oggi.»

Non cancella le differenze, ma evita di trasformarle immediatamente in una gara tra passato e presente.

I nonni non sono i genitori: ruoli diversi, relazioni diverse

Quando nasce un bambino, non nasce soltanto una nuova persona. In un certo senso, nascono anche nuovi ruoli familiari.

Qualcuno diventa genitore. Qualcun altro diventa nonno. Una persona che fino a ieri era soltanto figlia o figlio può ritrovarsi, improvvisamente, a dover definire nuove responsabilità nei confronti della propria famiglia d'origine.

E qui possono emergere dinamiche inattese.

Il ruolo dei nonni nella famiglia può comprendere affetto, presenza, sostegno pratico, trasmissione di ricordi e partecipazione alla crescita dei nipoti.

Ma non coincide automaticamente con quello dei genitori.

Le scelte educative quotidiane e la responsabilità di definire le regole spettano a chi esercita la responsabilità genitoriale. I nonni possono rappresentare una presenza importante senza dover sostituire o scavalcare questa funzione.

Allo stesso modo, diventare nonni non comporta necessariamente la disponibilità a occuparsi dei nipoti in qualsiasi momento.

Esistono nonni che lavorano ancora, che hanno impegni personali, che vivono lontano oppure desiderano semplicemente mantenere spazi propri.

Essere presenti non dovrebbe significare annullare il resto della propria vita.

Una famiglia può trovare un equilibrio quando riesce a riconoscere che ogni ruolo ha bisogni, possibilità e confini differenti.

Il punto, forse, è smettere di chiedere a ciascuno di essere tutto per tutti.

Quando i genitori sentono che i nonni oltrepassano un confine

Una caramella offerta quando era stato chiesto di evitarla. Una fotografia del nipote pubblicata sui social senza averne parlato prima. Una regola educativa modificata con la frase: «Ma dai, con la nonna si può».

Presi singolarmente, alcuni episodi possono sembrare piccole sciocchezze.

Quando però diventano ripetuti, oppure riguardano aspetti importanti della crescita e della riservatezza dei bambini, possono creare una tensione reale tra nonni e genitori.

È anche da qui che nasce, in alcune famiglie, la percezione di avere dei nonni invadenti.

A volte l'invadenza nasce dal desiderio di sentirsi ancora utili. Altre volte può essere legata all'abitudine di continuare a vedere il proprio figlio adulto come qualcuno da guidare.

Qualunque sia l'intenzione, però, è importante non confonderla con l'effetto che produce.

Una persona può voler aiutare e, nello stesso tempo, oltrepassare un confine.

Come affrontare questa situazione senza trasformare ogni incontro familiare in un confronto acceso?

Può essere utile partire da ciò che accade concretamente, anziché definire immediatamente il carattere dell'altra persona.

Per esempio, invece di dire «Ti intrometti sempre in tutto», si potrebbe provare con:

«So che vuoi bene a nostro figlio e apprezzo il tempo che trascorrete insieme. Quando però decidiamo una cosa importante per lui, ho bisogno che quella scelta venga rispettata, anche se tu avresti fatto diversamente.»

Naturalmente, una conversazione non garantisce che le cose cambino subito. Un confine ha bisogno anche di coerenza nel tempo.

E quando non viene rispettato, può essere necessario rivedere accordi, modalità e tempi di frequentazione.

C'è inoltre un aspetto da non trascurare: i bambini non dovrebbero diventare messaggeri delle tensioni tra gli adulti, né sentirsi obbligati a scegliere da quale parte stare.

Se una relazione non è rispettosa o sicura, tutelare il minore viene prima dell'idea che ogni legame familiare debba essere mantenuto a qualsiasi costo.

Volersi bene, quando è possibile, dovrebbe lasciare spazio anche al rispetto.

Dire grazie senza sentirsi in debito

«Con tutto quello che facciamo per voi...»

Questa frase, quando compare nelle relazioni familiari, può cambiare il significato di un gesto.

Ciò che era stato offerto come disponibilità rischia di trasformarsi in qualcosa che, prima o poi, deve essere restituito.

Naturalmente è importante riconoscere il tempo, l'impegno e l'aiuto che i nonni scelgono di offrire.

Un grazie sincero, però, non dovrebbe diventare la rinuncia alla propria autonomia.

Puoi essere riconoscente a un nonno che si occupa dei nipoti due pomeriggi alla settimana e, contemporaneamente, mantenere una scelta educativa diversa dalla sua.

Allo stesso modo, un nonno può amare profondamente i nipoti e dire che un determinato impegno è diventato troppo faticoso.

Questi due aspetti non si escludono.

La gratitudine diventa più libera quando non viene utilizzata come una moneta di scambio: ti aiuto, quindi mi devi ascoltare; ti sono vicino, quindi non puoi contraddirmi.

Forse possiamo iniziare a distinguere tra ciò che riceviamo per amore e ciò che, senza accorgercene, abbiamo cominciato a considerare un obbligo.

Quando tra nonni e nipoti c'è distanza

La distanza può avere molte forme.

Può essere geografica: famiglie che vivono in città differenti, trasferimenti all'estero, ritmi quotidiani che rendono difficile incontrarsi.

In questi casi una relazione può continuare a crescere attraverso piccoli appuntamenti riconoscibili: una telefonata, una storia raccontata a distanza, una fotografia condivisa, una lettera o un messaggio vocale.

Non è necessario trasformare ogni contatto in un evento straordinario. A volte conta maggiormente la continuità.

Esiste però anche una distanza che non si misura in chilometri.

Ci sono nipoti che vivono nella stessa città dei nonni ma non hanno mai sentito di poter parlare liberamente con loro.

Ci sono adulti che conservano un affetto sincero per i propri nonni e, nello stesso tempo, ricordano parole o atteggiamenti che li hanno fatti sentire poco compresi.

E ci sono persone che non hanno conosciuto i propri nonni, li hanno persi presto oppure hanno scelto di interrompere una relazione familiare particolarmente difficile.

Anche queste storie meritano rispetto.

La Festa dei Nonni non deve diventare un'occasione per suggerire che ogni rapporto vada recuperato, indipendentemente da ciò che è accaduto.

Quando la vicinanza è possibile e desiderata, può essere bello cercare un modo nuovo di costruirla. Quando non lo è, riconoscere la propria esperienza ha comunque valore.

A volte, inoltre, la funzione affettiva che associamo ai nonni viene svolta da altre persone: figure adulte che hanno rappresentato continuità, protezione, ascolto o appartenenza.

La famiglia ha anche questa capacità di assumere forme differenti.

Cosa possiamo ricevere dalle generazioni prima di noi senza dover ripetere tutto

Quando parliamo di eredità familiare, pensiamo facilmente a oggetti, case, fotografie, ricette o cognomi.

Ma nelle relazioni tra generazioni possono essere trasmessi anche elementi meno visibili.

Un modo di dimostrare affetto. Una frase utilizzata nei momenti difficili. Una convinzione sul lavoro. Il valore attribuito al sacrificio. Il modo in cui si affronta un litigio oppure si evita una conversazione scomoda.

A volte ci accorgiamo di ripetere un'espressione che apparteneva a nostra nonna senza sapere nemmeno quando abbiamo cominciato a usarla.

Altre volte, invece, ci ritroviamo a fare esattamente il contrario di ciò che abbiamo visto fare in famiglia.

Anche questo può essere un modo di restare in relazione con la propria storia: cercare una distanza da qualcosa che abbiamo conosciuto molto bene.

La domanda interessante, allora, potrebbe non essere soltanto «Che cosa mi hanno trasmesso?», ma anche:

«Che cosa desidero conservare e che cosa, invece, non sento più adatto alla persona che sono diventata o diventato?»

Non serve considerare sbagliata un'intera generazione per scegliere una strada differente.

Possiamo riconoscere il valore di una persona senza condividere ogni sua convinzione. Possiamo essere grati per alcuni insegnamenti e decidere di non ripeterne altri.

Se questi temi ti incuriosiscono, puoi approfondire il lavoro sulle Costellazioni Familiari a Torino, intese come un possibile spazio esperienziale per osservare i legami, i ruoli e la propria storia familiare.

E se senti che nella tua situazione ci sono molti fili intrecciati, senza sapere bene quale guardare per primo, puoi utilizzare anche Da dove posso partire?, un breve spazio gratuito di orientamento personale.

Non per stabilire chi abbia ragione nella tua famiglia, ma per cominciare ad ascoltare quale parte di questa storia oggi ti riguarda maggiormente.

Cosa puoi iniziare a osservare

Quando si parla di rapporti familiari tra generazioni, è facile concentrarsi su ciò che gli altri dovrebbero comprendere o cambiare.

Qualche volta può essere interessante provare a spostare leggermente lo sguardo.

Non per attribuirsi responsabilità che appartengono ad altri, ma per riconoscere meglio il proprio posto nella relazione.

Alcune domande da portare con te

  • Qual è il ricordo più significativo che associo ai miei nonni, indipendentemente dal fatto che sia piacevole o difficile?
  • Quali gesti familiari continuo a ripetere perché mi rappresentano davvero?
  • Quando una persona più anziana mi offre un consiglio, riesco a distinguere il suo desiderio di partecipare dal mio bisogno di autonomia?
  • Ci sono confini che vorrei esprimere con maggiore chiarezza?
  • Sto chiedendo a qualcuno di occupare un ruolo che non desidera o non riesce a sostenere?
  • Quale parte della mia storia familiare vorrei trasmettere alle generazioni successive? E quale preferirei lasciare andare?

Non occorre rispondere a tutte queste domande.

Magari una sola ti farà tornare in mente un'immagine, una conversazione o un'esperienza che non osservavi da tempo.

Può essere già un buon punto di partenza.

Quando può essere utile parlarne in un percorso di counseling

Le relazioni familiari non riguardano soltanto ciò che accade oggi. A volte portiamo nelle conversazioni presenti anche aspettative, abitudini e ruoli che appartengono alla nostra storia.

Può capitare, per esempio, di sentirsi nuovamente figli piccoli davanti ai propri genitori, anche quando siamo adulti e magari abbiamo già una famiglia.

Oppure di vivere con fatica la necessità di dire no a qualcuno che amiamo e al quale riconosciamo molto.

Quando questi passaggi diventano difficili da comprendere, un percorso di counseling relazionale può offrire uno spazio di ascolto e confronto nel quale osservare ciò che accade, riconoscere i propri bisogni e trovare modi più consapevoli di esprimersi nelle relazioni.

Non per decidere quale generazione sia quella giusta, né per giudicare le persone della nostra famiglia.

Piuttosto, per comprendere come desideriamo abitare oggi quei legami.

Sono Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino, e lavoro anche online con persone che desiderano dedicare attenzione alle proprie relazioni, ai cambiamenti e ai passaggi importanti della vita.

Puoi conoscere meglio il mio approccio nella pagina dedicata al lavoro di Counselor Relazionale a Torino e online.

Il counseling è un percorso di ascolto, consapevolezza e orientamento personale; non sostituisce prestazioni psicologiche, psicoterapeutiche o sanitarie quando necessarie.


Un legame prezioso non deve essere perfetto

Quest'anno, per la Festa dei Nonni, mi piacerebbe che accanto alle fotografie sorridenti trovasse posto anche una riflessione sulle famiglie reali.

Quelle nelle quali ci si vuole bene, ma non sempre ci si comprende. Quelle in cui si cerca un nuovo equilibrio. Quelle nelle quali qualcuno manca, qualcuno è lontano e qualcun altro sta imparando a occupare un ruolo diverso.

Possiamo celebrare il valore dei nonni senza pretendere che siano tutti uguali. Possiamo riconoscere l'importanza dei legami senza chiedere alle persone di rinunciare alla propria autonomia.

E possiamo guardare al passato senza dover scegliere tra conservarlo interamente oppure cancellarlo.

Forse crescere non significa scegliere tra ciò che abbiamo ricevuto e ciò che vogliamo diventare.

Può significare capire cosa desideriamo portare con noi.

Domande frequenti sul rapporto tra nonni e nipoti

Perché il rapporto tra nonni e nipoti è importante?

Quando è rispettoso e desiderato, può offrire occasioni di affetto, continuità, memoria familiare e scambio tra generazioni. Ogni relazione, però, ha una storia propria: la sua qualità non dipende soltanto dal legame di parentela.

Qual è il ruolo dei nonni nella famiglia?

I nonni possono rappresentare una presenza affettiva e una risorsa nella trasmissione di esperienze, tradizioni e ricordi. Il loro ruolo non coincide automaticamente con quello dei genitori e dovrebbe rispettare possibilità, bisogni e confini delle persone coinvolte.

Come gestire nonni troppo presenti?

Può essere utile chiarire quali comportamenti creano difficoltà, esprimere aspettative concrete e concordare confini rispettosi. Riconoscere le buone intenzioni non significa dover accettare ogni interferenza nelle decisioni familiari.

Cosa fare quando genitori e nonni hanno idee educative diverse?

Le differenze possono essere affrontate distinguendo il valore dell'esperienza dei nonni dalla responsabilità educativa dei genitori. È importante confrontarsi tra adulti e non coinvolgere i bambini come mediatori delle tensioni familiari.

Come mantenere il rapporto tra nonni e nipoti a distanza?

Quando entrambe le parti lo desiderano, piccoli contatti regolari possono aiutare a coltivare il legame: telefonate, videochiamate, fotografie, racconti condivisi o lettere. Conta soprattutto trovare modalità sostenibili e adatte all'età dei nipoti.

Quando una dinamica familiare può essere portata in un percorso di counseling?

Quando una persona desidera comprendere meglio il proprio ruolo nelle relazioni, le difficoltà comunicative, i confini o le aspettative tra generazioni. Il counseling offre ascolto e orientamento personale, senza sostituire percorsi psicologici, psicoterapeutici o sanitari.

Beatrice Lencioni
Counselor Relazionale a Torino e online.

Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino

L’autrice

Beatrice Lencioni

Counselor Relazionale Costellatrice junior Trame Familiari

Sono Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino. Accompagno persone e coppie che stanno attraversando momenti di difficoltà relazionale, cambiamento o confusione, offrendo uno spazio di ascolto, consapevolezza e confronto rispettoso dei tempi e dell’unicità di ciascuno.

Nel mio lavoro integro il counseling relazionale con pratiche di consapevolezza e strumenti di crescita personale. Faccio inoltre parte di Trame Familiari , progetto dedicato alle Costellazioni Familiari Sistemiche. Ricevo in presenza a Torino e online.

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