Donna seduta con un quaderno in un ambiente accogliente, con figure simboliche familiari in legno. Immagine sul counseling dopo una costellazione familiare.

Dopo una costellazione familiare: perché il counseling può aiutarti a comprendere ciò che è emerso

Beatrice Lencioni


La costellazione può aprire nuove domande sulla tua storia e sulle tue relazioni. Il counseling può offrirti uno spazio per accogliere ciò che hai vissuto, comprenderne il significato personale e riportarlo nella quotidianità.

Di Beatrice Lencioni – Counselor Relazionale e Costellatrice Familiare

Quando l'incontro finisce, ma qualcosa continua a muoversi dentro di te

Hai partecipato a una costellazione familiare. Magari era la prima volta, oppure avevi già vissuto altre esperienze simili.

Durante l'incontro qualcosa ti ha colpito profondamente. Una frase, uno sguardo, la posizione di un rappresentante, una sensazione inattesa. Forse hai riconosciuto qualcosa della tua storia familiare, oppure ti sei ritrovato davanti a una situazione che non avevi mai considerato da quella prospettiva.

Poi la costellazione termina. Le persone si salutano, ognuno torna a casa e riprende la propria vita. Eppure, dentro di te, alcune domande rimangono.

«Perché quella scena mi ha emozionato così tanto?» «Che cosa c'entra con la relazione che sto vivendo oggi?» «Ho compreso qualcosa di importante oppure sto cercando di dare un significato a ciò che ho visto?»

A volte prevale un senso di leggerezza. Altre volte emergono confusione, curiosità, tristezza, rabbia oppure il desiderio di approfondire. Non esiste una reazione giusta, né un significato che tutti debbano trovare.

È proprio nel passaggio tra l'esperienza vissuta e la vita di ogni giorno che un percorso di counseling relazionale può diventare particolarmente prezioso. Perché una cosa è essere toccati da un'esperienza. Un'altra è comprendere che posto darle nella propria vita.

Una costellazione familiare non è necessariamente un punto di arrivo

Nelle costellazioni familiari sistemiche osserviamo le relazioni attraverso una rappresentazione simbolica. Questo lavoro può offrire immagini, sensazioni e prospettive che invitano a guardare diversamente una situazione personale o familiare.

Una costellazione, però, non ricostruisce oggettivamente il passato e non stabilisce verità nascoste sulle persone. Ciò che viene rappresentato non è una prova di quello che è realmente accaduto nella tua famiglia. È un'esperienza da osservare, alla quale puoi attribuire un significato personale, senza doverla accettare come una spiegazione definitiva.

È una distinzione alla quale tengo molto. A volte, dopo una costellazione, si sente il bisogno di capire immediatamente ogni dettaglio: perché una persona si è spostata, cosa significasse una determinata frase, quale messaggio fosse contenuto in un gesto.

Ma non tutto ciò che ci emoziona deve necessariamente avere una spiegazione. E soprattutto, non tutto quello che emerge durante una rappresentazione deve trasformarsi in una convinzione sulla nostra storia.

Il valore di un'esperienza non dipende dalla quantità di interpretazioni che riusciamo a darle, ma anche dalle domande utili che ci permette di porre alla nostra vita presente.

Perché può essere importante un percorso di counseling dopo le costellazioni familiari?

Immagina di aver partecipato a una costellazione perché senti di assumerti continuamente responsabilità che non ti appartengono. Durante la rappresentazione osservi una scena in cui una persona sembra farsi carico delle difficoltà di tutti gli altri. Quella scena ti colpisce. Ti riconosci, almeno in parte, in quella posizione.

Torni a casa con un pensiero: «Forse faccio anch'io così». È una riflessione interessante. Ma che cosa significa, concretamente, nella tua vita? Quando succede? Con chi? Quali bisogni stai mettendo da parte? Che cosa temi possa accadere se, qualche volta, dicessi di no?

La costellazione può averti suggerito una prospettiva. Il counseling ti offre la possibilità di esplorarla attraverso la tua esperienza reale. Non si tratta di confermare ciò che è apparso nella rappresentazione. Si tratta di chiederti se quella prospettiva ti aiuti a comprendere meglio le tue relazioni, le tue scelte e il modo in cui ti comporti oggi.

Questo passaggio è importante perché la comprensione personale non nasce semplicemente dall'aver assistito a qualcosa di significativo, ma anche dal potersi confrontare liberamente sul senso che quell'esperienza assume per sé.

Dal vissuto della costellazione alla comprensione personale

Nel mio lavoro di Counselor Relazionale, considero l'ascolto una parte fondamentale di questo passaggio. Non penso che il mio compito sia spiegare a una persona che cosa abbia significato la sua costellazione. E non credo che qualcuno debba sentirsi obbligato a riconoscersi in una determinata interpretazione.

Il mio compito è accompagnarla mentre prova a dare parole a ciò che ha vissuto, rispettando i suoi tempi e la sua libertà di attribuire oppure non attribuire un significato a quello che è emerso. Questo lavoro può svilupparsi attraverso tre movimenti.

1. Accogliere ciò che hai vissuto, senza giudicarlo

Il primo passo è poter raccontare liberamente la propria esperienza. Che cosa ti è rimasto impresso? Quale momento hai sentito più vicino? Quali emozioni hai riconosciuto?

A volte la persona ricorda soprattutto un'immagine. Altre volte fatica perfino a spiegare perché una determinata scena l'abbia colpita. Non serve trovare subito una risposta.

Uno spazio di counseling permette di soffermarsi sul proprio vissuto senza la pressione di dover arrivare necessariamente a una conclusione. E può esserci spazio anche per dire: «Quella parte della costellazione non mi rappresenta». È una possibilità altrettanto legittima.

2. Distinguere quello che è emerso da ciò che sappiamo realmente

Questo è, a mio avviso, uno dei passaggi più delicati. Durante una costellazione possiamo osservare situazioni che ci ricordano la nostra storia familiare. Ma riconoscere una somiglianza non significa aver scoperto un fatto.

Se, per esempio, una rappresentazione ti richiama il rapporto con un genitore, possiamo esplorare il modo in cui vivi oggi quella relazione. Non possiamo dedurre dalla scena che quel genitore abbia provato determinate emozioni, avuto intenzioni nascoste oppure vissuto avvenimenti di cui non conosciamo l'esistenza.

Nel counseling possiamo distinguere tre aspetti:

  • Ciò che è accaduto nella rappresentazione: i gesti, le parole e le immagini che ricordi.
  • Ciò che hai sentito: emozioni, pensieri, ricordi e associazioni personali.
  • Ciò che conosci della tua vita: situazioni concrete, relazioni, comportamenti ed esperienze che puoi realmente riconoscere.

È una distinzione che aiuta a non confondere una rappresentazione simbolica con la realtà dei fatti.

3. Comprendere che cosa desideri fare nella tua quotidianità

Una nuova consapevolezza può essere interessante, ma non richiede necessariamente un cambiamento immediato. Supponiamo che, dopo una costellazione, tu abbia iniziato a interrogarti sul rapporto con tua madre. Magari ti accorgi che nelle vostre conversazioni tendi a mettere da parte quello che desideri pur di evitare una discussione.

Nel counseling possiamo osservare insieme questa dinamica. Che cosa succede quando provi a esprimere un bisogno? Quale spazio concedi alla tua opinione? Cosa sarebbe diverso se riuscissi a comunicare un confine con maggiore chiarezza?

Non è necessario arrivare subito a un confronto con tua madre. Può essere più utile iniziare riconoscendo il tuo comportamento e valutando, con calma, se desideri modificarne qualche aspetto.

Non si tratta di cambiare la tua famiglia. Si tratta di comprendere meglio come desideri stare nelle tue relazioni.

Dopo più costellazioni familiari: quando l'esperienza ha bisogno di essere approfondita

C'è un aspetto sul quale desidero soffermarmi. Può accadere che una persona partecipi a diverse costellazioni, magari portando temi differenti: la relazione con i genitori, la coppia, il rapporto con i figli, le difficoltà nel prendere decisioni. Ogni incontro può offrire nuovi spunti.

Ma, a un certo punto, può nascere la sensazione di avere raccolto tante immagini, tante riflessioni e tante domande senza sapere bene come collegarle alla propria vita.

In questi casi, prima di cercare un'altra esperienza, può essere utile fermarsi. Qual è il filo che accomuna ciò che hai vissuto? Quali domande continuano a tornare? Quali aspetti appartengono alla tua storia e quali riguardano soprattutto il modo in cui vivi oggi?

Il counseling può aiutarti a mettere ordine, senza pretendere di costruire una spiegazione unica per tutto ciò che è emerso. A volte, infatti, ciò di cui abbiamo bisogno non è un'altra risposta, ma uno spazio in cui ascoltare meglio le domande che abbiamo già.

Questo vale anche se le costellazioni alle quali hai partecipato sono state condotte da professionisti diversi. Non occorre ripetere un'esperienza per forza, né proseguire con il counseling soltanto perché si è partecipato a una costellazione. La scelta deve rimanere personale e libera.

Cosa puoi iniziare a osservare nei giorni successivi

Dopo una costellazione familiare non esiste un comportamento obbligatorio da seguire. Puoi tornare alle tue attività abituali e lasciare che l'esperienza trovi gradualmente un posto nei tuoi pensieri. Se lo desideri, puoi anche annotare alcune riflessioni, senza cercare di interpretare ogni dettaglio.

Potresti chiederti:

  • Quale momento della costellazione mi è rimasto più impresso?
  • Che cosa ho sentito, al di là delle spiegazioni che potrei dare?
  • C'è una situazione concreta della mia vita che desidero osservare meglio?
  • Sto attribuendo a qualcuno intenzioni o sentimenti che non posso conoscere?
  • Quale bisogno personale merita oggi maggiore attenzione?
  • C'è un piccolo cambiamento che desidero valutare, senza forzare nulla?

Non sono domande alle quali devi necessariamente rispondere subito. Sono semplicemente un modo per riportare l'attenzione su di te. E se dopo l'esperienza non senti alcun bisogno di approfondire, va bene anche così.

Il counseling non serve a interpretare la costellazione al posto tuo

Vorrei chiarire un punto che considero fondamentale. Un percorso di counseling successivo a una costellazione familiare non dovrebbe trasformarsi in una spiegazione di ciò che i rappresentanti hanno fatto o detto.

Non significa che il counselor possieda una chiave di lettura privilegiata della tua storia. E non significa nemmeno che ogni difficoltà relazionale debba necessariamente avere origine nel passato familiare.

Il counseling relazionale parte da te: dalla tua esperienza, dalle tue domande, dai tuoi bisogni e dalle situazioni concrete che stai vivendo.

Il mio ruolo non è dirti: «Ecco perché ti comporti così». Preferisco accompagnarti verso domande come: «Ti riconosci in questa dinamica?», «Che significato ha per te?», «Cosa desideri per questa relazione?».

La differenza può sembrare sottile, ma è sostanziale. Nel primo caso qualcuno ti consegna una spiegazione. Nel secondo hai la possibilità di costruire una comprensione più personale, senza sentirti vincolato a una verità suggerita da altri.

Quando può essere utile parlarne in un percorso di counseling

Il counseling può essere particolarmente utile quando, dopo una o più costellazioni, senti il desiderio di approfondire ciò che hai vissuto e collegarlo al tuo presente.

Per esempio, quando una rappresentazione ti ha fatto riflettere su una relazione importante, quando emergono domande ricorrenti sul tuo modo di vivere i legami oppure quando desideri comprendere meglio il rapporto fra i tuoi bisogni e le aspettative familiari.

Può essere uno spazio utile anche quando hai vissuto esperienze diverse e senti il bisogno di ritrovare un filo conduttore. Non è però indispensabile per tutti.

E se ciò che emerge riguarda una sofferenza intensa o persistente, ricordi particolarmente destabilizzanti o difficoltà che richiedono un'attenzione clinica, è importante rivolgersi a uno psicologo, uno psicoterapeuta o a un professionista sanitario adeguato.

La correttezza nell'accompagnamento passa anche dal riconoscere i confini di ogni professione.

Costellazioni familiari e counseling: due esperienze differenti, che possono dialogare

Faccio parte di Trame Familiari, un progetto dedicato alle costellazioni familiari sistemiche e all'osservazione delle dinamiche familiari e relazionali. Accanto a questo lavoro, svolgo la mia attività professionale di Counselor Relazionale a Torino e online.

Tengo distinti questi due contesti, perché hanno modalità e finalità differenti.

Nella costellazione familiare la persona partecipa a un'esperienza simbolica che può suggerire nuove prospettive sulle relazioni. Nel counseling individuale può trovare uno spazio continuativo di ascolto, nel quale esplorare ciò che sente e comprendere quali riflessioni siano realmente significative per la propria vita.

Non considero il counseling una prosecuzione automatica o obbligatoria della costellazione. Lo considero una possibilità di approfondimento quando la persona desidera soffermarsi su ciò che è emerso, senza interpretazioni imposte e senza aspettative di risultato.

Anche un primo colloquio può servire semplicemente a capire se esista una domanda che valga la pena approfondire insieme.

A volte il passaggio più importante avviene dopo

C'è una riflessione che vorrei lasciarti. Quando partecipiamo a un'esperienza che ci colpisce, è naturale cercare di trattenerne il significato. Vorremmo ricordare tutto, capire tutto e magari trovare finalmente una risposta a qualcosa che ci accompagna da tempo.

Ma non siamo obbligati a comprendere ogni cosa immediatamente. Possiamo concederci il tempo di osservare. Possiamo cambiare idea su un'interpretazione che inizialmente ci sembrava convincente. Possiamo riconoscere che qualcosa ci ha emozionato senza sapere ancora perché.

E possiamo scegliere di approfondire soltanto ciò che sentiamo davvero vicino alla nostra esperienza.

Per me il valore del counseling dopo una costellazione familiare sta proprio qui: non nel dare un significato a ogni immagine, ma nell'aiutare la persona a trovare parole proprie per ciò che ha vissuto.

Perché il centro del percorso non è la costellazione. Sei tu, con la tua storia, le tue relazioni e la libertà di scegliere come proseguire.

E forse, qualche volta, comprendere significa proprio questo: smettere di cercare una spiegazione per tutto e iniziare ad ascoltare ciò che, oggi, merita davvero la nostra attenzione.

Domande frequenti

È necessario fare counseling dopo una costellazione familiare?

No. Non è un passaggio obbligatorio. Può essere utile se desideri approfondire ciò che hai vissuto, chiarire alcune domande e osservare come l'esperienza si colleghi alla tua vita quotidiana.

Quanto tempo deve passare tra una costellazione e un colloquio di counseling?

Non esiste un intervallo valido per tutti. Puoi scegliere un momento in cui senti di voler parlare dell'esperienza. Se invece vivi un disagio intenso o persistente, è opportuno cercare tempestivamente un supporto professionale adeguato.

Il counselor può spiegarmi che cosa significava la mia costellazione?

Il counselor può accompagnarti nell'esplorazione del significato personale dell'esperienza, ma non può stabilire verità sulla tua famiglia attraverso la rappresentazione.

Se ho già fatto molte costellazioni, può essermi utile il counseling?

Sì, se desideri mettere ordine tra le diverse riflessioni emerse e comprendere quali siano davvero rilevanti per la tua situazione attuale. Non è necessario continuare a partecipare a costellazioni per poter iniziare un percorso di counseling.

Il counseling dopo le costellazioni è una psicoterapia?

No. Il counseling è un percorso professionale di ascolto, consapevolezza e orientamento personale e relazionale. Non effettua diagnosi e non sostituisce la psicoterapia o altri interventi sanitari.


Beatrice Lencioni
Counselor Relazionale e Costellatrice Familiare
Co-fondatrice di Trame Familiari · Torino e online

Beatrice Lencioni è Counselor Relazionale e non una psicologa o psicoterapeuta. Il counseling non sostituisce percorsi psicologici, psicoterapeutici o sanitari.

Se senti che parlarne potrebbe esserti utile, puoi approfondire il counseling relazionale oppure richiedere un primo colloquio conoscitivo gratuito, senza impegno.

 

Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino

L’autrice

Beatrice Lencioni

Counselor Relazionale Costellatrice junior Trame Familiari

Sono Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino. Accompagno persone e coppie che stanno attraversando momenti di difficoltà relazionale, cambiamento o confusione, offrendo uno spazio di ascolto, consapevolezza e confronto rispettoso dei tempi e dell’unicità di ciascuno.

Nel mio lavoro integro il counseling relazionale con pratiche di consapevolezza e strumenti di crescita personale. Faccio inoltre parte di Trame Familiari , progetto dedicato alle Costellazioni Familiari Sistemiche. Ricevo in presenza a Torino e online.

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