Donna che ritrova il proprio spazio interiore e impara a concentrarsi su sé stessa senza sentirsi egoista

Focusing on yourself: concentrarsi su di sé senza sentirsi egoisti

Beatrice Lencioni
Pubblicato:  Aggiornato: 

Ci sono persone che conoscono perfettamente i bisogni degli altri: capiscono quando qualcuno ha bisogno di silenzio, di attenzione, di aiuto o di una parola gentile. Poi, quando provano a chiedersi “E io, di che cosa ho bisogno?”, non riescono più a trovare una risposta.

In breve

Concentrarsi su sé stessi non significa diventare egoisti. Significa tornare a riconoscere bisogni, limiti, emozioni e desideri, per vivere le relazioni con maggiore sincerità e meno adattamento automatico.

Il senso di colpa può comparire, soprattutto quando per molto tempo ci si è sentiti apprezzati perché disponibili e accomodanti. Non è però sempre la prova che si stia facendo qualcosa di sbagliato: a volte segnala semplicemente che si sta imparando un modo nuovo di stare con sé e con gli altri.

Ti riconosci in queste parole?

Se fai fatica a riconoscere ciò che vuoi o ti senti in colpa ogni volta che provi a mettere un limite, puoi richiedere un primo colloquio conoscitivo online con Beatrice Lencioni.

Magari sai che il tuo compagno ha bisogno di silenzio quando torna dal lavoro. Sai che tua madre potrebbe offendersi se non la chiami. Sai che l’amica che dice «fai come vuoi» non lo pensa proprio fino in fondo.

Riesci a leggere un sopracciglio alzato, una pausa nella voce e perfino un messaggio terminato con un punto un po’ troppo deciso. Hai un radar relazionale acceso ventiquattr’ore su ventiquattro.

Poi qualcuno ti domanda:

«E tu, di che cosa hai bisogno?»

Silenzio.

Non il silenzio poetico delle montagne. Più quello del computer quando si blocca proprio mentre non hai salvato niente.

Forse conosci bene questa sensazione. Sei diventato o diventata molto capace di percepire ciò che serve agli altri, ma quando guardi verso di te trovi nebbia.

Non sai se sei stanco, arrabbiato, deluso o semplicemente pieno. Non sai se vuoi restare, andare, parlare o essere lasciato in pace per un’ora, senza dover difendere la richiesta davanti a una commissione parlamentare.

A forza di adattarti hai forse evitato discussioni, delusioni e musi lunghi. Hai tenuto insieme relazioni, famiglie o gruppi di lavoro. Magari ti sei sentito utile, affidabile e necessario.

Solo che, nel frattempo, sei diventato un po’ meno visibile a te stesso.

Puoi essere molto presente nella vita degli altri e quasi assente dalla tua.

Focusing on yourself significa iniziare a riportare l’attenzione anche dentro di te.


Cosa significa concentrarsi su sé stessi

Concentrarsi su sé stessi non vuol dire pensare soltanto a sé, ignorare i bisogni altrui o trasformare ogni conversazione in un monologo sulla propria crescita personale.

Quella, diciamolo, sarebbe una discreta seccatura per tutti.

Significa piuttosto includersi.

Vuol dire ricordare che dentro una relazione esisti anche tu. Che la tua stanchezza è un’informazione. Che il tuo disagio non diventa meno importante solo perché l’altra persona ha avuto una giornata difficile.

Significa riconoscere che un desiderio non deve essere utile, produttivo o approvato da qualcuno per meritare attenzione.

Alcune domande da rivolgere a te stesso

  • Che cosa sto provando davvero?
  • Di che cosa avrei bisogno in questo momento?
  • Sto dicendo sì perché lo desidero o perché temo le conseguenze di un no?
  • Questa scelta mi somiglia oppure mi rende soltanto più facile da gestire?

Non sempre arriverà una risposta immediata.

Se per anni hai chiesto a te stesso di aspettare in corridoio mentre tutti gli altri entravano per primi, è comprensibile che all’inizio la tua voce sia bassa.

Non è sparita: ha bisogno di essere riconosciuta di nuovo.

E non serve mollare tutto, trasferirsi in un casale umbro e iniziare a produrre candele artigianali. A meno che tu non lo desideri davvero, naturalmente.

Spesso il cambiamento comincia in modo molto meno scenografico: una pausa prima di rispondere, una sera lasciata libera, una preferenza espressa senza scusarsi tre volte.

Prendersi spazio non significa essere egoisti

Una delle paure più comuni è:

«Se comincio a pensare a me, farò soffrire gli altri».

Può accadere che qualcuno rimanga deluso. Una persona abituata alla tua disponibilità potrebbe sorprendersi quando inizi a mettere un limite.

Ma la delusione altrui non trasforma automaticamente la tua scelta in egoismo.

Un confine personale aiuta a definire la propria partecipazione nelle relazioni e a riconoscere dove terminano le proprie responsabilità e iniziano quelle dell’altra persona. Non è per forza un muro: può essere una linea che rende la relazione più chiara. Fonte: APA Dictionary of Psychology .

L’egoismo dice

«Esisto solo io».

La cura di sé dice

«Esisto anch’io».

Quando non ti concedi spazio, puoi continuare a fare tutto ciò che gli altri si aspettano, ma con sempre meno presenza.

Dici sì e poi sei irritato. Aiuti e intanto accumuli stanchezza. Ascolti, mentre una parte di te vorrebbe soltanto essere altrove.

Il prezzo dell’adattamento entra così anche nelle relazioni, sotto forma di distanza, risentimento o disponibilità offerte con il freno a mano tirato.

Una revisione di 72 articoli, con oltre 18.000 partecipanti complessivi, ha rilevato associazioni tra self-compassion e diversi aspetti positivi delle relazioni vicine, compresi modi più costruttivi di affrontare difficoltà e conflitti.

Gli autori precisano che le relazioni sono complesse e che le associazioni osservate non dimostrano automaticamente un rapporto di causa ed effetto. Il quadro complessivo, tuttavia, non sostiene l’idea che trattarsi con maggiore rispetto renda necessariamente meno attenti agli altri. Fonte: revisione scientifica disponibile su PubMed Central .

Prenderti cura del tuo spazio può renderti più sincero. E una relazione sincera regge meglio di una relazione mantenuta in piedi da una persona che si cancella.

Perché alcune persone si sentono in colpa quando scelgono sé stesse

Il senso di colpa non nasce sempre perché hai fatto qualcosa di sbagliato.

A volte nasce perché hai fatto qualcosa di nuovo.

Se hai imparato che essere buono significa non creare problemi, potresti sentirti in colpa ogni volta che esprimi un bisogno.

Se l’amore, nella tua esperienza, si dimostrava rendendosi sempre disponibili, un limite potrebbe sembrarti una sottrazione.

Se sei stato apprezzato soprattutto quando eri accomodante, efficiente o “quello che non chiede mai niente”, potresti temere che cambiare significhi perdere affetto, approvazione o appartenenza.

La ricerca descrive il senso di colpa come un’esperienza fortemente collegata alle relazioni, alle aspettative reciproche e al desiderio di non danneggiare i legami. Fonte: Baumeister, Stillwell e Heatherton .

Può quindi avere una funzione preziosa: aiutarci a riconoscere un errore e a riparare. Ma può presentarsi anche quando non stiamo ferendo nessuno e stiamo semplicemente smettendo di essere sempre disponibili.

Una verità che può essere scomoda

Alcune persone potrebbero preferirti senza confini, perché in quel modo per loro è più semplice.

Non è necessario trasformarle nei cattivi di un film. Forse si sono semplicemente abituate. Il fatto che un equilibrio sia familiare, però, non significa che debba continuare a essere giusto per te.

Quando inizi a cambiare, il senso di colpa può presentarsi come una vecchia guardia all’ingresso:

«Dove credi di andare? Torna al tuo posto».

Non devi combatterlo né obbedirgli immediatamente. Puoi ascoltarlo e domandarti:

Sto davvero mancando di rispetto a qualcuno, oppure sto soltanto deludendo un’aspettativa che mi chiedeva di trascurarmi?

Come ascoltare i segnali interiori

Quando sei abituato a occuparti degli altri, potresti aspettarti che il tuo bisogno si presenti con un discorso chiaro, educato e ben impaginato.

Di solito non succede.

Spesso i segnali arrivano attraverso piccole reazioni:

  • ti irrigidisci quando compare un nome sul telefono;
  • rimandi una risposta perché ogni possibilità ti pesa;
  • provi irritazione davanti a richieste che, almeno in teoria, sono piccole;
  • fantastichi di avere una giornata senza dover spiegare niente a nessuno;
  • dici «non importa» con un tono che significa «importa eccome».

Questi segnali non sono ordini. Sono informazioni.

Ascoltarli non significa fare sempre ciò che ti va nell’immediato. Puoi riconoscere che il lavoro ti pesa senza lasciarlo seduta stante. Puoi ammettere che una relazione ti affatica senza prendere una decisione impulsiva. Puoi desiderare distanza e, nello stesso tempo, voler bene.

L’ascolto interiore sa tenere insieme più verità.

Un piccolo esercizio di ascolto

Prima di un sì importante, fermati per qualche istante e completa queste tre frasi:

  1. In questo momento sento…
  2. Avrei bisogno di…
  3. La scelta più rispettosa che posso fare è…

La risposta potrebbe essere «ho bisogno di tempo». Potrebbe anche essere «non lo so ancora». Entrambe sono risposte legittime.

Il punto non è trovare subito la soluzione perfetta. È smettere di decidere come se tu non fossi presente.

Può aiutare anche osservare le parole che utilizzi:

  • «Devo» indica sempre un vero dovere?
  • «Non posso» significa impossibilità oppure paura della reazione?
  • «Non voglio essere egoista» nasconde forse «non voglio che qualcuno sia scontento di me»?

Non serve interrogarti da commissario. Serve curiosità.

Come recuperare spazio personale senza stravolgere tutto

Recuperare spazio non significa strappare il volante agli altri e sterzare bruscamente. Puoi procedere attraverso gesti piccoli ma significativi.

Non rispondere immediatamente a ogni richiesta

Una frase come «Ci penso e ti faccio sapere» crea un intervallo prezioso tra ciò che l’altro desidera e ciò che tu scegli.

Comincia dalle preferenze semplici

Il ristorante, l’orario, il film o il modo di trascorrere una domenica possono sembrare dettagli. In realtà sono una palestra.

Se non esprimi mai una preferenza nelle decisioni piccole, diventerà più difficile farlo quando la posta in gioco aumenta.

Osserva come ti senti dopo gli incontri

Nota dopo quali incontri ti senti nutrito e dopo quali ti senti prosciugato.

Non per compilare la classifica ufficiale delle persone pesanti — che sarebbe pure divertente, ma poco utile — bensì per capire dove servono tempi, modalità o limiti diversi.

Concediti uno spazio non produttivo

Prova a riservarti un’ora che non serva ad aiutare, migliorare, organizzare o spuntare una lista. Uno spazio che non debba giustificare la propria esistenza.

All’inizio potresti sentirti a disagio. Non significa necessariamente che stai sbagliando. Forse non sei più abituato a stare con te senza una funzione da svolgere.

Che cosa cambia nelle relazioni quando smetti di adattarti sempre

Quando inizi a concentrarti anche su di te, alcune relazioni diventano più vere.

Puoi dire ciò che pensi prima che si trasformi in risentimento. Puoi aiutare perché lo scegli, non perché temi di essere giudicato. Puoi ascoltare senza sparire.

Altre relazioni attraverseranno una fase di assestamento. Chi ti conosce come la persona sempre disponibile potrebbe interpretare il cambiamento come distanza.

In questi momenti è utile ricordare che un confine non deve essere aggressivo per essere chiaro.

Frasi semplici per esprimere un limite

  • «Stasera ho bisogno di riposare, ne parliamo domani».
  • «Questa volta non riesco a occuparmene».
  • «Ti voglio bene, ma su questo non sono d’accordo».
  • «Prima di decidere ho bisogno di capire che cosa voglio anch’io».

Non sono dichiarazioni di guerra. E no, non devi allegare una relazione di quarantadue pagine con indice, bibliografia e testimoni.

Alcuni studi hanno collegato la self-compassion a una maggiore accettazione delle proprie imperfezioni e, attraverso questa, a una maggiore accettazione delle imperfezioni altrui.

Questo non significa darsi sempre ragione o evitare le proprie responsabilità. Volersi bene significa anche riuscire a riconoscere un errore senza trasformarlo in una condanna contro sé stessi. Approfondimento: studio indicizzato in PubMed .

Volersi bene non significa darsi sempre ragione. Significa riuscire a cambiare senza cancellarsi.

Quando uno spazio di counseling può essere utile

A volte comprendere razionalmente tutto questo non basta.

Sai che avresti diritto a dire no, ma la voce non esce. Sai che sei stanco, ma continui a riempire l’agenda. Ti accorgi di adattarti troppo, eppure non riesci più a distinguere ciò che desideri da ciò che gli altri si aspettano.

Uno spazio di counseling relazionale può essere utile proprio qui: non per dirti che cosa devi fare, ma per offrirti un tempo protetto in cui ascoltare il tuo vissuto, dare un nome ai bisogni e osservare il modo in cui entri nelle relazioni.

Nel mio lavoro come Counselor Relazionale a Torino e online , accompagno le persone a ritrovare una posizione più presente nella propria vita.

Non una posizione contro gli altri, ma accanto agli altri senza lasciarsi indietro.

In uno spazio di ascolto potresti esplorare domande come:

  • Che cosa mi succede quando qualcuno è deluso da me?
  • Da quando confondo l’essere amato con l’essere utile?
  • Quali parti di me ho messo in pausa per mantenere un equilibrio?
  • Come posso esprimere un limite restando fedele al mio modo di essere?

Il counseling non consegna formule universali e non sostituisce percorsi sanitari o psicologici. Offre uno spazio di relazione, ascolto, orientamento e consapevolezza personale.

Se questo tema ti riguarda, puoi scrivermi attraverso la pagina dei contatti oppure richiedere un primo colloquio conoscitivo online per comprendere se questo spazio può essere adatto a te.

Domande frequenti sul concentrarsi su sé stessi

Concentrarsi su sé stessi è egoismo?

No. L’egoismo esclude sistematicamente i bisogni altrui; concentrarsi su sé stessi significa includere anche i propri nelle decisioni. È possibile prendersi spazio restando rispettosi e disponibili al confronto.

Perché mi sento in colpa quando dico di no?

Potresti aver associato il tuo valore alla disponibilità o aver imparato che l’armonia dipende dalla tua capacità di adattarti. Il senso di colpa può segnalare la paura di perdere approvazione, non necessariamente un comportamento scorretto.

Come faccio a capire di che cosa ho bisogno?

Parti dai segnali quotidiani: stanchezza, irritazione, sollievo, tensione, desiderio di distanza o vicinanza. Fermati prima delle risposte automatiche e chiediti che cosa senti, che cosa ti manca e quale scelta sarebbe rispettosa anche per te.

Posso concentrarmi su di me mentre sono in una relazione?

Sì. Una relazione non richiede la scomparsa delle individualità. Avere interessi, tempi, limiti e bisogni personali può favorire una presenza più sincera e meno carica di risentimento.

Come concentrarsi su sé stessi e non sugli altri?

Puoi iniziare creando una pausa prima di rispondere alle richieste, osservando le tue reazioni, esprimendo piccole preferenze e domandandoti se stai scegliendo liberamente oppure per paura di deludere qualcuno.

Quando può essere utile parlare con una counselor?

Quando fai fatica a riconoscere ciò che vuoi, ti senti spesso in colpa per i tuoi bisogni, temi il conflitto o ripeti modalità di adattamento che ti stanno strette. Il counseling offre ascolto e consapevolezza, non indicazioni preconfezionate.

Tornare a essere una persona, non soltanto una funzione

Forse per molto tempo sei stato la persona affidabile, quella che capisce, quella che regge, quella che arriva prima ancora che qualcuno chieda.

Sono qualità preziose. Non devi buttarle via.

Hai soltanto bisogno di smettere di usarle contro di te.

Concentrarti su di te non significa diventare meno generoso. Significa domandarti se, nella tua generosità, c’è ancora una persona intera o soltanto una funzione ben organizzata.

Puoi continuare ad amare senza anticipare ogni bisogno. Puoi essere presente senza essere sempre disponibile. Puoi dire no senza diventare cattivo. Puoi deludere un’aspettativa senza tradire un legame.

Magari oggi non sai ancora che cosa vuoi. Va bene.

Inizia da una domanda più piccola:

Che cosa non voglio continuare a fare soltanto per paura di dispiacere agli altri?

Non devi rispondere subito. Ma questa volta, quando la risposta arriverà, prova a non cambiare discorso.

Uno spazio in cui tornare ad ascoltarti

Se riconosci la fatica di esserti adattato troppo agli altri, possiamo incontrarci in uno spazio riservato e non giudicante per ascoltare ciò che stai vivendo e dare maggiore chiarezza ai tuoi bisogni.

Puoi iniziare richiedendo il primo colloquio conoscitivo online oppure scrivendomi per ricevere maggiori informazioni.

Costo degli eventuali colloqui individuali successivi: 60 €.

Nota editoriale: questo articolo ha finalità informative e di orientamento personale. Il counseling relazionale non formula diagnosi e non sostituisce interventi medici, psicologici o psicoterapeutici.

 

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