Schemi relazionali disfunzionali: cosa sono e come riconoscerli
Beatrice LencioniCondividi
Autrice: Beatrice Lencioni, Counselor Relazionale a Torino e online
Pubblicato il: 29 maggio 2026 · Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2026
Parola chiave principale: schemi relazionali
In breve: gli schemi relazionali sono modi ricorrenti con cui entriamo, viviamo e interpretiamo le relazioni. Diventano disfunzionali quando ci portano a ripetere dinamiche che fanno soffrire, anche quando una parte di noi sente che non ci fanno bene. Riconoscerli non significa colpevolizzarsi, ma iniziare a scegliere con più consapevolezza.
Cosa sono gli schemi relazionali disfunzionali?
A volte una persona dice: “Mi succede sempre la stessa cosa”. Cambiano i nomi, cambiano i volti, cambiano le situazioni, ma il copione sembra ripetersi. Si incontra qualcuno che all’inizio sembra diverso, poi ci si ritrova di nuovo a rincorrere, a giustificare, a sentirsi non abbastanza, a trattenere parole, a chiedere presenza dove arriva solo distanza.
Gli schemi relazionali disfunzionali sono proprio questo: modalità ripetitive con cui ci muoviamo nei legami, spesso senza accorgercene del tutto. Non sono difetti di carattere. Non sono una condanna. Sono strade interiori che abbiamo imparato a percorrere perché, in qualche momento della nostra vita, ci sono sembrate necessarie per sentirci al sicuro, accolti, visti o almeno non esclusi.
Uno schema relazionale può farci scegliere persone poco disponibili, oppure portarci a dare troppo pur di non perdere l’altro. Può farci evitare il confronto per paura del conflitto, oppure farci controllare ogni dettaglio perché l’incertezza ci spaventa. Può farci restare in relazioni in cui non stiamo bene, perché una parte di noi riconosce quel tipo di fatica come familiare.
Uno schema relazionale diventa disfunzionale quando, invece di aiutarci a stare meglio nei legami, ci porta a perdere contatto con noi stessi.
La parola “disfunzionale” non significa che tu sia sbagliata o sbagliato. Significa semplicemente che un modo di stare in relazione, magari nato per proteggerti, oggi non ti aiuta più. Ti limita. Ti fa ripetere scelte che non corrispondono più a ciò che desideri davvero.
Perché tendiamo a ripetere sempre gli stessi schemi?
Ripetiamo ciò che conosciamo, anche quando non ci rende felici. Questa è una delle verità più delicate da accogliere. Non sempre scegliamo ciò che ci fa bene; spesso scegliamo ciò che ci sembra riconoscibile.
Le prime esperienze relazionali contribuiscono a costruire una specie di mappa interna: cosa posso aspettarmi dagli altri, quanto posso fidarmi, quanto devo meritare l’amore, quanto posso mostrarmi fragile, quanto è sicuro dire ciò che provo. Questa mappa non decide tutta la nostra vita, ma può influenzare il modo in cui leggiamo gesti, silenzi, distanze e vicinanze.
Se da tempo hai imparato che per essere amata devi essere utile, potresti ritrovarti a dare tantissimo anche quando sei stanca. Se hai imparato che chiedere porta rifiuto, potresti tacere i tuoi bisogni fino a sentirti invisibile. Se hai conosciuto relazioni imprevedibili, potresti confondere l’intensità con l’amore.
In altre parole, uno schema relazionale è come una frase antica che continua a risuonare dentro il presente. Il problema è che, se non ce ne accorgiamo, rischiamo di rispondere alla relazione di oggi con strumenti che appartengono a ieri.
Gli schemi relazionali non sono sempre evidenti
Uno schema relazionale disfunzionale non si presenta quasi mai dicendo: “Eccomi, sono il tuo vecchio copione”. Di solito si traveste da attrazione, generosità, senso del dovere, bisogno di capire, speranza.
Potresti pensare di essere semplicemente una persona molto paziente, quando in realtà stai sopportando troppo. Potresti credere di essere indipendente, mentre forse hai imparato a non chiedere mai per non rischiare di essere delusa. Potresti chiamare “amore profondo” una relazione in cui devi continuamente dimostrare il tuo valore.
Gli schemi relazionali si vedono nei piccoli gesti quotidiani. Nel modo in cui rispondi a un messaggio che tarda ad arrivare. Nel modo in cui interpreti un silenzio. Nel modo in cui ti scusi anche quando non hai fatto nulla. Nel modo in cui senti il bisogno di spiegarti, giustificarti, compiacere, salvare, inseguire.
Una domanda utile
Quando una relazione ti fa soffrire in modo ripetitivo, prova a chiederti: “Sto rispondendo a ciò che sta accadendo adesso, oppure sto reagendo a qualcosa che conosco da molto tempo?”
A volte lo schema non è nella relazione in sé, ma nel posto che tu occupi dentro quella relazione. Ti senti sempre quella che deve capire. Quello che deve aspettare. Quella che deve aggiustare. Quello che non deve pesare. E così, piano piano, la relazione smette di essere un incontro e diventa una fatica.
Esempi comuni di schemi relazionali disfunzionali
Uno degli schemi più frequenti è quello del rincorrere chi si allontana. La persona distante, ambigua o poco disponibile diventa improvvisamente centrale. Più l’altro si sottrae, più cresce il bisogno di ottenere una conferma. Non si cerca solo quella persona: si cerca la sensazione di essere finalmente scelti.
Un altro schema è il compiacimento. In questo caso si tende a dire sì anche quando si vorrebbe dire no. Si intuisce l’umore dell’altro, si anticipano i suoi bisogni, si cerca di non creare problemi. All’inizio può sembrare gentilezza, ma con il tempo diventa perdita di sé. La domanda interna non è più “cosa desidero?”, ma “come faccio a non deludere?”.
C’è poi lo schema del salvataggio. Alcune persone si sentono attratte da chi è sempre in difficoltà, da chi va sostenuto, capito, recuperato. Il legame diventa una missione. Ma l’amore non dovrebbe chiedere a una persona di trasformarsi in stampella permanente.
Un altro schema molto diffuso è l’evitamento del confronto. Pur di mantenere la pace, si tace. Si minimizza. Si rimanda. Si sorride anche quando dentro qualcosa si chiude. Ma ciò che non viene espresso non scompare: spesso si accumula e diventa distanza.
Infine, c’è lo schema del controllo. Quando fidarsi sembra troppo rischioso, si cerca sicurezza controllando. Messaggi, toni, dettagli, segnali. Il problema è che il controllo promette tranquillità, ma raramente la dona davvero. Anzi, spesso rende la relazione più rigida e meno spontanea.
Come capire se stai vivendo uno schema relazionale?
Una domanda utile potrebbe essere: “Questa situazione mi è familiare?”. Non nel senso che l’hai già vissuta identica, ma nel senso che ti fa sentire in un modo che conosci bene.
Se ti ritrovi spesso nello stesso ruolo, probabilmente c’è uno schema da osservare. Sei sempre quella che aspetta? Sei sempre quello che perdona? Sei sempre la persona che deve spiegarsi? Ti senti spesso responsabile dell’umore altrui? Hai la sensazione di dover guadagnare affetto, attenzione o rispetto?
Un altro segnale è la sproporzione emotiva. Una piccola distanza dell’altro può sembrarti enorme. Una critica può diventare una conferma dolorosa. Un silenzio può accendere pensieri velocissimi. In quei momenti non stai reagendo solo al presente: forse si è attivata una memoria relazionale più antica.
Anche il corpo può dare segnali. Un nodo alla gola, una chiusura allo stomaco, tensione nelle spalle, stanchezza improvvisa, bisogno di controllare il telefono. Non sempre sappiamo spiegare subito cosa accade, ma il corpo spesso registra prima della mente quando stiamo rientrando in un copione conosciuto.
Riconoscere non significa giudicarsi
Riconoscere uno schema non vuol dire dire a se stessi “sono fatta così” o “sono fatto così”. Vuol dire fermarsi un attimo e accorgersi che quella scena, forse, l’abbiamo già vissuta. E che oggi possiamo iniziare a guardarla con più presenza.
Perché è difficile uscire dagli schemi relazionali?
Perché uno schema, anche quando fa soffrire, offre una forma di prevedibilità. E la prevedibilità, per una parte di noi, può sembrare più sicura della libertà.
Uscire da uno schema significa tollerare un momento di smarrimento. Se hai sempre detto sì, dire no può sembrarti quasi crudele. Se hai sempre inseguito, fermarti può sembrarti abbandonare. Se hai sempre controllato, lasciare spazio può sembrarti pericoloso. Se hai sempre evitato il confronto, parlare chiaramente può sembrarti un salto nel vuoto.
Ecco perché non basta “capire”. Molte persone sanno benissimo di ripetere certe dinamiche, ma continuano a viverle. La consapevolezza è un inizio, non l’intero cammino. Serve allenare nuove risposte, nuove parole, nuovi confini, nuove esperienze.
Il cambiamento non nasce dalla durezza verso se stessi. Nasce da una presenza più gentile e più ferma. Da quella voce interiore che dice: “Capisco perché fai così, ma forse oggi possiamo provare un’altra strada”.
Schemi relazionali e coppia: quando il copione diventa a due
Nelle relazioni di coppia gli schemi diventano ancora più evidenti, perché l’intimità porta in superficie parti molto sensibili. Non è raro che due persone si scelgano anche attraverso i propri copioni inconsapevoli.
Una persona che teme di non essere scelta può legarsi a qualcuno che tende a prendere distanza. Una persona che evita il confronto può incontrare qualcuno che occupa tutto lo spazio della relazione. Una persona abituata a salvare può scegliere chi non si assume mai fino in fondo la propria parte.
Così la coppia entra in un ritmo: uno rincorre, l’altro scappa; uno chiede, l’altro si chiude; uno si adatta, l’altro decide. Il punto non è cercare un colpevole. Il punto è vedere la danza.
Finché si guarda solo al comportamento dell’altro, si resta intrappolati nella reazione. Quando invece si osserva lo schema, può nascere una domanda più utile: “Che cosa succede tra noi, ogni volta, nello stesso modo?”.
Questa domanda può aprire uno spazio nuovo. Non sempre una relazione può o deve continuare. Ma anche quando finisce, capire lo schema aiuta a non portare lo stesso copione dentro il legame successivo.
Come iniziare a cambiare uno schema relazionale
Il primo passo è dare un nome a ciò che accade. Non un’etichetta rigida, ma una frase semplice: “Quando sento distanza, rincorro”. “Quando temo il confronto, taccio”. “Quando voglio essere amata, mi adatto troppo”. “Quando ho paura, controllo”.
Dare un nome allo schema crea una piccola distanza tra te e il comportamento automatico. Non sei più completamente dentro la scena. Puoi guardarla.
Il secondo passo è osservare il bisogno nascosto. Dietro uno schema c’è quasi sempre un bisogno legittimo: essere visti, sentirsi al sicuro, essere scelti, non essere lasciati soli, potersi fidare, sentirsi importanti. Il problema non è il bisogno. Il problema è il modo in cui, a volte, cerchiamo di soddisfarlo.
Il terzo passo è sperimentare una risposta diversa, piccola ma concreta. Non serve rivoluzionare tutto in un giorno. Può bastare non rispondere subito per ansia. Dire “ci penso”. Esprimere un bisogno senza scusarsi dieci volte. Accorgersi che si sta entrando nel vecchio copione e scegliere una pausa.
Il cambiamento non nasce da un gesto eroico. Nasce da tante piccole scelte ripetute, da momenti in cui ti accorgi di te, ti fermi, respiri e provi a non tradirti.
Il ruolo del counseling relazionale
Un percorso di counseling relazionale non serve a dare sentenze sulle tue relazioni. Non serve a dirti chi lasciare, chi scegliere, chi perdonare. Serve a creare uno spazio di ascolto in cui tu possa riconoscere con più chiarezza come stai, cosa ripeti, cosa desideri e quali confini hai bisogno di recuperare.
Nel lavoro relazionale, lo schema viene osservato non come una colpa, ma come una storia. Una storia che forse ti ha protetto, ma che oggi può essere aggiornata. Perché non sei obbligata o obbligato a restare fedele a un modo antico di amare, soprattutto se quel modo ti fa perdere te stessa o te stesso.
Sul sito di Beatrice Lencioni puoi trovare altri contenuti dedicati alle relazioni, alla consapevolezza e ai momenti in cui senti il bisogno di fare chiarezza dentro un legame. Beatrice Lencioni è Counselor Relazionale a Torino e lavora anche online, con un approccio umano, rispettoso e orientato all’ascolto.
Se senti che questo tema ti riguarda da vicino, puoi visitare la pagina dei contatti oppure richiedere un primo colloquio gratuito, uno spazio iniziale per orientarti senza sentirti giudicata o giudicato.
Sto scegliendo o sto ripetendo?
Questa forse è la domanda più utile quando si parla di schemi relazionali. Sto scegliendo davvero questa relazione, questo comportamento, questo silenzio, questa attesa? Oppure sto ripetendo qualcosa che conosco da molto tempo?
Scegliere non significa non avere paura. Significa non lasciare che sia solo la paura a decidere. Significa imparare a distinguere l’amore dall’abitudine, la cura dal sacrificio, la pazienza dalla rinuncia, la vicinanza dalla perdita di sé.
Gli schemi relazionali disfunzionali possono essere molto radicati, ma non sono una prigione senza uscita. Possono essere osservati, compresi, trasformati. A volte lentamente. A volte con fatica. Ma ogni volta che ti accorgi di un copione e non lo segui automaticamente, stai già aprendo una possibilità nuova.
E forse crescere nelle relazioni significa proprio questo: smettere di abitare sempre lo stesso ruolo e cominciare, finalmente, a chiedersi dove ci si sente davvero interi.
Potrebbe interessarti anche
Se questo tema ti riguarda, puoi approfondire anche questi percorsi e contenuti:
FAQ sugli schemi relazionali
Cosa sono gli schemi relazionali?
Gli schemi relazionali sono modalità ricorrenti con cui una persona vive i legami, interpreta i comportamenti degli altri e reagisce nelle relazioni. Diventano disfunzionali quando portano a ripetere dinamiche dolorose o poco rispettose dei propri bisogni.
Come riconoscere uno schema relazionale disfunzionale?
Puoi riconoscerlo quando ti accorgi che vivi spesso lo stesso copione: rincorri chi si allontana, dai troppo, eviti il confronto, scegli persone non disponibili o ti senti sempre responsabile dell’equilibrio della relazione.
Gli schemi relazionali si possono cambiare?
Sì, possono cambiare. Il primo passo è riconoscerli senza giudicarsi. Poi è possibile allenare risposte nuove, più coerenti con i propri bisogni, i propri confini e il tipo di relazione che si desidera costruire.
Perché scelgo sempre persone simili?
Spesso scegliamo ciò che ci è familiare, anche quando non ci fa bene. Alcune dinamiche ripetitive possono nascere da esperienze relazionali che hanno lasciato un’impronta nel modo in cui cerchiamo amore, sicurezza o conferma.
Il counseling relazionale può aiutare con gli schemi relazionali?
Il counseling relazionale può aiutare a osservare i propri schemi, dare un nome alle dinamiche ripetitive e ritrovare maggiore chiarezza nel modo di stare nei legami. Non offre etichette, ma uno spazio di ascolto e orientamento.
Quando può essere utile chiedere un colloquio?
Può essere utile quando senti di ripetere sempre lo stesso tipo di relazione, quando fai fatica a dire ciò che provi o quando desideri comprendere meglio il tuo modo di stare nei legami.
Vuoi capire meglio il tuo modo di stare nelle relazioni?
Se ti riconosci in alcune dinamiche raccontate in questo articolo, puoi concederti uno spazio di ascolto per fare chiarezza. Il primo colloquio è gratuito e orientativo; i colloqui successivi hanno un costo di 60€.
Beatrice Lencioni è Counselor Relazionale a Torino e online. Non è psicologa o psicoterapeuta: il suo lavoro è orientato all’ascolto, alla consapevolezza e al sostegno nei passaggi relazionali ed emotivi della vita.